Propaganda propal

Il De navigazione Flotillae e il De Bello Fratoianni

Hanno avuto dal Quirinale il riconoscimento del valore umanitario della missione. Hanno avuto per settimane le prime pagine di giornali e tv. Hanno avuto la scorta della Marina italiana. Hanno lodato i buoni uffici della Cei e del patriarcato latino di Gerusalemme. Ciononostante, vanno avanti. A

Michele MagnoMichele Magno28/09/2025Aggiornato 08/09/20262 min lettura323 parole

Hanno avuto dal Quirinale il riconoscimento del valore umanitario della missione. Hanno avuto per settimane le prime pagine di giornali e tv. Hanno avuto la scorta della Marina italiana.

Hanno lodato i buoni uffici della Cei e del patriarcato latino di Gerusalemme. Ciononostante, vanno avanti. A questo punto, per il governo e il presidente della Repubblica si pone un problema: non riguarda tanto la protezione di un circo Barnum acquatico, quanto la tutela della stessa dignità delle istituzioni. Proveranno a forzare il blocco navale? Cercano lo scontro?

Non credo che a qualcuno sarà torto un capello (salvo che qualche descamisado non vada fuori di testa). Probabilmente verranno arrestati, imbarcati su qualche aereo e rispediti nei paesi di origine. Loro continueranno a urlare i soliti slogan contro lo stato ebraico, noi ci libereremo finalmente di un incubo mediatico durato già troppo a lungo.

Poscritto. Personalmente ricorderò tre cose di questa vicenda.

La prima è divertente: un video in cui una giornalista (non ricordo il nome) accusa gli israeliani di”aver attaccato la Flotilla con una canzone degli Abba”.

La seconda è seria: gli arabi che hanno abbandonato la spedizione perché su alcune barche c’erano omosessuali.

La terza è comica e, insieme, drammatica: Nicola Fratoianni che, in un talk televisivo, auspica che non solo la fregata italiana, ma tutte le fregate europee violino il blocco navale di Gaza. Avete capito bene: un personaggio che ha costruito la sua carriera politica sul pacifismo, sul no alle armi e alle spese militari, non si preoccupa di dichiarare guerra a Israele.

Ma in questo paese tutto è possibile. Nella lontanissima ipotesi che il campo largo vinca le prossime elezioni, anche di ritrovarcelo ministro della Difesa. Anzi, dell’Attacco.


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