Italia: politica, istituzioni e società
Quel mondo parallelo dove il Campo Largo e la CGIL hanno trionfato
Mentre i comuni mortali, ancorati a una noiosa e superata concezione della matematica e della statistica, si ostinano a guardare il dato freddo e impietoso di un quorum fallito, una luce brilla nel pantheon della politica progressista. È una reinterpretazione audace del"Velo di Maya", un aggiornamento


Mentre i comuni mortali, ancorati a una noiosa e superata concezione della matematica e della statistica, si ostinano a guardare il dato freddo e impietoso di un quorum fallito, una luce brilla nel pantheon della politica progressista. È una reinterpretazione audace del”Velo di Maya”, un aggiornamento filosofico curato dal nuovo sinodo del pensiero contemporaneo: Schlein, Conte, Landini, Fratoianni e Bonelli. Loro, i nuovi maestri, ci insegnano a guardare oltre il velo della realtà schopenhaueriana ma non per coglierne la tragica essenza, come farebbe un vecchio pessimista tedesco, ma per ridipingerlo con i colori vivaci della vittoria autoproclamata.
Il sinodo del Campo Largo, uniti nel celebrare non ciò che è stato, ma ciò che avrebbe potuto essere, e che quindi, in un universo parallelo ma decisamente più importante, è stato.
Il recente referendum sui cinque quesiti, per i profani un buco nell’acqua di proporzioni bibliche, è stato in realtà un capolavoro di strategia politica. Un successo. E noi, comuni mortali , non lo capiamo. Noi, ancora legati alla logica binaria di”vittoria” e”sconfitta”, ingenui crediamo che la politica richieda una analisi complessa, non la trasfigurazione della realtà, una allucinazione collettiva. Elly e i suoi sodali hanno invece trasceso questo dualismo, inaugurando l’era del”relativismo quotidiano applicato”.
I fatti sono opinioni. E se l’opinione dei leader è che sia stato un successo, chi siamo noi, miseri elettori, per contraddirli?
La débâcle, termine usato dai disfattisti e dai servi della destra, è in realtà un concetto obsoleto. Quello che è andato in scena è un”successo di mobilitazione narrativa”. Non importano le urne deserte, non conta che la stragrande maggioranza degli italiani abbia preferito dedicarsi al rito ignorante della gita al mare, o al villico giardinaggio, o semplicemente a fissare il soffitto piuttosto che partecipare. Ciò che conta è il messaggio. E il messaggio è stato lanciato. Che poi sia caduto nel vuoto cosmico è un dettaglio irrilevante, un particolare per pignoli contabili della democrazia.
La segretaria del PD, con la lungimiranza che la contraddistingue, ha capito tutto. Non si è persa d’animo di fronte all’evidenza. Anzi, l’ha ribaltata con una mossa degna di un maestro shaolin politico: ha usato la forza dell’assenteismo contro l’assenteismo stesso.”Abbiamo comunque posto temi importanti”, hanno dichiarato in coro. Ed è qui che risiede il genio. Il successo non sta nel risultato, ma nell’intenzione. È il”vorrei ma non posso” elevato a sistema politico. È l’equivalente di una squadra di calcio che, dopo aver perso 5 a 0 la finale, festeggia negli spogliatoi perché “abbiamo comunque fatto una ottima stagione” (e sì, sono un nostalgico realista interista ndr).
E che dire del compagno Landini? Un gigante. Ha scatenato la potenza di fuoco della CGIL, ha tuonato dai palchi, ha promesso battaglie epocali. Il risultato? Un plebiscito di indifferenza. Ma anche qui, la lettura deve essere profonda, quasi esoterica. Non è che i lavoratori non abbiano risposto. È che erano talmente convinti della bontà dei quesiti da ritenerne superflua la vittoria. Un atto di fiducia così totale da manifestarsi nel suo esatto contrario: la non partecipazione. Un silenzio che, nelle orecchie dei leader del Campo Largo, risuona come un’ovazione assordante.
Questo”mondo parallelo” non è una debolezza, ma una forza. È la capacità di creare una realtà su misura, dove i fallimenti non esistono, ma sono solo”successi incompresi” da “un popolo di cialtroni, di ignoranti” o”tappe di un percorso più grande”: la prossima certa vittoria sulla destra.
Il Campo Largo non è più una coalizione politica, è una start-up di ingegneria della realtà. Oggi negano un dato statistico su un referendum; domani, chissà, negheranno la legge di gravità se dovesse tornare utile alla narrazione.
Quindi, smettiamola di essere cinici. Celebriamo con loro. Brindiamo a questo trionfo che solo i veri iniziati, gli illuminati possono vedere. Brindiamo alla capacità di guardare un deserto e chiamarlo”campo fiorito”, di vedere un’urna vuota e definirla”piena di potenziale”. Mentre il resto del Paese si affanna con la realtà, Elly e i quattro dell’Apocalisse hanno già vinto. Hanno vinto nel loro mondo. E, in fondo, l’importante è essere felici nel proprio, piccolo, personalissimo “mondo parallelo”.
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