Antisemitismo

Riflessioni amare sull’antisemitismo nel giorno di Kippur

Nel giorno di Kippur, una riflessione sull’antisemitismo contemporaneo: un pregiudizio antico che ha cambiato vocabolario, trovando nuove espressioni nell’antisionismo militante, nei boicottaggi e nelle aggressioni. Mentre politica, stampa e istituzioni reagiscono con reticenza, gli ebrei tornano a preoccuparsi della propria sicurezza semplicemente per ciò che sono.

Riflessioni amare sull'antisemitismo nel giorno di Kippur
Stefano PipernoStefano Piperno21/09/2026Aggiornato 17/10/20263 min lettura544 parole

È assai gravoso per un ebreo scrivere di antisemitismo, soprattutto di quello attuale, che poggia su basi storiche antichissime, ma presenta caratteristiche nuove e originali e, proprio per questo, pericolose.

Per secoli c’è stato quello di natura religiosa; nel Novecento quello ipocritamente razziale, un espediente fondato su una falsità che ha prodotto la Shoah. In ogni epoca, tuttavia, il pregiudizio ha continuato a serpeggiare, più o meno apertamente, nei confronti di un’esigua minoranza resistente a ogni tentativo di cancellazione o assimilazione.

La nascita dello Stato d’Israele e le guerre che combatte hanno offerto all’antica avversione un nuovo terreno e, soprattutto, un nuovo linguaggio. Il bersaglio, infatti, non è più soltanto uno Stato, un governo o una politica: torna a essere un individuo.

Dell’antisemitismo di matrice cristiana, e cattolica in particolare, è quasi inutile trattare, tanto sono note le sue origini e le sue motivazioni; altrettanto noto è quello della destra razzista e xenofoba.

Oggi è invece soprattutto il populismo di sinistra a farsi portatore dell’avversione più radicale e battagliera, fino ad aver travalicato i propri confini ideologici e raccolto consensi anche tra settori moderati della maggioranza silenziosa. È questo il passaggio che dovrebbe allarmare.

Tornano così, sotto vesti aggiornate, i soliti stereotipi: l’ebreo come categoria astratta, ricco, influente, sodale di un’occulta consorteria internazionale, padrone della finanza e dei mezzi d’informazione, parte integrante e privilegiata dell’odiato Occidente capitalista e guerrafondaio. Sono immagini antiche alle quali è stato semplicemente cambiato il vocabolario.

Finché uno Stato, come avvenne nella Germania nazista e nell’Italia fascista, non trasforma questi sentimenti in leggi, la situazione non è tragica come allora. Ma resta molto grave quando ai boicottaggi culturali, alle esclusioni e alle campagne contro tutto ciò che è ebraico si aggiungono aggressioni alle persone.

Ed è forse questo il fatto nuovo più inquietante: gli ebrei tornano a dover pensare alla propria sicurezza semplicemente per ciò che sono.

In Italia, le reazioni politiche e culturali di questi mesi mostrano quanto si continui ad affrontare il problema tra compromessi, reticenze e convenienze. Lo storico terzomondismo italiano di matrice catto-comunista trova oggi convergenze naturali nella sinistra più radicale e nei cosiddetti ambienti rosso-bruni.

La prova è l’atteggiamento di gran parte della sinistra politica nei confronti della legge in discussione al Parlamento.

Anche gran parte della stampa sembra avere smarrito la necessaria cautela nel trattare un argomento tanto scottante e delicato, fermo restando che la ricerca della verità, la libertà di critica e persino la più dura contestazione politica costituiscono un patrimonio irrinunciabile di ogni democrazia.

Ma proprio per questo dovrebbe essere semplice distinguere la critica da qualcosa di assai più antico: attribuire a un individuo responsabilità, intenzioni e colpe per il solo fatto di appartenere a un gruppo umano. E tutto questo avviene con reazioni molto flebili delle massime autorità dello Stato.

Se non fosse un fenomeno così drammaticamente grave, si potrebbe azzardare una conclusione amara: l’antisemitismo, dopo avere cambiato molte volte nome e abito nel corso dei secoli, sembra essere divenuto un fenomeno di moda.

Oggi è Kippur, il giorno in cui gli ebrei, raccolti nelle sinagoghe, chiedono perdono a Dio per i peccati dell’anno trascorso; una moltitudine di non ebrei dovrebbe aggregarsi e ascoltare il suono dello shofar che chiude le cerimonie dopo un digiuno di espiazione di venticinque ore.

Supporto editoriale

Sostieni questo progetto editoriale

InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico oppure scegliendo una delle opzioni di donazione disponibili. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.

Grazie per il vostro supporto!