Società, cultura, storia e idee
Influencer in vetrina: il conformismo vestito da originalità
Dalla coppia old money senza patrimonio alla clean girl, dal dirigente in versione esploratore alla nonna diventata marchio: sui social lo stile si trasforma in un catalogo di identità pronte all’uso. Tutti si dichiarano originali, mentre abiti, pose e sfondi raccontano lo stesso conformismo. Una galleria

Ai nostri giorni, chissà perché, di film comici se ne fanno sempre meno. Per fortuna, per mettersi di buon umore fino a suscitare ilarità, basta qualche minuto trascorso a scorrere sui social le foto di intrepidi sconosciuti di ambo i sessi e sedicenti influencer di ogni età.
Un tempo ci si vestiva per uscire; oggi lo si fa per apparire sui social, soprattutto per essere fotografati nell’atto di fingere che nessuno sia dietro l’obiettivo.
Lo sguardo è rivolto altrove, il passo sembra casuale, una mano sistema distrattamente il polsino, mentre l’altra regge una tazza di caffè: tutto è spontaneo, purché sia stato provato abbastanza.
Finalmente è stata scoperta la formula dello stile. Basta seguire alcune semplici istruzioni: per l’uomo, ad esempio, pantaloni sufficientemente larghi e corti, mocassini d’ordinanza senza calze anche d’inverno, una dose regolamentare di studiata noncuranza e, soprattutto, l’aria di chi non ha impiegato tre ore a prepararsi.
L’algoritmo farà il resto. Oltretutto, ora l’AI viene in soccorso correggendo, modificando e generando sfondi da sogno in luoghi dove il soggetto non ha mai messo piede.
Il risultato è una folla di autosupponenti individualisti perfettamente identici. Tutti originali, tutti anticonformisti e tutti, per pura coincidenza, se non vestiti allo stesso modo, stereotipati da una cultura – o incultura – di comune origine.
Scorrendo foto e video dall’alto in basso, i tipi umani in vetrina si dipanano sui vari social.
Per prima compare la coppia old money senza patrimonio. Lui, erede senza eredità, porta pantaloni con le pinces, mocassini e maglione annodato sulle spalle; lei, principessa del vecchio denaro, gonna plissettata, cerchietto e borsetta composta. Sullo sfondo, un albergo storico.
Contemplano con nostalgia un passato che le rispettive famiglie non hanno mai avuto: l’aristocrazia ormai non si eredita più, si applica tramite un filtro scelto a puntino con l’AI.
Più in là avanza l’archeologo del vintage. Non acquista abiti usati: recupera “pezzi d’archivio”.
Una giacca vintage del 1998 viene descritta con la stessa enfasi di un reperto degli scavi di Pompei, mentre una felpa appartenuta a un ignoto studente americano assume il valore di testimonianza antropologica. Se la storia non è disponibile, si può sempre inventarla: davanti al tablet abboccano tutti.
Poi arriva la ragazza pulita, la clean girl. Capelli raccolti, pelle luminosa, piccoli orecchini dorati e guardaroba nelle varie tonalità dell’avena.
Per apparire appena sveglia ha cominciato a prepararsi la sera prima; persino la sua disinvoltura è ordinata per gradazione cromatica.
Sul versante maschile ci si imbatte nell’amministratore delegato della palestra. Completo elasticizzato, sneaker di proporzioni edilizie e orologio rivolto verso l’obiettivo. Solleva il bicchiere degli integratori con la gravità di chi sta per firmare una fusione internazionale.
A poca distanza esercita il proprio ministero la sacerdotessa del benessere. Lino bianco, tappetino da yoga e qualcosa di verde da sorseggiare davanti a una finestra luminosa. Invita tutti ad ascoltare il proprio corpo, purché il corpo rispetti il programma della giornata.
Qualche immagine dopo appare il dirigente nel fine settimana. Dal lunedì al venerdì indossa il completo aziendale; il sabato diventa esploratore.
Piumino tecnico, scarponi da spedizione e orologio subacqueo: l’equipaggiamento necessario per raggiungere il bar superando l’insidia del marciapiede.
Anche la manager del lusso silenzioso rifugge ogni eccesso. Tutto in lei è sobrio, discreto e privo di marchi visibili; il prezzo, invece, viene fatto intuire con malcelata precisione. È un silenzio che dispone di un eccellente ufficio stampa.
A sorvegliare tutti col ciglio alzato c’è il decano delle regole, depositario di una legislazione vestimentaria più complessa del diritto romano.
Conosce bottoni, centimetri di polsino e circostanze in cui il marrone costituisce reato: la prova che si possono rispettare tutte le regole ed essere ugualmente vestiti in modo noioso.
Naturalmente i social hanno scoperto anche la nonna diventata marchio. Un tempo dispensava ricette ai nipoti; ora dispensa “contenuti” ai follower. La famiglia la chiama nonna, l’agenzia silver creator e una marca di biscotti le suggerisce quali ricordi d’infanzia sarebbe opportuno avere.
Chi non vuole ringiovanire può reinventarsi come colonnello dell’heritage. Tweed, giacca cerata, bastone e scarpe da campagna: sembra reduce dal sopralluogo di una tenuta che non ha mai posseduto, pronto a rimproverare il giardiniere immaginario del maniero che non c’è.
Resta infine la contessa eccentrica, con grandi occhiali, troppi anelli, accostamenti imprevedibili e colori che nessun consulente d’immagine avrebbe osato mettere insieme.
Potrebbe essere l’unica davvero elegante, perché indossa ciò che le piace e lascia agli altri il problema di capirlo.
L’algoritmo prima la considera fuori moda, poi eccentrica, infine iconica. A quel punto comincia disperatamente a copiarla.
Forse la differenza è tutta qui. Il giovane cerca di procurarsi un passato, il maturo tenta di arrestare il presente e l’anziano viene invitato a trasformare la propria età in un personaggio.
Uomini e donne credono di esprimersi liberamente, ma molto spesso scelgono fra identità già preparate: il gentiluomo, la ragazza pulita, l’esploratore urbano, la sacerdotessa del benessere, l’aristocratico senza antenati.
Poi iniziano i cloni ripetitivi di quanto si è già osservato, il risolino si trasforma in una smorfia di noia e si spegne il tablet, mentre si riflette che lo stile comincia esattamente dove finisce il bisogno di dimostrare di averlo.
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