Medio Oriente

Una scuola palestinese voluta da Israele e osteggiata dall’ONU

Secondo funzionari israeliani, le Nazioni Unite tentano di fermare l’apertura di un nuovo campus a Kafr Aqab, rivendicando la proprietà dell’ex complesso dell’UNRWA. Israele accusa l’ONU di anteporre lo scontro politico alle esigenze di oltre 140 studenti palestinesi già iscritti. Le Nazioni Unite stanno cercando di

Nathan GreppiNathan Greppi13/08/2026Aggiornato 08/09/20263 min lettura617 parole
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Secondo funzionari israeliani, le Nazioni Unite tentano di fermare l’apertura di un nuovo campus a Kafr Aqab, rivendicando la proprietà dell’ex complesso dell’UNRWA. Israele accusa l’ONU di anteporre lo scontro politico alle esigenze di oltre 140 studenti palestinesi già iscritti.


Le Nazioni Unite stanno cercando di bloccare la costruzione, da parte d’Israele, di una scuola per bambini e ragazzi palestinesi indigenti in un vecchio complesso inutilizzato dell’UNRWA. A riportarlo, citando funzionari israeliani, è il New York Post.

Il sito scelto per il campus si trova a Kafr Aqab, un quartiere di Gerusalemme Est. L’obiettivo è accogliere gli studenti all’inizio del nuovo anno scolastico, il 1° settembre. L’ONU, tuttavia, si starebbe mobilitando per impedirlo, accusando lo Stato ebraico di aver sottratto il complesso all’UNRWA.

Secondo la versione israeliana, le Nazioni Unite intenderebbero opporsi al progetto dopo la decisione d’Israele di mettere al bando le attività dell’UNRWA all’interno del Paese, in seguito alle notizie sul coinvolgimento di alcuni dipendenti dell’agenzia nei massacri del 7 ottobre 2023.

«Quando la politica viene prima dei bambini, l’ONU ha perso di vista le sue responsabilità fondamentali. Dovrebbe aprire le porte ai bambini, non tenere chiuse quelle delle scuole per ragioni politiche», ha dichiarato al New York Post un funzionario israeliano.

La situazione a Kafr Aqab

Più di 140 ragazzi sono già iscritti alle classi dalla settima alla decima — secondo il sistema scolastico statunitense, corrispondenti indicativamente alla fascia di età compresa tra i 12 e i 16 anni — e la scuola prevede di estendere negli anni l’offerta fino al dodicesimo grado, frequentato da studenti di 17-18 anni. Secondo i funzionari, una volta completati, il campus educativo e il centro comunitario dovrebbero servire circa 22.000 residenti.

Il progetto è destinato a uno dei quartieri arabi più densamente popolati di Gerusalemme, dove molti bambini impiegano complessivamente due o tre ore al giorno per raggiungere la scuola e tornare a casa, perché nelle vicinanze non ci sono aule sufficienti. Il complesso, tuttavia, è rimasto per molto tempo in gran parte inutilizzato, fatta eccezione per un piccolo centro di formazione gestito dall’UNRWA.

L’ONU ha cercato di impedire la costruzione del nuovo centro educativo, sostenendo che il terreno sia di sua proprietà. Dopo aver esaminato l’atto di proprietà originale, tuttavia, il New York Post e i funzionari israeliani affermano che il terreno fu acquistato dal Fondo Nazionale Ebraico nel 1937, durante il Mandato britannico. Anche nel periodo in cui la Giordania occupò Gerusalemme Est, dal 1948 al 1967, la titolarità legale della proprietà sarebbe rimasta invariata.

I precedenti

Oltre a quanti vi avrebbero partecipato direttamente, secondo un’indagine di UN Watch ci sono stati diversi casi di insegnanti sul libro paga dell’UNRWA che hanno inneggiato sui social ai massacri del 7 ottobre.

Tra questi, Waseem Ula, che ha pubblicato la foto di un giubbotto esplosivo da kamikaze scrivendo: «Aspettate, figli del giudaismo». Shatha Husam Al Nawajha, invece, ha elogiato in un gruppo Telegram gli autori dei massacri, scrivendo: «Possa Allah garantire loro la vittoria».


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