Antisemitismo

L’ipocrisia del giorno della memoria che divide gli ebrei tra buoni (i morti) e cattivi (i vivi)

Continua la nostra campagna contro l'ipocrisia del Giorno della Memoria Consideratela una lettera aperta ai giornalisti che scriveranno articoli pensosi, ai capi struttura televisivi che inonderanno le TV pubbliche e private di film di circostanza visti e stravisti, ai frequentatori di social che metteranno in rete

Scritte antisemite su un muro con vernice rossa: esempio di odio contro gli ebrei nello spazio pubblico.
Stefano PipernoStefano Piperno14/01/2025Aggiornato 08/09/20263 min lettura469 parole

Continua la nostra campagna contro l’ipocrisia del Giorno della Memoria


Consideratela una lettera aperta ai giornalisti che scriveranno articoli pensosi, ai capi struttura televisivi che inonderanno le TV pubbliche e private di film di circostanza visti e stravisti, ai frequentatori di social che metteranno in rete i loro post giusti sull’argomento, ai professori che non mancheranno di parlarne ai ragazzi e in fine ai politici che esprimeranno la loro puntuale esecrazione postuma.

Il concetto comune, che verrà espresso come sempre nel “Giorno della Memoria” che verrà celebrato il prossimo 27 gennaio, sarà “Mai più!”.

A tutti costoro mi permetto sommessamente di far sapere che la misura è colma, commemorare gli ebrei buoni, cioè quelli uccisi dal nazifascismo, è una ipocrisia contraddetta dai fatti.

La Shoah non è stato un incidente della storia perché Hitler ha messo in pratica quello che aveva scritto nel Mein Kampf, l’eliminazione su scala industriale di sei milioni di individui fu la conclusione abnorme di secoli di accuse infamanti e persecuzioni.

È inutile e stucchevole rievocare quello che è toccato agli ebrei sparsi per l’Europa e il Nord Africa dalla diaspora in poi, resta il fatto che la nascita dello Stato di Israele ha in qualche modo riportato indietro l’orologio della storia, come dimostra l’aumento esponenziale dell’antisemitismo a causa della recente guerra.

Abbiamo dovuto assistere ad un sostanziale tentativo di coinvolgere l’intera comunità ebraica internazionale nella responsabilità di crimini di guerra senza prove di organi indipendenti e definiti genocidio, a dotte disquisizioni tra avversione per la politica di Israele e antisemitismo tout court.

I più cauti hanno usato il premier Netanyahu come una foglia di fico, dimenticando, quasi sempre volutamente, che è stato democraticamente eletto.

Per cui rivolgo una preghiera a tutti i comunicatori e a coloro che hanno spazio sui media (Papa compreso) che hanno rimosso il pogrom perpetrato da Hamas, invocato sanzioni, chiesto di interrompere i rapporti culturali ed economici con Israele, discriminano la brigata ebraica, commentato benevolmente il rogo di bandiere israeliane, inondato media e social di notizie false e tendenziose (compreso Gesù palestinese), se ne fregano delle altre guerre in corso (in primis quella russo/ucraina) e delle migliaia di morti che producano, apostrofano gli israeliani come nuovi nazisti, ma assistono senza muovere un muscolo a quello che avviene in Iran, in Afganistan, in Sudan, a tutti costoro una preghiera: non dite una parola nel giorno della memoria.

Ma forse, sic stantibus rebus, sarebbe più decente abolirlo il Giorno della Memoria, che ricorda i morti avulsi da quei vivi che sono tornati ad essere in pericolo.


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