Società, cultura, storia e idee
In Ucraina ancora non è chiaro, ma in Italia ha vinto Putin
Dal significato del tradimento nell'antica Grecia al caso Dreyfus, fino alle polemiche suscitate dalle parole di Diego Bianchi sulla guerra in Ucraina, il concetto di tradimento continua a essere usato come strumento per definire appartenenze e infedeltà politiche. Il parallelo tra la Resistenza italiana e quella

La storia è piena di traditori, per avidità o per amor di patria, per ambizione o per vendetta, per fanatismo o per viltà, per mille ragioni e per mille passioni. Ma chi è il traditore? Che sia chi infrange un giuramento, o incrina il patto che unisce una comunità, pare abbastanza ovvio. Per non parlare degli adulteri nella sfera privata, l’attributo di traditore è stato dato a rivoluzionari e voltagabbana, apostati ed eretici, convertiti e rinnegati, ammutinati e disertori, spie e collaborazionisti, ribelli e terroristi, pentiti e crumiri.
Nell’antica Grecia il tradimento (“prodosia”) designava l’accordo con il nemico. Nell’Atene del quinto secolo a.C. viene associata dai grandi tragediografi alla trasgressione della parola data e al disprezzo degli dèi. Temistocle, costruttore della potenza navale ateniese e artefice della disfatta dei persiani a Salamina (480 a.C.), viene ostracizzato perché in odore di tirannia. La stessa personalità di maggior spicco della polis dopo la scomparsa di Pericle, Alcibiade, sarà condannato in contumacia all’esilio e alla confisca dei beni. Come ricorda Plutarco nelle”Vite parallele”, l’allievo di Socrate era stato accusato da Androcle – suo rivale nel partito democratico – di parodiare i sacri misteri eleusini. Un comportamento considerato moralmente spregevole, oltraggioso nei confronti delle”Venerande” Demetra e Persefone.
L’archetipo del traditore nel Medioevo è Giuda. È con il suo nome che vengono marchiati tutti i nemici della fede, i maomettani e i saraceni. La giudefobia cristiana culmina con l’espulsione degli ebrei decretata da Filippo Augusto in Francia (1182) e da Edoardo I in Inghilterra (1290). All’inizio del Trecento, a inchiodare Giuda nel ruolo di traditore per antonomasia c’è Dante. Nel XXXIV canto dell’Inferno Giuda viene collocato nella bocca centrale di Lucifero, accanto a Bruto e Cassio. Per il sommo poeta, i tre peggiori traditori della storia avevano frodato i loro benefattori, i loro mentori, i loro amici.
Émile Zola conquista una fama internazionale grazie al caso di tradimento che scuote la Francia sul finire dell’Ottocento. Il suo”J’Accuse”, pubblicato su”L’Aurore” il 13 gennaio 1898, sposta i rapporti di forza tra i sostenitori dell’innocenza di Alfred Dreyfus, il capitano d’artiglieria ebreo accusato tre anni prima di intelligenza con la Germania, e quanti (la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica) sono certi della sua colpevolezza.
Nei mesi in cui Dreyfus viene arrestato e processato,”La France juive” di Édouard Drumont (1886) aveva superato le cento ristampe. In un’epoca in cui lo scientismo positivista si mescolava allo spiritismo e al satanismo, Drumont lo utilizza in chiave antigiudaica per spiegare come il tradimento sia connaturato all’ebreo. Per il fondatore della”Libre Parole”, l’ebreo non appartiene al nemico, non appartiene a nessuno: è”errante” e si dissimula nelle pieghe della società. Poiché il tradimento presuppone la rottura di una relazione di fiducia, per Drumont i traditori più veri non sono gli ebrei, i quali sono piuttosto spie che infettano con la loro presenza il corpo sociale, ma i loro amici e sostenitori, i”judaïsant”.
Vengo ai nostri giorni. Prendiamo Diego Bianchi, in arte Zoro. Da anni conduce”Propaganda Live”, che è”una sorta di messa laica, una seduta di autocoscienza di un popolo di sinistra che non sopporta le destre e che sta politicamente dalle parti del Pd e di Avs ma non rinuncia a lanciare frecciate al moderatismo dem e al populismo dei 5 Stelle” (Alessandro Trocino, Rassegna del Corriere della Sera, 22 settembre). Una trasmissione molto pro Pal, pro migranti e pacifista.
Almeno fino all’altro ieri. Perché Bianchi a”Otto e mezzo” ha replicato a Virginia Libero, la segretaria dei giovani dem autrice della frase contestata sulla necessità di”organizzare la diserzione” (“Non saremo i soldati delle vostre guerre”), ricordando di avere intervistato partigiani che si dicevano contenti degli aviolanci degli americani, con armi e provviste per la resistenza:”Ecco, la pace arrivava dopo: prima sparavano ai nazisti e ai fascisti”. Aggiungendo poi:”Oggi è una situazione completamente diversa, non so chi sta vincendo lì, ma in Italia ho l’impressione che abbia vinto Putin”. Apriti cielo! Massacrato sui social, Zoro è stato subito accusato di”prodosia” (connivenza con i guerrafondai), di essere un Giuda (aver voltato le spalle al suo pubblico elettivo) e un”judaïsant” (sostenitore di Kyiv).
È dal 2022 che ci portiamo dietro questo parallelo storico tra la resistenza ucraina e quella nostra antifascista. Le obiezioni sono molte:”la guerra mondiale era già iniziata mentre qui si rischia di scatenarla; gli alleati erano già belligeranti e armarono poco e male la resistenza” (Marco Travaglio);”fu una resistenza di popolo e allora non c’erano suv neri che caricano a forza i giovani per arruolarli” (Marco Revelli);”i partigiani non rubavano miliardi per fare cessi d’oro” (Vauro);”in Ucraina c’è un esercito, non ci sono partigiani” (Angelo D’Orsi);”Putin non è Hitler e la colpa della guerra è sia della Russia sia della Nato” (Travaglio).
È interessante notare come l’estremismo di destra putiniano, certificato anche dalle recenti simpatie per formazioni paranaziste e fasciste europee, sia considerato molto meno grave dell’esistenza del battaglione Azov, che non ha messo in discussione la democrazia ucraina. Ed è interessante notare che per l’estremismo di sinistra putiniano il fatto che i nostri partigiani siano stati armati poco e male (ma Luigi Manconi ha ricordato i racconti di Beppe Fenoglio sulla forza e il coraggio che diedero ai partigiani quei lanci) sia un argomento usato per negare la legittimità degli aiuti a Kiev, invece di condannare gli scarsi contributi in armi dati dagli alleati.
Morale della favola: anch’io, come Diego Bianchi,”non so chi sta vincendo lì [in Ucraina], ma in Italia ho l’impressione che abbia vinto Putin”.
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