Società, cultura, storia e idee
Thomas Mann o Balzac, Dostoevskij o Shakespeare, Bach o Schubert? Chi eran costoro?
Tra eventi culturali sempre più affollati e maestri del passato sempre più lontani, resta aperta una domanda scomoda: come restituire attenzione, desiderio e presenza viva alla cultura umanistica in un tempo che sembra preferire l’immediatezza degli influencer alla profondità dei classici? La settimana del design a


Tra eventi culturali sempre più affollati e maestri del passato sempre più lontani, resta aperta una domanda scomoda: come restituire attenzione, desiderio e presenza viva alla cultura umanistica in un tempo che sembra preferire l’immediatezza degli influencer alla profondità dei classici?
La settimana del design a Milano ha avuto uno straordinario successo e questo è certamente un bene per la città, così come sono tanti i visitatori a Venezia, nonostante le polemiche, per la Biennale: in entrambi i casi, però, commentatori più attenti hanno rilevato che si è soprattutto trattato di un’infinita serie di eventi frequentatissimi, ma qualche volta lontani dal tema centrale.
Questa nuova fisionomia dei due tra i più importanti appuntamenti italiani, il primo che conferma il primato del nostro Paese nell’ambito del design mondiale e il secondo che riconosce a Venezia il ruolo di una capitale internazionale dell’arte, pone alcune domande a tutti coloro che sono impegnati nella diffusione della cultura.
L’evento è per sua natura effimero e dopo poco viene dimenticato: è veloce, attira l’attenzione nel momento in cui avviene, emoziona e crea un senso di comunità. “Anche io c’ero”, dicono i fortunati invitati che si muovono freneticamente tra un appuntamento e l’altro.
Non si può non chiedersi come fare oggi per non relegare nell’ombra dell’oblio la cultura classica e quella umanistica, dimenticando, ad esempio, chi erano i pensatori dell’Illuminismo, i grandi scrittori russi dell’Ottocento o la musica di Bach.
La casa di Thomas Mann in Germania è in uno stato di trascuratezza, un simbolo di quella decadenza di un’epoca che lui aveva sublimemente descritto in alcune delle sue opere.
L’idea dell’evento, anche se si tratta di un concerto o di una lettura, poco si concilia con questi autori o con questi compositori, che richiedono, per essere capiti, un’attenzione che va oltre il momento.
Emerge dalla nebbia che sta avvolgendo sommi scrittori e opere che credevamo eterne la pittura: perché visuale, perché spesso presentata attraverso mostre che diventano eventi, perché raccontabile in modo più immediato ed emotivo.
La domanda che si pone, quindi, è in che modo possiamo mettere al servizio della cultura mezzi anche contemporanei, capaci di risvegliare emozioni e interesse e anche di aprire la porta a un interiore bisogno di conoscenza di coloro che sono stati i grandi maestri.
Senza i quali, va ricordato, della nostra capacità di capire e interpretare anche i tempi attuali rimarrebbe poco. Ma questa riflessione non basta a consolarci dallo smarrimento suscitato da un dubbio: forse il mondo di oggi non ne vuole proprio sapere e ai grandi maestri preferisce gli influencer con milioni di follower.
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