Iran
Consigli per scrivere sulla guerra che Israele e USA hanno mosso all’Iran
Vuoi scrivere della guerra che Israele e gli Stati Uniti hanno mosso all’Iran? Vuoi scriverne criticamente? Hai mille modi per farlo. A cominciare dal più semplice, e cioè la tutela dei civili. Ovviamente sei poco credibile se lo fai dopo aver tenuto bassa, bassa, bassa la


Vuoi scrivere della guerra che Israele e gli Stati Uniti hanno mosso all’Iran? Vuoi scriverne criticamente? Hai mille modi per farlo. A cominciare dal più semplice, e cioè la tutela dei civili. Ovviamente sei poco credibile se lo fai dopo aver tenuto bassa, bassa, bassa la notizia del regime che in un paio di giorni ha macellato decine di migliaia di persone. Sei poco credibile se affetti indignazione per i civili uccisi perché ti viene buono darne la colpa a chi li ha uccisi, non perché sono stati uccisi.
Ma diciamo pure che ci sta: tu condanni l’intervento militare perché sono stati uccisi dei civili. Hai modo di farlo dignitosamente, anche se, appunto, i tuoi civili — diciamo — dipendono dal contesto. Dignitosamente puoi dire che è ingiustificabile: quell’intervento non si doveva fare perché inevitabilmente avrebbe causato la morte di civili innocenti e nulla giustifica queste tragiche conseguenze. Certo, poi dovresti spiegare perché ti interessi soltanto di quelli, ma la tua posizione un margine di difendibilità ce l’ha pure: se devi scegliere tra il regime delle impiccagioni e il piccolo e il grande Satana stai con il regime delle impiccagioni, il che è legittimo, e dici che l’azione intrapresa dal piccolo e dal grande Satana — cioè Israele e Stati Uniti — è condannabile perché fa morti civili. Benissimo.
Però puoi farlo se lo fai così. Sei in un equilibrio morale precario, ma ci sta.
Che cosa fai invece? Vai oltre, perché non ti basta. E se succede che durante quelle operazioni viene colpita una scuola con delle ragazzine, non dici: «Ecco, vedete la vostra guerra?». Non dici: «Guardate che conseguenze sta avendo, finisce che ad andarci di mezzo sono decine e decine di ragazzine in una scuola». Non dici questo: dici che Israele «prende di mira» una scuola.
Potrei fare una lunghissima rassegna stampa, ma mi limito a questo: un articolo che trovate sul Corriere della Sera, è il primo giornale italiano e per questo lo cito in modo esemplare. Scrive: «Un altro raid ha preso di mira una scuola superiore nel quartiere Narmak di Teheran».
Che cosa vuol dire «prendere di mira»? A occhio e croce, prendere di mira vuol dire prendere di mira. Non ti basta denunciare e deplorare il fatto che le operazioni militari hanno causato l’uccisione di civili. Che basterebbe, come dicevamo sopra, almeno dal tuo punto di vista: quelle azioni militari sono ingiuste, sono inaccettabili, sono criminali perché mettono a rischio i civili e finiscono per uccidere i civili.
No, vai oltre: e dici che i civili sono presi di mira, cioè deliberatamente uccisi. E che cosa fai se fai così? Ti stai occupando dell’ingiusta uccisione dei civili? No, perché il tuo obiettivo non è quello: il tuo obiettivo è dire che il piccolo e il grande Satana vogliono uccidere i civili e uccidono i civili perché vogliono ucciderli, e infatti — come tu scrivi — li prendono di mira.
È lo stesso procedimento usato per due anni durante la guerra di Gaza. Tra Israele e Hamas sceglievano Hamas, il che era legittimo. Ma nel farlo non dicevano che le operazioni belliche israeliane non dovevano essere intraprese perché mettevano a rischio i civili, che infatti morivano: dicevano che Israele deliberatamente uccideva i civili perché voleva uccidere i civili, e infatti li prendeva di mira.
Ma tutelava i civili quell’accusa? No, tutelava Hamas. Tutela i civili iraniani l’accusa secondo cui il piccolo e il grande Satana prendono di mira le scuole piene di bambine? No, tutela il regime delle impiccagioni.

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