Antisemitismo
L’ebreo usuraio, il deicidio, il complotto: a Torre del Greco torna il catalogo dell’antisemitismo
A Torre del Greco una raffigurazione antisemita ha aperto il vaso di Pandora: non solo la polemica sull’installazione, ma soprattutto la valanga di commenti che hanno riportato in superficie il vecchio repertorio dell’odio antiebraico, tra denaro, deicidio, complotti e disumanizzazione. Nell'ultimo fine settimana, a Torre del



A Torre del Greco una raffigurazione antisemita ha aperto il vaso di Pandora: non solo la polemica sull’installazione, ma soprattutto la valanga di commenti che hanno riportato in superficie il vecchio repertorio dell’odio antiebraico, tra denaro, deicidio, complotti e disumanizzazione.
Nell’ultimo fine settimana, a Torre del Greco, è scoppiata una polemica durante la Festa dei Quattro Altari 2026 per una grande installazione a tema evangelico, esposta a Largo Costantinopoli. Nell’opera compare un uomo anziano, barbuto, con indosso un kapote (il tradizionale lungo cappotto nero indossato dagli uomini ebrei ortodossi), un cappello scuro, raffigurato mentre conta denaro.
L’immagine richiama inequivocabilmente il topos antisemita dell’ebreo usuraio. Il presbiterio torrese, dopo le proteste della comunità ebraica locale, si è scusato per l’offesa arrecata “ai nostri fratelli ebrei”.
Tra le cose più inquietanti della vicenda, però, più ancora della raffigurazione, ci sono le migliaia di commenti della piazza digitale. Impiegando tutta la mia resistenza spirituale, ne ho fatto una selezione. Assicuro che trattasi delle ipsissima verba di nostri onesti concittadini. Ho solo corretto qualche errore grammaticale evidente per facilitare la comprensione. Ecco a voi.
“Beh, se vengono rappresentati così in un antico dipinto, qualcosa significherà”. “Cavolo, la Chiesa noi ci dobbiamo scusare, ma davvero stiamo cadendo così in basso? Ma scusatemi, siamo voi che li ospitiamo? Facciamo che ognuno se ne vada al suo Paese”. “Ma esistono solo gli ebrei oppressi… e basta!”. “Secondo me l’artista è stato pure gentile… Io lo avrei dipinto nelle vesti di Satana”. “È la comunità ebraica che si deve scusare con il mondo per le atrocità di Israele di merda”. “Infatti dovevano disegnarli con la tuta a righe con un numero sul braccio, gli si addice di più!”.
“Masticazzi, fin dalla notte dei tempi si usa il termine ‘ebreo’ per riferirsi a una persona avida, gli ci vorrà molto tempo ancora e tanto impegno civile e morale per fare sì che venga ricordato solo come uno stupido stereotipo, per ora sono lontanissimi dall’impresa”. “Appena hanno visto i soldi si sono subito identificati? Chiedo per un amico”. “Visto che non vi frega niente di civili e bambini ammazzati da questi figuri, potreste almeno sentirvi offesi dalle molte chiese che sempre gli ebrei stanno profanando. Invece no, nulla vi sconvolge e chiedete scusa. Che degrado”. “Vorrei ricordare a coloro che difendono gli ebrei che la Bibbia li definisce maledetti da Dio e popolo errante”.

“Torre del Greco stai chiedendo scusa alla razza disumana che va radiata dal pianeta”. “Quando Gesù li cacciò dal tempio cosa facevano gli strozzini ebrei? Azioni di strozzinaggio davanti alla chiesa… perché si dovrebbero offendere? Dopo tutto è ciò che viene raccontato nella Bibbia”. “La comunità ebraica ha protestato? Ma perché ci sta pure la comunità ebraica a Torre? E non l’avete cacciata? Non volevo venire causa ammuina. Ma verrò per vedere questo altare e magari complimentarmi con l’autore”. “Quel pubblicano nel dipinto che conta i soldi è un ebreo, che, come è sempre stato, uno strozzino avido di denaro! Perciò sono maledetti da Dio!”.
“La comunità ebraica chiede la rimozione del dipinto di Torre del Greco. Dovremmo forse processare anche William Shakespeare per aver scritto Il mercante di Venezia? O vietare le rappresentazioni teatrali, magari. È storia che gli ebrei praticassero e praticano l’usura ancora oggi con il sistema bancario. Vogliamo, dunque, riscrivere la storia e la letteratura per renderle conformi alla propaganda dittatoriale sionista? Cos’è, si vergognano?”. “Perché la comunità ebraica napoletana non scrive una lettera in cui chiedere a Israele di ritirarsi da Libano, Siria, Palestina e Gerusalemme?”.
“Io chiedo la rimozione della comunità ebraica, pensa un po’”. “Ma non fanno quello da sempre? Prestare e maneggiare denaro”. “Ma non erano stati cacciati perché mercanteggiavano nei siti sacri? Lo avete crocifisso, e ancora state a rompere l’anima a tutti”. “La loro arroganza è diventata odiosa”. “Il mondo è in mano a loro, da sempre… E questi sono capaci di dare fuoco al quadro, e avere pure ragione sia dalle cosiddette istituzioni e sia dalle forze dell’ordine, perché hanno le mani legate e/o qualche interesse personale in pericolo”. “Hanno ancora il coraggio di parlare queste blatte sprepuziate”.
Ribadisco: è solo una piccola porzione di ciò che si può leggere. Questi commenti non sono una semplice collezione di sguaiataggini da social. Hanno una struttura precisa. C’è l’ebreo avido, legato per natura al denaro; c’è l’ebreo collettivamente colpevole, responsabile in ogni tempo di ciò che fa lo Stato d’Israele; c’è l’ebreo deicida, maledetto da Dio, estraneo alla comunità cristiana e nazionale; c’è l’ebreo potente, occulto, padrone del mondo; c’è infine l’ebreo disumanizzato, paragonato a insetti, da espellere, cancellare, radiare dal pianeta.
Non sono incidenti linguistici. Sono tutti i capitoli del repertorio dell’antigiudaismo religioso e dell’antisemitismo razziale europeo.
Come sanno pure i sassi, l’antisemitismo era in forte crescita già prima del 7 ottobre 2023. Ancora adesso in troppi preferiscono non vedere ciò che è davanti agli occhi di tutti: la terribile tragedia di Gaza e il ripugnante governo israeliano sono strumentalizzati dall’antisemitismo per potersi dare una veste rispettabile, umanitaria, civile.
Ma quando si evocano la cacciata, la maledizione, la Shoah come insulto, non siamo davanti a un’opinione ruvida. Siamo davanti all’odio. Non c’è da ragionare, non c’è da contestualizzare, non c’è da aggiungere “ma”, “però”, “bisogna capire” e così via. C’è da spaventarsi e da denunciare con la massima energia.
Il fatto che molti di coloro che hanno scritto quelle oscenità non sappiano di aver espresso stilemi antisemiti è solo un’aggravante: l’antisemitismo è incistato, purtroppo, nella storia e nel pensiero della nostra civiltà. È un automatismo da inibire, più che una consapevolezza da smontare.
La comunità cristiana, infine, dovrebbe interrogarsi con particolare serietà. Non per caricarsi colpe generiche, ma per riconoscere ciò che ancora sopravvive nel sottosuolo del proprio animo. L’antisemitismo moderno non coincide con l’antigiudaismo cristiano, ma ne ha spesso riutilizzato parole, figure e veleni. Fingere che non esista questo legame significa lasciare intatto il terreno su cui l’odio continua a crescere.
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