Asia e Indo-Pacifico
Le navi cinesi nell’Artico e la sorveglianza nordamericana
La missione della rompighiaccio cinese Xue Long 2 nelle acque vicine all’Alaska e allo stretto di Bering ha mobilitato il sistema di sorveglianza di Stati Uniti e Canada. Dietro le attività scientifiche, Washington e Ottawa temono rilevamenti utili alla navigazione militare e alla mappatura delle infrastrutture

Il costante avanzamento delle ambizioni di Pechino nelle regioni polari sta trasformando l’Artico in un nuovo e delicato teatro di confronto geopolitico globale, sollevando un crescente e condiviso allarme tra le autorità di difesa di Ottawa e Washington.
Al centro dell’attenzione delle forze armate canadesi e statunitensi vi è la recente missione della Xue Long 2 (Drago di Neve 2), la prima rompighiaccio da ricerca scientifica interamente progettata e costruita in Cina.
La presenza del vascello nelle acque strategiche al largo dell’Alaska e in prossimità dello stretto di Bering ha fatto scattare un imponente e coordinato dispositivo di monitoraggio congiunto: aerei da pattugliamento marittimo CP-140 Aurora dell’aeronautica canadese, velivoli C-130J Hercules e motovedette della Guardia Costiera degli Stati Uniti, affiancati da unità navali dei due Paesi nordamericani, hanno seguito costantemente ogni spostamento del convoglio asiatico.
Sebbene le autorità di Pechino e l’Istituto di Ricerca Polare della Cina continuino a presentare queste spedizioni come mere missioni scientifiche destinate allo studio dei cambiamenti climatici, dell’oceanografia e della biodiversità artica, le intelligence occidentali e i principali analisti ed esperti d’oltreoceano evidenziano con sempre maggiore insistenza la natura intrinsecamente duale di tali piattaforme navali.
Come registrato anche in recenti rapporti strategici del Pentagono, i rilevamenti batimetrici dei fondali marini, le misurazioni della densità dei ghiacci e i rilievi della propagazione acustica subacquea effettuati da queste navi possiedono una rilevanza militare diretta, rivelandosi fondamentali per la futura navigazione dei sottomarini d’attacco a propulsione nucleare e per la mappatura dei cavi sottomarini di comunicazione e delle infrastrutture energetiche critiche occidentali.
Gli esperti di sicurezza internazionale sottolineano come la Cina, pur essendo un Paese privo di sbocchi territoriali diretti sulle acque polari, si sia autoproclamata, fin dalla pubblicazione del suo Libro Bianco sull’Artico nel 2018, uno “Stato quasi artico”, con l’obiettivo di legittimare e normalizzare una presenza permanente lungo la cosiddetta Via della Seta Polare.
Tale penetrazione nel Grande Nord non si limita tuttavia all’ambito navale e scientifico, ma si intreccia a doppio filo con una sempre più solida intesa strategica con la Federazione Russa per lo sfruttamento commerciale e logistico della Rotta Marittima del Nord (NSR).
La cooperazione con Mosca consente infatti a Pechino di testare nuove tecnologie di navigazione in condizioni estreme, assicurandosi al contempo un accesso privilegiato ai giacimenti di idrocarburi della Siberia e della penisola di Yamal.
Negli ambienti della difesa nordamericana cresce dunque la consapevolezza che le spedizioni di ricerca rappresentino in realtà una copertura perfetta, un sofisticato strumento per una proiezione di potere a lungo termine in grado di sfidare l’egemonia tradizionale dell’alleanza transatlantica.
La risposta istituzionale di Stati Uniti e Canada non si è fatta attendere. Attraverso la modernizzazione e il potenziamento del comando di difesa aerospaziale NORAD, l’acquisto di nuovi velivoli da ricognizione ad alta quota e il rafforzamento dell’accordo ICE Pact per la produzione congiunta di una nuova flotta di rompighiaccio ad alte prestazioni, la partnership tra Washington e Ottawa intende sbarrare il passo a qualsiasi tentativo di alterare l’equilibrio strategico al di sopra del Circolo Polare Artico.
La convergenza tra lo scioglimento dei ghiacci perenni, le nuove rotte commerciali e l’accaparramento delle risorse naturali sta rapidamente trasformando il Grande Nord in una caldissima scacchiera per la sicurezza globale.
Condividi






