Israele
La banalità del male
Nell'epilogo di"Eichman in Jerusalem. A Report on the Banalty of Evil" (1963), Hannah Arendt si rivolge direttamente al funzionario nazista:"Tu ci hai narrato la tua storia, presentandola come quella di un uomo sfortunato […]. Ma anche supponendo che la sfortuna ti abbia trasformato in un involontario

Nell’epilogo di”Eichman in Jerusalem. A Report on the Banalty of Evil” (1963), Hannah Arendt si rivolge direttamente al funzionario nazista:”Tu ci hai narrato la tua storia, presentandola come quella di un uomo sfortunato […]. Ma anche supponendo che la sfortuna ti abbia trasformato in un involontario strumento dello sterminio, resta sempre il fatto che tu hai eseguito e perciò attivamente sostenuto una politica di sterminio. La politica non è un asilo: in politica obbedire e appoggiare sono la stessa cosa”.
Fino al sedicesimo secolo era frequente la rappresentazione della sinagoga come una donna dagli occhi bendati. La benda alludeva alla cecità degli ebrei, e a quel simbolo veniva contrapposta l’immagine della chiesa, in forma di donna dallo sguardo libero e illuminato dalla grazia di Dio. Più tardi, su questa immagine si trasferì il simbolo umanistico e cristiano di una giustizia imparziale e pubblica. I giovani studenti che, obbedendo a cattivi maestri, sostengono che lo Stato d’Israele va cancellato dalla cartina geografica, non hanno capito che oggi proprio la sinagoga incarna -contro di loro- l’immagine della giustizia bendata.
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