Antisemitismo
Avete presente “l’amico di Israele”?
Voi avete presente “l’amico di Israele”? È quello che in questi due anni, per carità, ha avuto cura di condannare i massacri del 7 ottobre; ha avuto cura di dire che “Israele ha diritto di difendersi”, come no; ha avuto cura di condannare quelli che equiparano


Voi avete presente “l’amico di Israele”? È quello che in questi due anni, per carità, ha avuto cura di condannare i massacri del 7 ottobre; ha avuto cura di dire che “Israele ha diritto di difendersi”, come no; ha avuto cura di condannare quelli che equiparano Hamas a Israele, certo; ha avuto cura di ripetere che “criticare Israele è legittimo, e però ricordiamoci che Hamas è fondamentalista”; ha avuto cura di spiegare che “la società israeliana contesta il governo Israeliano”, e via di questo passo.
Sempre fuori segno, sempre inesatto, sempre approssimativo il presunto “amico di Israele”. Mai sul pezzo. Mai veramente la barra dritta.
Quel presunto “amico di Israele” è lo stesso che in questi due anni non ha mai, ma neppure una volta, contrastato la retorica, diciamo così, disinguizionista, vale a dire la propaganda secondo cui sì, certo, il diritto di difendersi, però insomma Netanyahu; il diritto di esistere di Israele, però insomma Ben Gvir; il diritto di contrastare Hamas, però insomma Smotrich; il diritto di reagire al 7 ottobre e di prevenirne la ripetizione, e però insomma questi coloni.
L’”amico di Israele” è quello che d’accordo Hamas, ma “Netanyahu va fermato”, oppure quello che adopera la formula più camuffata e cioè “sì d’accordo la guerra a Gaza, ma le prospettive, ma le vie d’uscita, ma il piano per il dopo?”
Tutte stupidaggini ovviamente. Si indugiava sulle vie d’uscita, sulle prospettive, sul piano per il dopo quando si combatteva la Germania nazista? No: si combatteva la Germania nazista, punto. Non perché il dopo non fosse importante, ma perché non ci sarebbe stato nessun dopo se la Germania nazista non fosse stata sconfitta.
L’”amico di Israele” è quello che dice che Israele è legittimo se si comporta bene, e non lo dice solo quel balordo di Carlo Calenda, lo dicono in tantissimi, sotto sotto lo pensano tantissimi, quelli secondo cui Israele deve fare questo, deve fare quello, non deve fare questo o non deve fare quello.
L’”amico di Israele” è quello la cui amicizia per Israele dipende dal fatto che Israele si uniformi o no a certe leggiadre ambizioncelle da convegnuccio democratico: avete presente quelli che divagano sulla “democrazia israeliana”, su “Israele faro di civiltà” e tutte queste puttanate da liceale di quarta fila? Ecco.
Si è amici di Israele se si sa cos’è Israele, e cioè un Paese di rifugiati, costruito dai rifugiati e dai figli e dai nipoti dei rifugiati esattamente contro tutte quelle puttanate e cioè contro l’idea e la pratica che gli ebrei debbano essere così o cosà per avere uno Stato, e che lo Stato degli ebrei debba essere così o cosà per essere trattato come tutti gli altri Stati.
Sapete in profundo cos’è l’”amico di Israele”? È antisemita. È antisemita nel senso che odia gli ebrei o Israele? No, non in questo senso. È antisemita perché vuole gli ebrei e Israele come lui pensa che debbano essere. E questo è un atteggiamento antisemita.
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