Società, cultura, storia e idee
Vestire con creatività e senza complessi, un esercizio di coraggio e narcisismo
Il vocabolo francese “mise” indica il coordinamento dei componenti di abbigliamento indossati, espressione del gusto personale e rivelazione di sé stessi, insomma uno dei tanti modi di comunicare. Per chi veste classico si tratta di assemblare cinque o sei elementi, che divengono otto o nove d’inverno

Il vocabolo francese “mise” indica il coordinamento dei componenti di abbigliamento indossati, espressione del gusto personale e rivelazione di sé stessi, insomma uno dei tanti modi di comunicare.
Per chi veste classico si tratta di assemblare cinque o sei elementi, che divengono otto o nove d’inverno aggiungendo soprabito, sciarpa e cappello.
Ci sono vari metodi di approccio al cocktail formato da pantaloni, giacca, camicia e calze, più gli accessori: scarpe, cintura, cravatta, in qualche caso pullover sotto-giacca e pochette o fazzoletto al taschino (per quasi tutti, tranne i playboy incalliti, quanto a mutande e canotta vale il detto latino: “de minimis non curat praetor”).
Tutto questo si può affrontare con sovrano disinteresse, ricorrendo al consiglio esterno, spesso della propria compagna, oppure ad imitazione di altri del proprio ambiente, usando canoni semplici e consolidati, allo scopo di sentirsi a posto senza perdere tempo, o addirittura considerando l’interesse all’abbigliamento una inclinazione leziosa.
Vi è chi invece attribuisce un ruolo al modo di vestire, ma senza discostarsi da canoni prestabiliti, lasciando ad altri la temerarietà dell’osare, costoro in genere hanno il loro fornitore di fiducia che sa perfettamente cosa chiede il cliente affezionato.
Un’altra categoria è costituita dai modaioli last minute, quelli che corrono ad acquistare i capi indossati dalle celebrità o suggeriti dagli influencer, sono un po’ nevrotici e bulimici, perché le novità in fatto di fogge e colori si susseguono a ritmo incessante e stare al passo è costoso e non semplice.
Esiste in fine la consorteria dei creativi senza complessi, cui mi onoro di appartenere, coraggiosi e narcisisti, che si divertono e amano vestire, che pensano alla “mise” in rapporto ad ogni occasione, che soffrono perché il blu della cravatta è leggermente diverso da quello del blazer e delle calze (mission impossible!).





Le foto sono un omaggio a gente di quel tipo, per non perdere il vizio.
L’ultima l’ho dedicata con tracotanza a me stesso, un’impudicizia forse imperdonabile, ma gratificante.

PS
In un formidabile vademecum sull’eleganza maschile edito in America, l’autore così si esprime:
“Dedico questo libro alle donne della mia vita che ho molto amato, ma alle quali non avrei mai permesso di regalarmi una cravatta”.
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