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Marco Damilano e quel senso di superiorità di chi non c’era
Dal salotto televisivo, denunciare tutte le guerre e condannare il riarmo europeo può diventare un esercizio di autocompiacimento. Ma nei villaggi devastati dell’Ucraina la sopravvivenza ha bisogno anche della forza militare. Chi predica la pace dovrebbe ascoltare chi ha perso tutto e ricordare che una pace

Marco Damilano conclude la sua trasmissione “Il cavallo e la torre”, dedicata al pacifismo, con un appello quasi messianico, denunciando tutte le guerre e invitando a combattere qualunque tentazione al riarmo, come quella che si sta diffondendo tra i paesi europei.
Un tono ispirato e insopportabilmente autocompiacente: come dire “noi siamo nel giusto, noi sì che siamo la parte buona dell’umanità”, mentre gli altri, brutti e arroganti, lavorano solo per far guadagnare i mercanti di morte!
Sono certa che Marco Damilano non sia mai stato in Ucraina, non abbia mai messo piede in quei villaggi desolati e semidistrutti, dove si aggirano fantasmi dallo sguardo vuoto e disperato. Penso anche che si sia dimenticato l’incipit di questa guerra: un attacco russo alla capitale ucraina, accompagnato dalla dichiarazione del presidente Putin di voler conquistare in breve tempo tutto il paese.
Se n’è dimenticato o ha dovuto farlo per sostenere la narrazione del pacifista buono contro il guerrafondaio cattivo.
Dedichi una settimana del suo tempo a un viaggio in Ucraina, parli con chi sa, perché ha perso dei cari in guerra, perché ha avuto la casa distrutta, perché ha sentito il rumore delle bombe e dei missili, che la propria sopravvivenza deve essere garantita dalla forza, anche militare.
E soprattutto si ricordi che la pace, per essere duratura, richiede che tutti vi aderiscano con convinzione e lealtà: anche chi, come Putin, riportando l’orologio della storia indietro di cinquant’anni, insegue il sogno della grande Russia a qualunque prezzo, a qualunque costo umano, pronto a vedere fiumi di sangue russo e ucraino scorrere.
Sentirsi superiori, mentre si pontifica da un salotto televisivo, è facile e in fondo anche banale.
Ma soprattutto è inutile, se non a nutrire la propria vanità!
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