Politica globale e sistemi di potere

L’Occidente contemporaneo che ignora e abbandona le vittime

Le immagini che stiamo vedendo in questi giorni ci destabilizzano: la nuova amministrazione statunitense riabilita di colpo il sinedrio putiniano, Trump sembra pronto a fare la “pace” con Mosca sulla testa degli ucraini e degli europei, dopo aver dato in mondovisione la colpa a Zelensky della

Memoriale tra le macerie per le vittime civili ucraine, simbolo dell’abbandono occidentale e dell’indifferenza verso i crimini di guerra
Alfonso LanzieriAlfonso Lanzieri20/02/2025Aggiornato 08/09/20266 min lettura1.110 parole

Le immagini che stiamo vedendo in questi giorni ci destabilizzano: la nuova amministrazione statunitense riabilita di colpo il sinedrio putiniano, Trump sembra pronto a fare la “pace” con Mosca sulla testa degli ucraini e degli europei, dopo aver dato in mondovisione la colpa a Zelensky della guerra, perché Kyiv non avrebbe dovuto difendersi. Siamo ormai alla distopia in atto. L’UE, come al solito, appare priva di visione strategica, imbambolata, incapace di assumere un’iniziativa decisa ed efficace, come è stato del resto negli ultimi tre anni.

Naturalmente tutto è ancora in corso e i colpi di scena potrebbero essere molti. Non è detto che la partita ucraina debba finire presto e lascio ai più competenti di me la descrizione degli scenari futuri. Questo non mi impedisce di pensare, però, che finirà male. Intendo dire che l’Europa e in particolare l’Italia, comunque si mettano le cose, affronteranno anni molto duri.

Siamo appena entrati nell’inverno e una nuova primavera, certo diversa da quella conosciuta dopo il secondo dopoguerra, non sorgerà domani. Lo suggerisce una fenomenologia appena attenta al mondo che ci circonda. Troppe sono le persone, anche giovani altamente istruiti, che ripetono pappagallescamente il racconto di un Occidente solo predatore e imperialista.

Non ricordano, costoro, che i diritti umani per il cui rispetto vanno alle marce, sono un’invenzione occidentale, europea. Non sanno, costoro, che l’ipocrisia dell’Occidente e dell’Europa, evidenziata ogni due per tre come prova dello svezzamento intellettuale, è un richiamo possibile solo a partire da un metro morale elevato, nobilissimo, che sempre l’Occidente ha posto.

È un dato di fatto, e i fatti non sono reazionari. Troppi sono coloro che, sfoggiando il tipico scetticismo qualunquista dell’ignorante, equiparano lo stato della libertà delle democrazie liberali a quello dei regimi illiberali. Certo, si può anche affermare che i regimi democratici, non meno che i regimi dispotici, siano governati da oligarchie.

Tuttavia, vi è una differenza essenziale fra l’oligarchia di un regime dispotico e l’oligarchia di un regime democratico: la prima non deve rendere conto ai cittadini di nulla e può mandare in galera o uccidere chi osa farle opposizione; nella democrazia il diritto di critica è riconosciuto agli oppositori e l’elettorato può sostituire una oligarchia con un’altra, attraverso le elezioni. Ma per un ecosistema sociale che partorisce i nostri talk show un pensiero simile è già troppo difficile.

La ripetizione di certi ritornelli durante gli aperitivi del giovedì universitario, spruzzati come incidentali finto colte o riversati nei saggetti che i medio istruiti leggono in treno, è troppo diffusa e la sciatta visione del mondo che ne deriva troppo sparsa nella vulgata corrente, per non generare gravi ricadute, la prima delle quali è la naturale indisponibilità a difendere quel che non si stima. Se gli elettori non conoscono i loro diritti o non sanno che farsene – diceva Gaetano Salvemini – “il suffragio universale produrrà la fine dello stesso suffragio universale. Quando la realtà è barbara, lo specchio rifletterà un’immagine barbara”.

