Economia, energia e globalizzazione
BRICS, dietro alla retorica il blocco antioccidentale è diviso e dominato dalla Cina
Il vertice di Nuova Delhi rilancia l’ambizione dei BRICS di costruire un sistema economico e finanziario meno dipendente dall’Occidente. Dietro la retorica della cooperazione restano però profonde divergenze strategiche e un evidente squilibrio a favore della Cina. La dedollarizzazione appare così soprattutto un obiettivo geopolitico sostenuto

Dal 10 al 12 settembre è andato in scena a Nuova Delhi il grande spettacolo dei BRICS: 11 attori con autocontratto da protagonista, con l’economia come scenografia e la geopolitica come regista.
Qualche numero per comprendere il contesto: 10 Paesi membri che rappresentano il 39 per cento del PIL globale e il 24 per cento del commercio mondiale, il 43,6 per cento della produzione di petrolio e il 36 per cento del gas naturale.
Dietro a questi grandi numeri, anche in questo summit è stata allestita una narrazione in cui la retorica economica funge da sipario dietro al quale il vero spettacolo è un altro: la costruzione di un blocco politico che usa il linguaggio del commercio per perseguire obiettivi strategici antioccidentali.
Da qui, la lunga serie di dichiarazioni: quella della prima giornata, in cui si affermano gli sforzi di superare le divergenze tra Iran ed Emirati Arabi Uniti sulla guerra in Medio Oriente. Seguita da quella del presidente indiano Modi sull’impegno a «risolvere in modo onesto e ragionevole» la controversia sui confini che grava sulle relazioni con la Cina.
Per terminare con il carico da novanta del presidente cinese Xi Jinping, che ha esortato i BRICS a «rifiutare ogni forma di protezionismo», con chiaro riferimento all’imminente visita prevista a Washington.
Dopo Modi e dopo Xi è stata offerta a Vladimir Putin la facoltà di una dichiarazione finale degna di un premio Nobel “combo” pace-economia: «Il nostro gruppo rappresenta il principale motore del PIL globale, con il commercio intra-membri che ha già raggiunto 1.200 miliardi di dollari.
È possibile creare un’infrastruttura alternativa dei pagamenti e una borsa dei cereali all’interno del gruppo. La nostra visione multipolare di un mondo nuovo è osteggiata da chi ragiona in termini coloniali».
Con l’economia cinese sussidiata dallo Stato e di fatto protetta oltre ogni competitività commerciale e con la Russia impantanata in un’economia di guerra, le dichiarazioni di due dei principali esponenti dei BRICS si prestano bene alla parafrasi di “un altro mondo al contrario”.
Ma basta guardare meglio per capire che la cornice è più importante del quadro. Le iniziative economiche dei BRICS non nascono per ottimizzare il commercio, ma per ridurre la dipendenza dall’Occidente.
Il linguaggio è quello della cooperazione, ma la logica è quella della frammentazione strategica: sistemi di pagamento alternativi allo SWIFT; espansione della New Development Bank come “banca di sviluppo non allineata”; standard logistici e digitali che creano un ecosistema parallelo a quello occidentale; crescente ruolo di Russia, Cina, Iran e Arabia Saudita nel definire l’agenda energetica.
Il vero limite dell’iniziativa economica di queste proposte è rappresentato da divergenze profonde: tra India e Cina, che competono per la leadership regionale; la Russia, che spinge per un’agenda che ne legittimi il ruolo nel contesto internazionale; Arabia Saudita e UAE, che sono in crisi d’identità strategica tra BRICS e partnership vitali con USA ed Europa.
Il Brasile, con le sue materie prime, mantiene una postura ambigua, più economica che geopolitica (si pensi al recente accordo con l’UE per il Mercosur). In tutto ciò, la Cina domina oltre il 70 per cento del commercio intra-BRICS, togliendo equilibrio a una partnership economica che in questo modo diventa, più che un blocco, un’orbita.
Resta un punto centrale dell’iniziativa dei BRICS collegato ai venti di crisi della finanza USA: la quota del dollaro nelle riserve globali è scesa sotto il 57 per cento. Vero, ma: non esistono prospettive di una valuta BRICS con liquidità sufficiente; i sistemi di pagamento alternativi sono frammentati; la fiducia internazionale è ancora concentrata su dollaro ed euro.
La dedollarizzazione rimane un obiettivo geopolitico, non economico. E come tale, non può essere raggiunto con strumenti economici deboli.
Anche questo summit dei BRICS è stato presentato dalla vulgata antioccidentale, con sfumature nostalgiche dei “Paesi non allineati” della Guerra fredda, come un passo avanti verso un nuovo ordine economico globale.
In realtà, sarebbe da chiedersi se i BRICS possano costruire un sistema economico alternativo all’Occidente senza diventare un’estensione degli interessi di uno solo dei suoi membri.
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