Italia: politica, istituzioni e società
De senectute. Un frammento dal terzo millennio
La medicina moderna ci fa vivere molto più a lungo. Non ha però ancora imparato a farci vivere meglio. Gli anziani che giungono alla terza età sono un evento sempre più frequente, reso possibile dai progressi della medicina che hanno allungato la vita di un buon

La medicina moderna ci fa vivere molto più a lungo. Non ha però ancora imparato a farci vivere meglio.
Gli anziani che giungono alla terza età sono un evento sempre più frequente, reso possibile dai progressi della medicina che hanno allungato la vita di un buon 30%, senza riuscire però a garantirne in pari misura la qualità. Viviamo più a lungo; non necessariamente meglio. È un dettaglio che le statistiche omettono, forse per pudore.
In modo schematico si possono distinguere tre categorie di uomini anziani. I primi sono gli irrimediabilmente rincoglioniti, cui va la nostra comprensione, ma che lasciamo fuori da questo discorso. I secondi sono i nostalgici a oltranza, in guerra permanente con un presente che non capiscono e non vogliono capire: per loro la musica è finita quarant’anni fa, la cucina pure, i giovani si vestono come accattoni e l’educazione si è estinta con l’abolizione del servizio militare di leva. Con ciò su di loro si è detto quasi tutto.
La categoria più interessante è quella degli “osservatori”, consapevoli di essere ormai fuori dalla vita attivamente vissuta: non competono più, però non rinunciano a riflettere su se stessi, sulle occasioni colte e soprattutto su quelle mancate, accettando senza eccessivi mugugni le menomazioni progressive che accompagnano l’età. Hanno sviluppato un talento particolare: trasformare la rinuncia in una forma di rassegnazione filosofica.
Le perdite decisive, detto in modo banale, riguardano nell’ordine amore e cibo; più marginalmente sport, guida, fumo e alcol. È un declino selettivo: si è perduto proprio ciò che rendeva sopportabile il resto — faticoso, noioso e talvolta opprimente.
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Esiste però un modo abbastanza comune di reagire, poco divulgato per senso del ridicolo e per timore di non essere creduti. Il mondo della terza età è quasi ignoto a chi si trova nel pieno della vita: si immagina l’anziano assorto nei ricordi, non certo alle prese con desideri ancora perfettamente presenti.
L’amore, nella sua interezza fisica e psichica, continua ad aleggiare sulle teste canute, soprattutto di chi è solo. I ricordi giovanili non aiutano; anzi, acuiscono la percezione di una stagione della vita irrimediabilmente perduta. Chi lo nega è un ipocrita.
Lo stesso accade per il cibo. Davanti al televisore non ci si entusiasma per le alchimie stellate, spesso un po’ fasulle, degli show culinari; ci si riconosce piuttosto nella cucina robusta di Giorgione o nelle preparazioni schiette di Peppe Guida. Si rimpiange la frittata con le cipolle e la pasta al forno della domenica, poi si controlla il colesterolo ed è necessario praticare un equilibrismo continuo tra desideri e prescrizioni del medico di base.
L’osservatore lo riconosci al supermercato. Studia le etichette con zelo accademico, confronta tre tipi di pasta integrale, contempla i dolci come amori proibiti e infine li ripone con un sospiro. In farmacia pronuncia una litania di nomi di medicinali come un rosario laico, aggiungendo talvolta un integratore superfluo, “già che ci sono”. La farmacia è uno dei pochi luoghi commerciali dove l’età avanzata rappresenta una fidelizzazione certa e un ritorno di investimento sicuro.
E poi c’è il bar. A un tavolo un gruppo di sordastri discute di sport, televisione e politica a volume assembleare, dandosi sulla voce. Ognuno interrompe l’altro senza aver capito bene. Le frasi iniziano con “hai sentito?” e finiscono con “è una vergogna!”. Nessuno ascolta, tutti declamano.
Al tavolo accanto c’è un solitario con il suo cane che beve una birra e si guarda intorno. Osserva il gruppo vociante con un mezzo sorriso; non interviene, non interloquisce. Senza snobismo ha scelto il silenzio come forma elegante di autoesclusione.
Forse è questa la vera differenza: c’è chi invecchia gridando contro il tempo, e chi lo lascia passare limitandosi a prenderne nota. Con una birra, un cane e la dignità discreta di chi sa di essere ormai, serenamente, uno spettatore.

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