Medio Oriente
I miliardari americani non scaricheranno Donald Trump, il viaggio in Medio Oriente lo dimostra
Sono quasi quaranta i miliardari che hanno accompagnato Donald Trump nel suo viaggio in Medio Oriente, con prima tappa in Arabia Saudita, e se si facesse la somma del valore delle aziende da loro rappresentate, la cifra sfiorerebbe i 10.000 miliardi di dollari. I nomi pesantissimi

Sono quasi quaranta i miliardari che hanno accompagnato Donald Trump nel suo viaggio in Medio Oriente, con prima tappa in Arabia Saudita, e se si facesse la somma del valore delle aziende da loro rappresentate, la cifra sfiorerebbe i 10.000 miliardi di dollari.
I nomi pesantissimi e le rispettive compagnie presenti nel viaggio del presidente americano dimostrano che nonostante il terremoto finanziario scatenato dai dazi, nonostante le tensioni diplomatiche con i paesi, nonostante l’esercizio del potere al limite delle norme costituzionali, Trump riesce ancora a coagulare intorno a sé il credito di una parte fondamentale, e finanziariamente potentissima, degli Stati Uniti. Tra i nomi più importanti presenti spiccano Elon Musk, Larry Fink (BlackRock), Stephen Schwarzman (Blackstone), Ray Dalio (Bridgewater Associates), Sam Altman (OpenAI), Peter Thiel (Palantir, Founders Fund), Steve Wynn (Wynn Resorts), Nelson Peltz (Trian Partners), Bill Ackman (Pershing Square Capital Management), Stephen Feinberg (Cerberus Capital Management), tutti accomunati da interessi strategici nei settori energia, tecnologia, difesa e investimenti.
Il forum USA–Arabia Saudita sugli investimenti, tenutosi a Riad, è stato il fulcro di un’agenda economica ambiziosa, con promesse di investimenti fino a 600 miliardi di dollari, estendibili a 1.000 miliardi. I miliardari americani vedono nella regione una nuova frontiera per espandere i propri imperi: un mercato ricco, in piena trasformazione, e desideroso di diventare polo tecnologico e culturale globale. Al tempo stesso, i Paesi del Golfo cercano nel know-how e nel capitale americano i partner ideali per rafforzare la propria influenza economica post-petrolifera. In questo contesto, Trump funge da facilitatore politico e commerciale.
Dal Palco del forum USA-Arabia Saudita, Elon Musk ha fatto un discorso che per un momento ha fatto dimenticare le smargiassate, i salti sul palco con il cappello a fetta di formaggio, le infinite cialtronerie politiche di cui si è reso protagonista negli ultimi mesi, mostrando di fatto il perché un personaggio così controverso (per alcuni irrimediabilmente compromesso dalla politica) eserciti ancora un’attrazione fortissima verso il mondo tecnologico ed imprenditoriale. Nonostante le esagerate visioni futuristiche (un mondo popolato da miliardi di robot), il concetto di fondo è quello già espresso recentemente in diverse occasioni, e che vuole reimmaginare la visione del futuro: l’abbondanza sostenibile.
Tale concetto, che ha tutta l’aria di diventare un vero e proprio mantra, rovescia la tradizionale visione di un mondo dove l’accrescimento della ricchezza di una parte del pianeta corrisponde all’inevitabile impoverimento della parte opposta. L’abbondanza sostenibile immagina un futuro prossimo dove la maggior parte degli esseri umani possa avere accesso ai bisogni primari (cibo, acqua, assistenza medica, istruzione, ecc…), inevitabili per lo sviluppo di forme di governo stabili, giustizia, benessere, fioritura economica. La chiave di questa svolta risiede in tre tecnologie fondamentali: batterie ad alto accumulo (per l’accumulo di energia solare), robotica, ed intelligenza artificiale. I tre elementi, per funzionare fisicamente, necessitano un coordinamento via satellite, e si torna così al tema centrale che “federa” le tecnologie del futuro: lo spazio. Ovviamente, tutti ambiti dove Elon Musk ha un ruolo centrale.
Per fare un esempio basilare, un piccolo impianto solare con batterie ad alto accumulo permetterebbe al più arido ed isolato villaggio mediorientale di far funzionare in modo perpetuo l’AWG (Atmospheric Water Generator, brevettato dall’azienda israeliana Watergen) per distillare acqua potabile dall’atmosfera. Le nuove ricerche sullo spazio stanno sperimentando alcuni tipi di tuberi geneticamente modificati, famoso è l’esempio della “patata marziana”, capaci di crescere nelle zone più aride ed inospitali (forse addirittura su Marte), fornendo una fonte nutrimento di base a bassissimo costo per chiunque sul pianeta Terra. L’energia disponibile sarebbe inoltre in grado di alimentare robot per lo svolgimento di compiti manuali primari, e l’AI sarebbe sia il coordinatore di tali dispositivi, sia una fonte inesauribile di informazioni.
Tutto questo per quanto riguarda il sostentamento delle società più povere, salendo nella scala della ricchezza, le applicazioni dell’AI e della robotica diventano infinite. I paesi del Medio-Oriente, caratterizzati da disparità sociali inimmaginabili alle nostre latitudini, è un banco di prova ideale per l’applicazione di tali modelli.
Donald Trump riesce quindi a mantenere salde intorno a sé la fedeltà di aziende cruciali per lo sviluppo tecnologico americano e globale, i loro CEO vedono possibilità di crescita esponenziali, ed i paesi partner un’enorme opportunità di business e di sviluppo concreto per le proprie popolazioni. Saranno mosse come queste che serviranno, forse, a tamponare il malcontento per l’instabilità finanziaria generata dalle follie politiche e mediatiche del presidente.
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