Italia: politica, istituzioni e società
Allora non basta sventolare la bandiera palestinese per vincere le elezioni
I risultati della consultazione regionale nelle Marche danno alcune immediate indicazioni: la prima è il calo abbastanza vistoso dei votanti – quasi 10 punti – che dimostra un allontanamento ormai irreversibile dei cittadini dalla politica. Su questo sarebbe urgente una riflessione di tutte le forze politiche.


I risultati della consultazione regionale nelle Marche danno alcune immediate indicazioni: la prima è il calo abbastanza vistoso dei votanti – quasi 10 punti – che dimostra un allontanamento ormai irreversibile dei cittadini dalla politica. Su questo sarebbe urgente una riflessione di tutte le forze politiche. Ne abbiamo già scritto su Inoltre: la crisi dei corpi intermedi, tra cui i partiti, sta disegnando un futuro complesso per le nostre democrazie, che in essi trovano la propria legittimazione.
Il campo largo avvolto in una bandiera palestinese non ha sfondato, nonostante un candidato certamente di qualità. Il M5S, sempre e solo attento al consenso del giorno dopo, è stato all’inizio reticente nel suo appoggio a Ricci dopo l’avviso di garanzia.
Questo ritardo ha inciso sulla credibilità di quell’alleanza, che sembra voler guardare, nei toni e nei temi, sempre di più a sinistra, trascurando un centro moderato che forse, proprio nelle Marche, avrebbe potuto ottenere consensi. Il risultato è stata una vittoria netta del centrodestra, maggiore di quanto previsto dai sondaggi.
La manifestazione di chiusura della campagna elettorale, infine, caratterizzata dallo sventolare di bandiere della Palestina, non è parsa credibile: la tragedia del popolo palestinese è stata cavalcata con grande convinzione dal punto di vista elettorale dai partiti del campo largo, seppur con accenti diversi.
L’appuntamento elettorale era regionale e forse i cittadini marchigiani si aspettavano altro: qualcosa che raccontasse – anche solo con uno slogan – l’alternativa di una proposta di governo per la loro regione. Evidentemente non c’è stata, o se c’è stata non è stata convincente.
In conclusione, non sono le piazze a decidere chi vincerà le elezioni, ma la credibilità di una leadership, di un’alleanza e di un programma. Nel campo largo la leadership per le future elezioni politiche è ancora indecisa, l’alleanza traballa a ogni sconfitta e, quanto al programma, sono più le affermazioni contro l’attuale esecutivo che quelle che definiscono un progetto alternativo per il Paese.
Nel centrodestra, la leadership c’è e l’alleanza – nonostante le picconate e le esternazioni di Salvini – regge.
Un quadro, questo, che forse spinge anche gli elettori più fedeli al centrosinistra all’astensione e che può contribuire a una lettura realistica del voto marchigiano.
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