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Antisemitismo

Vecchie e nuove forme dell’odio antiebraico, dalla piazza ai social, tra storia, politica e cultura

L’antisemitismo non è un residuo del passato, ma un fenomeno che cambia forma e linguaggio: dalle piazze alle università, dai social alla politica. Qui si documentano i fatti e si ricostruiscono le radici storiche, perché riconoscerlo è la prima condizione per contrastarlo.

Un campo uniforme di punti attraversato da una frattura rossa.

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L’antisemitismo non è un capitolo chiuso della storia europea, ma un pregiudizio che sopravvive cambiando lessico, e proprio per questo va riconosciuto ogni volta che si presenta sotto un nome nuovo. Questa categoria segue le sue forme contemporanee: le piazze e le università, le bacheche dei social e quelle della televisione pubblica, le petizioni contro scrittori israeliani e i boicottaggi che si presentano come impegno civile. Accanto alla cronaca c’è il lavoro più lento, quello che ricostruisce il catalogo antico dell’odio, dall’usura al deicidio fino al complotto, e mostra come ritorni intatto dentro formule che sembrano moderne. La tesi che attraversa molti di questi articoli è netta: la critica a un governo israeliano è politica, mentre l’ebreo trasformato in categoria astratta, responsabile per definizione di ciò che fa Israele, è il meccanismo classico dell’antisemitismo, e scaricare su Israele la colpa dell’odio significa assolvere chi odia. Qui si documentano i fatti con nomi, date e fonti, perché su questo tema l’indignazione senza prove è inutile quanto il silenzio.