Politica globale e sistemi di potere
L’Europa è davanti a un bivio storico
Di fronte ai voltafaccia di Trump, l’Europa deve decidere se assumersi fino in fondo la responsabilità del sostegno all’Ucraina. Armare Kyiv, compensare la defezione americana e affrontare gli umori pacifisti delle opinioni pubbliche richiede scelte che i governi hanno finora rinviato. Una sconfitta ucraina sarebbe anche

È probabile che le elezioni americane di midterm del 3 novembre modifichino gli attuali rapporti di forza tra repubblicani e democratici al Congresso (senza dimenticare che si vota anche per i governatori di 36 Stati). In ogni caso, difficilmente sarà un “regime change”: Trump non lo permetterà, con le buone o con le cattive maniere.
Senza escludere episodi “incresciosi” ai seggi e dopo l’apertura delle urne, dobbiamo mettere in conto persino nuove e più radicali forzature dei poteri esecutivi presidenziali. Se queste previsioni sono corrette, aspettiamoci anche qualche altro “coup de théâtre” dell’affarista newyorkese in politica estera, in particolare sul conflitto russo-ucraino. Del resto, parafrasando un aforisma di Leo Longanesi, l’uomo “è buono a nulla, ma capace di tutto”.
Il suo ultimo voltafaccia – il terzo dopo l’umiliazione di Volodymyr Zelensky alla Casa Bianca e la promessa di concedere a Putin la conquista di tutto il Donbas fatta ad Anchorage – rischia di accelerare l’esito della guerra nella direzione di una sconfitta di Kyiv.
È vero: il Consiglio europeo di giovedì e venerdì scorsi ha confermato che l’Ue è compatta nel suo sostegno politico, finanziario e militare. E forse a Bruxelles hanno capito che se l’Ucraina vince si dirà che l’Europa è stata all’altezza delle sue responsabilità. Se l’Ucraina invece perde con una Russia economicamente esausta ma appoggiata da Trump, si dirà che non è stata all’altezza di una sfida storica, e questa sconfitta potrebbe esserle fatale.
A questo punto, la domanda è: i governi europei, che ormai sono gli unici alleati di Zelensky, sono in grado di armare l’Ucraina in modo da far fronte alla defezione statunitense, superando con coraggio i vecchi attendismi?
E saranno capaci, quindi, di sfidare gli umori pacifisti delle rispettive opinioni pubbliche alla vigilia di decisivi appuntamenti elettorali in Francia, Italia, Spagna e Polonia (e con la Germania a rischio di elezioni anticipate)? Il tempo stringe ed è giunta l’ora, come diceva quel tale, delle “decisioni irrevocabili”.
Hic Rhodus, hic salta.
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