Economia, energia e globalizzazione

Il “reset” del Green Deal non è la fine della politica climatica ma l’occasione di renderla realistica

L’Europa sta ripensando il suo Green Deal e, per una volta, l’Italia ha la possibilità di non limitarsi a inseguire. Alla XVII Conferenza nazionale per l’efficienza energetica degli Amici della Terra, il messaggio è passato netto: se Bruxelles apre una fase di “reset”, Roma deve farsi

Filippo PipernoFilippo Piperno28/11/2025Aggiornato 08/09/20263 min lettura650 parole
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L’Europa sta ripensando il suo Green Deal e, per una volta, l’Italia ha la possibilità di non limitarsi a inseguire. Alla XVII Conferenza nazionale per l’efficienza energetica degli Amici della Terra, il messaggio è passato netto: se Bruxelles apre una fase di “reset”, Roma deve farsi trovare con un’agenda propria. E le leve – tutte italiane – non mancano: efficienza energetica, teleriscaldamento, recupero energetico dei rifiuti.

Per gli Amici della Terra, non basta “correggere” il Green Deal: bisogna superarne l’impostazione ideologica – giudicata catastrofista e troppo allineata alle strategie industriali cinesi – e ripartire da una linea europea basata su neutralità tecnologica, obiettivi realistici ed efficienza energetica. Ciò significa puntare su strumenti come i TEE (Titoli di Efficienza Energetica), valorizzare pompe di calore, teleriscaldamento, recupero energetico dei rifiuti, biocarburanti e rafforzare le filiere industriali italiane ed europee.

Riaccendere i certificati bianchi

Il primo punto è quasi un ritorno alle origini: rilanciare i certificati bianchi. Strumento spesso dato per spacciato, ma che nel settore industriale italiano ha funzionato più di quanto si ammetta.
“Bisogna dare alle imprese la convenienza ad investire nell’efficienza dei processi, soprattutto nella manifattura”, ha ricordato la presidente di Amici della Terra, Monica Tommasi. Tradotto: meno burocrazia, strumenti stabili, e una Transizione 5.0 che impari dagli errori dei bonus a pioggia.

Dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Enrico Bonacci ha confermato che il ministero non vuole limitarsi ai TEE: l’idea è rimettere in campo anche il Fondo nazionale per l’efficienza energetica, finora sottoutilizzato, con una cassetta di strumenti più strategica.

Scarica il Rapporto su obiettivi e realtà delle politiche climatiche presentato dagli Amici della Terra.

Il teleriscaldamento c’è, ma va messo nelle condizioni di crescere

Il teleriscaldamento è un’altra filiera che l’Italia possiede, conosce e sviluppa da decenni — e che oggi potrebbe fare un salto doppio.
Tommasi lo ha detto senza giri di parole: “Le fonti ci sono, mancano le condizioni per farle entrare in rete”.

Il presidente di AIRU Alessandro Cecchi ha ricordato che il potenziale teorico è cinque volte l’attuale. E non è fantascienza: tra recupero calore dei data center, geotermia e cogenerazione ad alto rendimento, c’è già un know-how maturo.
Il vero nodo? Orizzonte regolatorio stabile, investimenti infrastrutturali e sostegni in conto capitale o esercizio, senza dimenticare gli utenti vulnerabili.

Rifiuti: senza impianti non c’è clima che tenga

Sul recupero energetico dei rifiuti, il discorso è persino più semplice: senza impianti, finiamo in discarica. E le discariche, oltre ad essere la vergogna industriale del Paese, emettono metano — gas climalterante che scalda l’atmosfera molto più della CO?.
La proposta è chiara: dotare l’Italia di un sistema impiantistico adeguato, come indicato dal rapporto ISPRA sul metano e sul Global Methane Pledge.

Un caso concreto arriva da Roma. L’assessora Sabrina Alfonsi ha illustrato il nuovo Piano ambientale della Capitale: un termovalorizzatore da 600.000 tonnellate l’anno, due biodigestori, fotovoltaico integrato, recupero delle ceneri pesanti, logistica su rotaia, perfino un modulo sperimentale per la cattura della CO?.
Partenza lavori in primavera, durata prevista: 32 mesi. Per una volta, un cronoprogramma c’è.

L’occasione da non perdere

A Roma, durante la conferenza, un concetto è emerso con chiarezza: il “reset” del Green Deal non è lo smantellamento della politica climatica europea, ma l’occasione di renderla realistica. E soprattutto di costruire una linea italiana che non si limiti ai bonus edilizi o a slogan di emergenza.
Efficienza industriale, reti di calore, impianti per i rifiuti: tre filiere dove l’Italia non parte da zero e può anzi permettersi di guidare.

La domanda, come sempre, non è tecnica ma politica: ce la giochiamo questa partita, o aspettiamo che siano altri a scrivere le regole?


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