Politica globale e sistemi di potere

L’Azerbaigian laico e filoisraeliano non si piega a Erdoğan: una lezione per Bruxelles

Le tensioni tra Ankara e Baku mettono alla prova il principio “una nazione, due Stati”. La laicità delle istituzioni azere e i rapporti con Israele segnano la distanza dalla Turchia di Erdoğan e pongono una scelta diplomatica a Bruxelles.

Ritratto inciso di Recep Tayyip Erdoğan su carta avorio. Sulla destra, uno strappo rivela il lungomare di Baku e le Flame Towers, accanto a frammenti delle bandiere turca, azera e israeliana.
Domenico LetiziaDomenico Letizia04/11/2026Aggiornato 03/11/20263 min lettura582 parole

Per decenni il principio “una nazione, due Stati” ha rappresentato il dogma incrollabile delle relazioni tra Ankara e Baku. Un’alleanza di ferro, rinsaldata dal sangue della seconda guerra del Karabakh e da una profonda affinità etnico-linguistica.

Tuttavia, l’illusione di un asse granitico si sta infrangendo contro la dura realtà della geopolitica ideologica. Le crescenti frizioni diplomatiche degli ultimi mesi tra la Turchia di Recep Tayyip Erdoğan e l’Azerbaigian di Ilham Aliyev non sono un semplice incidente di percorso, ma l’affiorare di una frattura strutturale e profonda.

Al centro dello scontro vi sono due visioni inconciliabili dello Stato: da un lato, la visione statuale d’impronta islamista guidata dall’AKP ad Ankara; dall’altro, il modello costituzionale laico, rigorosamente antintegralista e pragmatico, difeso strenuamente da Baku.

A far esplodere le tensioni è stata la recente decisione dell’Azerbaigian di riaffermare con estremo rigore la neutralità confessionale nello spazio pubblico e negli istituti scolastici nazionali. L’applicazione delle norme sulle divise scolastiche, che limitano i simboli religiosi come l’hijab negli ambienti educativi, ha scatenato la feroce reazione della galassia conservatrice e islamista turca. Funzionari ed esponenti vicini al presidente Erdoğan hanno accusato apertamente Baku di violare i precetti dell’Islam, arrivando a bollare la misura come “inaccettabile”.

La replica dell’Azerbaigian è stata immediata e inflessibile. L’amministrazione Aliyev ha denunciato una grave ingerenza negli affari interni e un attacco diretto ai fondamenti della sovranità e della laicità dello Stato. Per Baku, il modello laico nato storicamente con la prima repubblica del 1918 non è un orpello formale, ma l’unico pilastro in grado di garantire la stabilità di una società multiconfessionale e di fare da scudo contro le ingerenze dei radicalismi dell’area.

Ma l’intolleranza ideologica di Erdoğan nei confronti del secolarismo azerbaigiano cela un secondo, fondamentale motivo di risentimento: la solida alleanza strategica tra Baku e Israele. Mentre Ankara ha progressivamente inasprito i toni contro Gerusalemme, trasformandosi in uno dei principali sponsor e rifugi politici per l’estremismo del Medio Oriente, l’Azerbaigian ha mantenuto e consolidato una partnership strategica con lo Stato ebraico, fondata su forniture militari all’avanguardia, cooperazione tecnologica e interscambio energetico.

Agli occhi di Ankara, il rifiuto di Baku di aderire alla crociata ideologica anti-israeliana rappresenta un intollerabile atto di indipendenza. Ed è proprio su questo crinale che l’Unione europea e l’Occidente sono chiamati a compiere una riflessione matura e lungimirante. Quando un leader come Erdoğan rinfaccia all’Azerbaigian di non sottomettersi ai canoni del dogmatismo islamico o di mantenere relazioni pragmatiche con Israele, la bussola politica degli europei non può tentennare. La scelta di campo deve pendere con decisione dalla parte di Baku.

Sostenere la posizione dell’Azerbaigian non significa soltanto difendere la stabilità energetica e geopolitica del Caucaso meridionale, ma anche preservare un baluardo di laicità istituzionale in una regione ad alto rischio di contagio fondamentalista. Baku dimostra che un Paese a maggioranza musulmana può sviluppare una governance rigorosamente secolare, rifiutare l’influenza degli estremismi e condurre una politica estera autonoma, pragmatica e multipolare.

Baku non intende scambiare la propria sovranità laica né con la tutela russa né con il paternalismo religioso turco. L’Europa ha dunque il preciso dovere politico di offrire a Baku una sponda diplomatica forte e credibile. Riconoscere l’importanza strategica di un Azerbaigian laico, sovrano e alleato delle democrazie occidentali significa difendere la sicurezza dei confini europei, contrastare le derive integraliste e ribadire che la laicità dello Stato non si baratta per opportunismo politico.

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