Economia, energia e globalizzazione
La Scossa. Il flop annunciato dell’auto elettrica
Riceviamo e volentieri pubblichiamo di Stefano Piperno Leggendo l'interessante pezzo di Simone Paoli pubblicato nei giorni scorsi su InOltre, vorrei condividere qualche riflessione che riguarda in particolare il flop dell'auto elettrica. Il disastro della transizione all’auto elettrica ha un padre e tre figli.Tutto è iniziato quando

Riceviamo e volentieri pubblichiamo
di Stefano Piperno
Leggendo l’interessante pezzo di Simone Paoli pubblicato nei giorni scorsi su InOltre, vorrei condividere qualche riflessione che riguarda in particolare il flop dell’auto elettrica.
Il disastro della transizione all’auto elettrica ha un padre e tre figli.
Tutto è iniziato quando il pazzoide e visionario Elon Musk (si sta dimostrando un tipo pericoloso) ha messo in strada la Tesla, prima BEV realmente funzionante: il padre è lui.
Nella figura del figlio maggiore, gli ideologizzati del green nel parlamento europeo e nella commissione, a seguire i top manager dell’industria dell’auto e in fine i governi dei singoli stati europei.
È bene chiarire che l’auto elettrica è certamente un progresso tecnologico rilevante, che farà parte del nostro futuro, ma non sarà la sola soluzione se un ravvedimento porterà alla cosiddetta neutralità tecnologica, consentendo ad altre fonti energetiche non inquinanti di alimentare i motori.
I politici, hanno imposto il drastico cambiamento aggiungendo un time-limit assolutamente velleitario e promettendo incentivi che, come si è visto, gli Stati non sono in grado di erogare nei volumi necessari.
Questo modo di procedere ha determinato una scelta contro il mercato che semplicemente l’ha con tutta evidenza rifiutata.
I top manager (interessati a massimizzare i profitti degli azionisti e ai propri emolumenti) hanno intravisto la possibilità di imporre la sostituzione del parco circolante con le auto elettriche, varando investimenti abnormi che ora rischiano di far fallire le industrie europee e americane.
Quanto ai governi dei singoli stati, abbiamo visto il braccino corto nell’erogare incentivi e attrezzare punti di ricarica.
Ora dovranno spendere molto di più per sostenere l’occupazione del settore a gravissimo rischio.
In futuro, come sempre, una soluzione si troverà ma è il presente che fa tremare le vene dei polsi.
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