Antisemitismo
Le amicizie al tempo dell’antisemitismo
Negli ultimi due anni il dramma di Gaza è stato il centro non solo della maggioranza dei talk show e di buona parte della stampa e del web, ma è entrato anche prepotentemente nei rapporti personali, ridefinendo confini e legami che sembravano consolidati. Da amici antichi,


Negli ultimi due anni il dramma di Gaza è stato il centro non solo della maggioranza dei talk show e di buona parte della stampa e del web, ma è entrato anche prepotentemente nei rapporti personali, ridefinendo confini e legami che sembravano consolidati.
Da amici antichi, con i quali si sono condivise opinioni e percorsi per anni, se non per decenni, arrivano giudizi non solo contro Israele, ma contro tutti gli ebrei, giudizi che inevitabilmente creano fratture difficilmente componibili.
A parte la solita definizione, ormai sdoganata, di genocidio per descrivere l’azione israeliana a Gaza, si afferma — con l’assoluta certezza di incontrare il consenso degli altri — che Netanyahu abbia lasciato mano libera il 7 ottobre ai terroristi per poi avere il pretesto per occupare Gaza, liberarsi dei palestinesi e riprendere il controllo di quell’area. Una pulizia etnica degna solo di essere paragonata agli orrori dell’Olocausto.
C’è anche chi afferma che nei secoli gli ebrei abbiano assunto atteggiamenti — peraltro legittimati dalle sacre scritture, come ha voluto sottolineare in modo abbastanza contorto il filosofo Mancuso — aggressivi, volti alla vendetta, poco consoni agli insegnamenti del Nuovo Testamento, che infatti non riconoscono.
Si ritrova quindi oggi, come nei secoli passati, il comune sentire che vede gli ebrei come un mondo diverso che paga, com’è ovvio che sia, per la propria diversità. È inutile ricordare che è stato Papa Giovanni XXIII, solo nel 1959, a condannare l’uso del termine “perfidi giudei” nelle cerimonie religiose cattoliche e, nel contempo, qualunque riferimento alle colpe del popolo ebraico, sottolineando le profonde radici che uniscono cristianesimo ed ebraismo.
In queste conversazioni raramente si accenna alla responsabilità dei Paesi arabi, all’infinita guerra tra sunniti e sciiti come una delle cause fondamentali dell’instabilità del Medioriente, alla pericolosità del terrorismo islamico crescente in Occidente e sostenuto da quegli stessi Paesi arabi che fingono di voler normalizzare i propri rapporti con Israele.
Raramente si accenna all’Iran e a quella terribile dittatura, agli attacchi continui subiti da Israele dai Paesi confinanti e alle lacerazioni della società israeliana, così profondamente ferita dalla mostruosità del 7 ottobre 2023, i cui morti — siano anche donne o bambini — non suscitano una parola di pietà nella pubblica opinione.
Questi argomenti non entrano nelle conversazioni dei salotti e gli amici si ritrovano tutti concordi a sposare le tesi più estreme del movimento pro-Pal, certo senza la violenza delle manifestazioni di piazza ma lasciando intatta quella delle idee assoggettate al mainstream dell’antisemitismo.
Gli amici, quelli con i quali si credeva di condividere principi oltre che progetti di vacanza e cene, quelli ai quali qualche volta si raccontava di sé — e questo nel tempo aveva creato un’intimità alla quale volentieri si adattava la parola amicizia — si scoprono oggi quasi degli estranei, lontani e in certi momenti persino ostili.
Esiste però l’altro risvolto di questo ricco mosaico che sono i rapporti umani: persone che si frequentavano e si conoscevano poco escono di colpo da quel cerchio meno consueto perché dimostrano di pensarla allo stesso modo. Si crea un legame, quasi carbonaro e abbastanza forte: siamo dalla stessa parte, una parte poco frequentata, ma che deve continuare a combattere.
Chissà se alla fine di questa spaventosa tragedia che ha colpito quell’area del mondo i rapporti torneranno a essere quelli di prima, se si potranno rivedere i vecchi amici così fortemente convertiti alle cause contro gli ebrei, dimenticando le conversazioni di questi mesi. Ne dubito, perché sarà difficile dimenticare le parole di chi si è rifiutato di mettere sullo stesso piano le vittime di questo conflitto, tutte le vittime, e ne ha scelte solo alcune facendone il trofeo delle proprie idee.
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