Israele
Quando si pensa di aver già toccato il fondo ecco che arriva Giuseppe Conte
Non ero così ingenuo da illudermi che si potesse condannare la fucilazione di due ebrei a Washington senza se e senza ma, senza i caveat dell'ignavia e i"maanchismi" dell'impudico cerchiobottismo oggi tanto di moda in nome della complessità, ultimo rifugio delle canaglie quando invocata in simili contesti.


Non ero così ingenuo da illudermi che si potesse condannare la fucilazione di due ebrei a Washington senza se e senza ma, senza i caveat dell’ignavia e i”maanchismi” dell’impudico cerchiobottismo oggi tanto di moda in nome della complessità, ultimo rifugio delle canaglie quando invocata in simili contesti.
Credevo di essere realista, immaginando che oggi il compito a casa del catechismo progressista consistesse nello svolgimento dell’innocuo, scontatissimo temino dal titolo:”l’alunno spieghi come tracciare il confine tra le critiche al governo Netanyahu e l’antisemitismo in modo da evitare che per effetto dell’immondo operato del primo qualcuno trascenda nel secondo”.
Temino facile facile. Ai moralisti, come ai pacifisti, riesce sempre bene prescrivere comportamenti e obiettivi senza mai sporcarsi le mani con i prosaici dettagli del”come”, sentendosi sempre superiori e immuni da critiche.
Temino, d’altro canto, da smarcare in fretta, con stentoree dichiarazioni di rito magari pescate dal polveroso ed ipocrita cassetto del”Giorno della Memoria”, perché il galateo progressista prevede che si possa riprendere il core business della demonizzazione del criminale Netanyahu solo dopo aver consegnato alle agenzie di stampa il trito elaborato in questione.
E allora vai con le consuete frasette stancamente avvolte nell’irenica carta regalo del buonismo, vai con l’abituale assenza di qualsivoglia autocritica sulla narrazione del conflitto ispirata alle veline di Hamas e alla faziosa disumanizzazione dell’aggredito del 7 ottobre, e poi si torni subito, con rinnovata enfasi, proprio a quella narrazione.
Mi aspettavo, grosso modo, questo ma ho ancora una volta sottovalutato lui, il talento emergente dell’attività di scavo quando si ritiene sia stato già toccato il fondo. Ancora una volta, prigioniero di un wishful thinking ispirato dal desiderio di rimozione del leguleio di Volturara Appula, non ho sentito arrivare Giuseppe Conte.
Egli invece è arrivato e ha chiesto al governo israeliano di assumersi la responsabilità dell’assassinio, da parte di”una persona” (non fatta destinataria di altre precisazioni o giudizi di valore), dei due addetti all’ambasciata perché “il genocidio alimenta odio contro chi non c’entra nulla”.
Toccare il fondo? Questo è un tunnel scavato con tale spregiudicata rapidità e oscena perizia, oltre qualsiasi ipotetico fondo già toccato, da far impallidire persino gli architetti del terrore di Hamas.
Siamo al giustificazionismo morale del terrorismo, siamo agli ebrei sempre responsabili, anche della propria uccisione perché ascrivibile al comportamento di altri ebrei, siamo alle”persone” che sbagliano, ma munite di un formidabile alibi genocidiario, siamo infine, pensando alla diuturna indulgenza riservata da Conte a Putin, all’implacabile disvelamento dell’infame livello di bancarotta etica che si nasconde dietro ai più accesi agitatori del pacifintismo.
Chi scrive ha spesso fatto ironia, sferzante almeno nelle intenzioni, verso il personaggio. Forse c’è un grave limite in questo approccio sarcastico: non cogliere l’ormai evidente pericolosità del Mago di Oz (copyright by Grillo), affatto smentita, ma anzi potenzialmente ingigantita, dalla mediocrità dello stesso.
E forse un buon test per cogliere appieno tale pericolosità consisterà nel tenere fisso lo sguardo sull’ingresso del tunnel dell’abominio scavato oggi da Conte per vedere quanti aspiranti campolarghisti, quanti piddini di ogni rito , ma comunque”testardamente unitari”, lo imboccheranno.
Senza capire che è un tunnel senza uscita e senza via di ritorno. Neanche se pregassero le odiate IDF (Israel Defense Forces n.d.r.) di liberarli ne potrebbero mai uscire.
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