Società, cultura, storia e idee
L’attentato a Salman Rushdie diventa un film. Ma a Venezia non l’hanno voluto
Il documentario di Alex Gibney ricostruisce l’attentato del 2022 in cui Salman Rushdie perse un occhio e torna sulla violenza generata dalla fatwa contro “I versi satanici”. Presentato al Sundance e prossimo alle sale statunitensi, il film è rimasto fuori dalla Mostra di Venezia, che ha

Un fatto diventato evidente dopo il 7 ottobre è che il mondo dello spettacolo italiano è assai più conformista che in altri Paesi. Mentre negli Stati Uniti agli appelli degli artisti propal hanno risposto quelli dei loro colleghi che invece hanno difeso Israele, e ci sono stati artisti ebrei che fino al 2025 hanno indossato la spilla gialla per chiedere la liberazione degli ostaggi, in Italia è difficile nominare un solo attore, regista o cantante che abbia indossato la spilla gialla.
Questo conformismo ha permeato anche l’ultima Mostra del Cinema di Venezia. Se da un lato un documentario propal ha ricevuto una standing ovation, dall’altro lato ci sono stati film ben più meritevoli che però non sono stati presentati.
Tra questi si può menzionare il documentario “Knife: The Attempted Murder of Salman Rushdie”, diretto dal regista americano Alex Gibney (vincitore dell’Oscar per il suo film del 2007 “Taxi to the Dark Side”) e che racconta l’attentato nel quale lo scrittore indo-britannico ha perso un occhio.
Era il 12 agosto 2022 quando Rushdie è stato accoltellato da un estremista musulmano a Chautauqua, nello Stato di New York, dove era ospite di un evento culturale. Mentre parlava con il moderatore, un giovane è salito sul palco e lo ha accoltellato 15 volte. Rushdie ha perso un occhio ed è rimasto per diverso tempo in terapia tra la vita e la morte, ma fortunatamente è sopravvissuto.
Due anni dopo, nel 2024, ha pubblicato un libro autobiografico in cui racconta come ha vissuto quella vicenda, tradotto in italiano da Mondadori con il titolo “Coltello. Meditazioni dopo un tentato assassinio”. Da questo libro è tratto il documentario, che il 25 gennaio è stato presentato in anteprima al Sundance Film Festival, nello Utah.
L’origine dell’odio nei confronti di Rushdie da parte di una larga fetta del mondo islamico risale al 1988, quando uscì il suo romanzo “I versi satanici”. Per i suoi contenuti sull’Islam, il libro venne giudicato blasfemo, tanto che l’autore, nato egli stesso in una famiglia musulmana, un anno dopo ricevette dall’ayatollah Khomeini una fatwa, una condanna a morte secondo la legge islamica.
“Penso che il film abbia qualcosa da dire in questo momento perché è il ritratto di una violenza senza senso”, ha detto Rushdie al sito “Deadline”. “L’aggressore, a suo stesso dispiacere, non aveva mai letto nulla di ciò che avevo scritto, eppure era pronto a compiere un atto di violenza radicale – l’omicidio è proprio quell’atto. Pertanto, penso che, vivendo in un’epoca di quella che si potrebbe definire violenza senza senso, penso che il film abbia qualcosa da dire al riguardo”.
La parzialità politica del Festival di Venezia si deduce da un particolare: quest’anno sono usciti due documentari di Gibney, quello su Rushdie e uno su Elon Musk, del quale si attaccano i legami con l’estrema destra. Ma a Venezia è stato presentato solo il secondo film (fuori concorso).
Secondo “IMDb”, mettendo da parte i festival cinematografici, l’uscita di “Knife” nelle sale americane è prevista per il 17 settembre, mentre il 2 ottobre uscirà anche in Svezia e Irlanda. Nel momento in cui scriviamo, non è ancora chiaro se e quando verrà distribuito in Italia.
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