Politica globale e sistemi di potere
Putin evoca lo scontro di civiltà ma rischia di fare i conti senza l’oste (chiedere a Khamenei)
Ieri, a margine dell'incontro con il ministro degli Esteri iraniano in visita a Mosca, e forse per la prima volta Vladimir Putin ha rilasciato una dichiarazione che fotografa senza fronzoli quanto sta accadendo nello scenario internazionale: «I tentativi dei Paesi occidentali – ha detto Putin –


Ieri, a margine dell’incontro con il ministro degli Esteri iraniano in visita a Mosca, e forse per la prima volta Vladimir Putin ha rilasciato una dichiarazione che fotografa senza fronzoli quanto sta accadendo nello scenario internazionale: «I tentativi dei Paesi occidentali – ha detto Putin – di impedire l’instaurazione di un giusto ordine mondiale multipolare e di preservare un modello di globalizzazione che sia vantaggioso solo per loro hanno portato a una significativa destabilizzazione della situazione mondiale».
Ebbene Putin certifica, dal suo osservatorio privilegiato, che è in corso uno”scontro di civiltà”. Da un lato l’egemonia occidentale a guida americana che ha cercato di plasmare a sua immagine il processo di globalizzazione basato su economia di mercato e società aperta, dall’altro chi, per motivi diversi e non sempre conciliabili, non intende uniformarsi a questo modello e anzi è deciso a combatterlo.
Personalmente ho sempre ritenuto lecito e comprensibile il rifiuto di modelli di coesistenza strettamente connessi a processi di sviluppo sociale, economico e culturale avvenuti in contesti particolari quale è stata la democrazia basata sul libero mercato in Occidente.
E dunque sbagliò grossolanamente chi aveva ritenuto che il crollo dell’Unione Sovietica avrebbe fissato una pietra tombale alle istanze anticapitalistiche e anti liberali incarnate dal marxismo.
Si illuse chi teorizzò che il modello di democrazia liberale si sarebbe diffuso, senza più ostacoli, in tutto il pianeta. La”fine della storia” si è rivelata essere niente di più che un wishful thinking.
Anche il multilateralismo, ovvero l’idea di una coesistenza pacifica tra culture e sistemi politici diversi, scricchiola sotto l’aggressività di dittature autocratiche che per loro natura sono mal disposte a tollerare sistemi e valori diversi dai loro.
C’è un’altra verità meno evocativa ma non per questo scandalosa: a Putin, agli ayatollah iraniani, al dittatore della Corea del Nord, ai cinesi, per dire dei più noti, l’egemonia del modello occidentale non piace e non sono disponibili a farsela piacere. E dunque combatteranno in tutti modi per contrastarla.
Una cosa, però, andrebbe ricordata a Putin (e agli ayatollah iraniani che stanno cominciando a capirlo sulla loro pelle): l’Occidente non soccomberà docilmente e combatterà a sua volta.
L’esempio degli ucraini e di Israele rappresenta un pessimo segnale per chi, anche tra ampi settori di opinione pubblica occidentale, già assaporava la lenta ma inesorabile decomposizione delle democrazie.
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