Italia: politica, istituzioni e società
Sull’Ucraina Meloni usa le parole giuste ma la sinistra gioca con le mozioni
Il dibattito sull’Ucraina rivela un’Italia incapace di riconoscersi in una cornice condivisa di principi e impegni internazionali. Le parole di Meloni su Putin, Trump e la pace avrebbero meritato un consenso trasversale, senza sospendere la lotta politica. A impedirlo sono le eredità ideologiche del Novecento e

Se fossimo l’agognato Paese normale che non saremo mai. Se fossimo un Paese dove la lotta politica, la serrata e anche spregiudicata selezione di interessi e priorità, sapesse riconoscere la necessità per se stessa di svolgersi entro una cornice condivisa di principi e di impegni, anche internazionali.
Se fossimo un Paese serenamente piantato in Occidente, senza ideologismi acritici, ma come solo può esserlo un Paese con la nostra incredibile Storia.
Se solo fossimo un Paese non piu’ avviluppato nelle sabbie mobili dei peggiori cascami novecenteschi: quel veterocomunismo che stava sempre “di là” e non ha mai digerito la sconfitta dell’89, un certo cattolicesimo anticapitalista e antioccidentale che quella vittoria non l’ha mai riconosciuta come tale (“ha vinto il capitalismo, non la democrazia”, Rosy Bindi lo vada a raccontare ai popoli fuoriusciti dal giogo di Mosca), una certa destra illiberale, grottescamente impegnata ad inseguire caricature di tradizione identitaria, comprese quelle tragiche dell’“uomo forte”.
Se fossimo un Paese in cui le parole nobili, gli ideali ai quali tutti istintivamente aspiriamo, come la pace, non venissero deformate in nome dell’ideologia e bestemmiate in omaggio a grette convenienze di ridottissimo cabotaggio.
Ecco, se fossimo un Paese del genere, il dibattito parlamentare di ieri non si sarebbe sviluppato con l’infantile gioco a incastri delle plurime mozioni e la consueta ginnastica di barocchismi lessicali. Si sarebbe concluso, almeno per la parte di politica internazionale, con l’appoggio di tutti alle parole di Giorgia Meloni su Putin, su Trump, sulla guerra in Ucraina, la posta in gioco ed il vero significato della pace.
Poi, dal giorno dopo, tutti di nuovo in campagna elettorale, già iniziata sebbene non si conosca ancora la data del voto. Tutti liberi di dirsi il peggio tra loro, ed in primis di Meloni. Libero, chi crede, di reiterare, per Meloni, la storia dell’orologio rotto che segna l’ora giusta e via dicendo.
Ma il dramma è non saper leggere l’ora segnata dal tempo in cui si vive, è aver smarrito la bussola delle opzioni fondamentali esercitate una volta per tutte, è, per la sinistra, aver fatto retorica resistenziale per 80 anni e non saper riconoscere la Resistenza degli altri.
Questa sì, non quella degli ucraini, è una guerra perduta. E senza traccia di onore.
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