Politica globale e sistemi di potere
Lettera sul declino dell’Occidente
Dalla nostra lettrice Nadia Mai riceviamo e volentieri pubblichiamo L’articolo di Filippo Piperno di ieri (La difesa dei valori occidentali nell’epoca di Donald Trump) mi ha suggerito un paio di considerazioni. La presenza di Trump e la politica di Netanyahu hanno certamente influito sulla deriva antioccidentale



Dalla nostra lettrice Nadia Mai riceviamo e volentieri pubblichiamo
L’articolo di Filippo Piperno di ieri (La difesa dei valori occidentali nell’epoca di Donald Trump) mi ha suggerito un paio di considerazioni.
La presenza di Trump e la politica di Netanyahu hanno certamente influito sulla deriva antioccidentale e anti-Israele, ma, più che la causa, ne sono l’effetto. Questo male viene da lontano, alimentato negli ultimi vent’anni da potenti influenze straniere, specialmente la Russia, che hanno interesse a destabilizzare il blocco occidentale per assecondare le proprie mire imperialistiche ed egemoniche sul vecchio e nuovo continente.
Negli USA Putin è persino riuscito, secondo alcuni, a favorire l’elezione del suo candidato, e non poteva scegliere un personaggio più adatto di Trump a realizzare i suoi progetti. In Europa l’infiltrazione è meno evidente, ma perseguita con costanza, abilità e abbondanza di mezzi: facendo leva sui vecchi comunisti, blandendo in ogni modo illecito i detentori del potere mediatico e politico e, soprattutto, favorendo una forte immigrazione islamica.
Immigrati islamici facilmente cooptati da chi mostra di volerli difendere per strumentalizzarli ai propri fini, essendo ormai un grande bacino elettorale.
È intollerabile sentire giornalisti o opinionisti “un tanto al chilo” accusare Israele di ogni nefandezza, senza mai condannare Hamas o Hezbollah, che pure continuano a lanciare missili su Israele. Forse perché, grazie alla tecnologia e alla sua preparazione, in Israele ci sono meno vittime ed è quindi più agevole incolpare gli ebrei di “genocidio”, mentre sarebbe impossibile il contrario.
Ma nessuno ha l’onestà di riconoscere che lo Stato ebraico è una minuscola porzione di civiltà circondata da nemici arretrati e ostili, il cui obiettivo dichiarato è annientarlo.
La cosa che mi stupisce di più è la posizione della Chiesa. Papa Leone sembra avere un atteggiamento più equilibrato nei confronti dei vari conflitti rispetto al predecessore; eppure, se si ascoltano programmi di approfondimento su TV2000 o le dichiarazioni del nunzio da Gerusalemme, si percepisce una partigianeria viscerale per i nemici di Israele.
A parte il millenario rapporto problematico della Chiesa con il popolo ebraico — in parte superato con Giovanni Paolo II — vi leggo una ragione più profonda: una forma di ammirazione, forse anche di invidia, nei confronti di popoli che hanno mantenuto una fede religiosa incrollabile, mentre il cristianesimo assiste impotente alla secolarizzazione della società occidentale.
La libertà e la democrazia si difendono sotto le mura di Kiev e di Gerusalemme. Se il nemico dovesse prevalere, assisteremmo a un ritorno a forme di regressione storica, e la strada per la riconquista della civiltà sarebbe lunga e impervia.
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