Medio Oriente
Gli Houthi oltre l’Iran: chi altro c’è dietro il nuovo fronte del Mar Rosso?
La nuova offensiva degli Houthi nel Mar Rosso riaccende le tensioni lungo una delle principali rotte commerciali mondiali. Mentre l’Iran attraversa una grave crisi, resta da chiarire quali altri attori sostengano il gruppo yemenita. Il conflitto investe gli equilibri tra sunniti e sciiti e non può

L’articolo di Donatello D’Andrea pubblicato ieri su InOltre ha sintetizzato in modo efficace i danni causati dall’intensificarsi delle azioni militari degli Houthi nel Mar Rosso: la conquista del porto di Mocha e l’evidente intenzione di controllare lo stretto di Bab el-Mandeb hanno infiammato il mercato del petrolio, rendendo ancora più precaria la situazione dei trasporti mondiali, già compromessa dalla situazione di stallo nello stretto di Hormuz tra Stati Uniti e Iran.
Gli Houthi, classificati in Occidente e negli Stati Uniti come un gruppo terrorista, sono in realtà, oltre a essere un gruppo terrorista, una forza di governo che controlla una parte dello Yemen, dispone di una consistente capacità bellica e amministra la vita di milioni di persone.
Oltre alla dimensione, che non è certo quella di una cellula terroristica sciita il cui scopo è la distruzione di Israele e la guerra contro l’America, gli Houthi rappresentano uno dei bracci armati più organizzati dell’Iran e certamente uno dei più forti paladini dell’estremismo islamico operanti in Medio Oriente, sostenuti da finanziamenti e forniture di armi estremamente consistenti.
Sui drammi di quella parte del mondo si è scritto molto e sempre in modo parziale: milioni di pagine e ore di trasmissioni sono state dedicate alle colpe di Israele, all’estremismo del governo Netanyahu, alle follie della politica americana, ma molto poco, tranne che da alcuni coraggiosi media e osservatori più attenti, si è detto su quella rete legata non solo da un credo religioso, ma anche unita dall’odio verso Israele, gli ebrei del mondo e i valori dell’Occidente.
L’Iran sta vivendo una crisi certamente molto grave dal punto di vista economico: al di là delle dichiarazioni roboanti di quello che resta della sua classe dirigente, il Paese è in ginocchio, anche se siamo ben lontani dal poter dire che la guerra è vinta, visto che l’America e Israele hanno lanciato un attacco senza precedenti, senza però chiedersi quale sarebbe stato il vero strumento per eliminare una classe dirigente criminale come quella che regna in quel grande Paese, ma riuscendo paradossalmente a compattare l’opposizione in nome di un nazionalismo che evidentemente è ancora molto diffuso e non solo a Teheran.
Quindi è legittimo chiedersi se questo Iran così colpito, anche se non vinto, sia l’unico e il vero finanziatore degli Houthi: se abbia ancora capacità di aprire un altro fronte di guerra che sarà certamente lungo e complicato.
C’è da chiedersi chi siano gli altri partner di questa avventura che vuole riaccendere nel Mar Rosso un conflitto che sembrava non certo chiuso, ma sopito.
Il Qatar, la cui capacità di giocare su differenti tavoli è certamente straordinaria, ha deciso di optare per una posizione ufficiale non filoiraniana, ma tuttora ospita il quartier generale di Hamas, se non le sue attività logistiche, che si sono spostate altrove. Da quel Paese partivano sostegni consistenti a un altro dei grandi alleati iraniani: i terroristi di Hamas avevano negli emiri del Qatar solidi e fedeli alleati.
È legittimo, quindi, pensare che non sia solo l’Iran a sostenere quest’ulteriore fronte di destabilizzazione portato avanti dagli Houthi e che ci siano altri protagonisti che, pur evitando un aperto sostegno all’asse sciita, non abbiano rinunciato alla guerra contro il fronte sunnita capeggiato da Bin Salman.
Bernardo Valli, storica firma del giornalismo italiano e osservatore delle questioni mediorientali, aveva più volte sottolineato come i problemi di quella travagliata area del mondo non fossero legati al dramma palestinese, peraltro molto più sentito in Occidente che lì, ma al conflitto mai risolto tra sunniti e sciiti, soprattutto legato al controllo delle grandi vie di transito del commercio internazionale.
L’alleanza tra Turchia, Arabia Saudita e Pakistan, recentemente siglata in termini difensivi, può rendere questo scontro ancora più ampio: forse, se oltre a occuparsi della responsabilità dello Stato di Israele, l’attenzione dell’Occidente si concentrasse anche sulla rete di sostegno che sta spingendo gli Houthi ad aprire un nuovo fronte di scontro nel Mar Rosso, si otterrebbe un quadro più obiettivo al quale dare risposte più efficaci.
Tuttavia, la tentazione di attribuire solo allo Stato ebraico la responsabilità per la situazione di instabilità nella quale versa il Medio Oriente è troppo grande e difficilmente, a meno di un cambio di governo dopo le prossime elezioni in Israele, il mondo occidentale sarà capace di altre letture e più approfondite analisi.
Condividi