Non a caso, allora, quelli che ieri gridavano “Yankee go home” non solo non hanno gridato la stessa cosa a Putin quando è entrato in casa ucraina, ma oggi arrivano a simpatizzare per le promesse di “pace” di Trump senza capirne il portato e tendenzialmente ignorando i ragazzi in lotta col regime iraniano o quelli in piazza in Georgia. L’oikofobia di questi si salda perfettamente con l’oikocrazia di sovranisti e neoreazionari: il risultato è la solitudine delle vittime, da Est a Ovest.

Sono troppi, ancora, quelli che pur avendo una sincera ripulsa per l’imperialismo di Putin, inneggiano alla pace in qualunque modo, e maledicono chi non l’ha promossa tre anni fa, a qualsiasi prezzo (cioè addossando il costo agli ucraini). Non ricordano, costoro, i morti di Bucha, le famiglie mitragliate nelle auto, le ragazze sequestrate in cantina e violentate per giorni. Non ricordano i bambini rifugiati nelle stazioni della metro perché in superficie piovevano le bombe russe.

Lo sappiamo, nessuna pace è davvero giusta, ma quella massa di dolore è praticamente scomparsa dal discorso collettivo, e se il pacifista la evoca lo fa solo per darne oscenamente la colpa a chi avrebbe impedito un rapido negoziato, cioè la resa al despota.

Sono troppi, in aggiunta, coloro che pensano che l’esperimento dell’Unione Europea possa finire tranquillamente, che il miracolo di un continente che passa dalla Guerra dei trent’anni all’abbattimento delle frontiere – passando per due guerre mondiali – possa essere archiviato più o meno velocemente.

Sono troppi quelli che suonano a orecchio mezze nozioni di storia imparate come si impara la Bibbia in una setta: a pezzetti, quel tanto che basta per cantilenare la propria metafisica. E così si finisce per scandalizzarsi dell’ovvio, e cioè che una guerra di aggressione mossa per espandere i propri confini conserva la medesima natura, sia che la muova la Germania nazista sia che la muova la Russia putinista.

In tanti, troppi, attorno a noi, strimpellano questi motivi, li ripetono sui social, li cantano nelle discussioni, se li tramandano da professore ad allievo, da podcaster ad ascoltatore. Qualcosa di profondo si è inquinato in troppe persone. Per depurare ci vorrà tempo, e forse altre catastrofi. Troppo alto è il livello di stupidità circolante.

Nessuno si offenda: “stupido” è il modo in cui il teologo Dietrich Bonhoeffer definiva il tipo umano soggiogato dalla propaganda del Terzo Reich. Si può essere intelligenti e stupidi allo stesso tempo, sosteneva Bonhoeffer. Il problema è la perdita della capacità di giudizio: “Parlandogli ci si accorge addirittura che non si ha a che fare direttamente con lui, con lui personalmente, ma con slogan, motti, ecc. da cui egli è dominato. È ammaliato, accecato, vittima di un abuso e di un trattamento pervertito che coinvolge la sua stessa persona.

Trasformatosi in uno strumento senza volontà, lo stupido sarà capace di qualsiasi malvagità, essendo contemporaneamente incapace di riconoscerla come tale”. A me pare un ritratto non lontano da quel che si può vedere in giro oggi. Forse alla fine andrà bene, ma prima dovrà peggiorare ancora un po’.

Quando si perverte così la bussola morale, quando uomini mediocri sono applauditi dalle masse, quando si confonde ciò che noto con ciò che è notevole, quando discorsi palesemente idioti sono reputati intelligenti, quando si negano i fatti più evidenti, quando l’ideologia o la mollezza di spirito accecano così tanto che si rimprovera un popolo perché combatte per la propria indipendenza, quando la maggior parte delle persone, nei parlamenti e nelle chiese, vuole solo emozionarsi e non vuole più capire nulla, allora i tempi saranno duri. Meglio dirselo e prepararsi.


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