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Carlo Emilio Gadda li conosceva già i Patagarri

Io non conoscevo questi Patagarri, questi di questo gruppo musicale che il primo maggio hanno preso una tradizionale ballata ebraica e l’hanno contraffatta per sbatterla in faccia agli ebrei sterminatori.Non li conoscevo, però avevo letto di loro. Avevo letto precisamente di loro. Avevo letto irrevocabilmente di

Iuri Maria Prado04/05/2025Aggiornato 08/09/20262 min lettura382 parole
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Io non conoscevo questi Patagarri, questi di questo gruppo musicale che il primo maggio hanno preso una tradizionale ballata ebraica e l’hanno contraffatta per sbatterla in faccia agli ebrei sterminatori.
Non li conoscevo, però avevo letto di loro.


Avevo letto precisamente di loro. Avevo letto irrevocabilmente di loro.
Allora in Eros e Priapo di Carlo Emilio Gadda ci sono queste ebree un po’ pallide, un po’ grasse, donne colte che parlano con inflessioni bastarde, misture mitteleuropee, hanno una tradizione di agi, di tappeti e di samovar, di libri, di commercio di pellicce. E sanno stare a tavola amabilmente.


Poi dopo avere descritto queste ebree Gadda si dà a descrivere quello che le guarda. Sentiamolo:
“Così l’essere che poveraccio non sa stare a tavola, i cui pantaloni hanno perduto il « fondo», il futuro smargiasso furioso e cazzioso, arrivista, intimamente e inguaribilmente plebeo, riceve l’immagine di queste « donne gentili» (per quanto un po’ esaltate), che si coagula e si fissa, come la decalcomania d’una santa senese, sul vetro opaco del suo generoso cervello. La sua futura manganellite si accende e si affoca in tenui virgulti. Una foja e un appetito impiastricciati di umanitarismi e di filodemie meramente verbali, buccali. «In profundo» l’idea di estorcere lor consenso agli abbienti, di arraffare a sé le loro posate d’argento, di vendicare sulla loro pelle mellificata, rasata, rosata, la demente protervia regalatagli dall’esperienza della protervia altrui. L’ossedente imagine del chiasso, della folla in berci, delle minacce delle corvatte, delle biciclette, l’ossedente sogno del numero e della violenza, l’idea fissa del verbo «stroncare »”.


Eccoli qui i Patagarri o come si chiamano. Ecco dove ne avevo letto. I teppistelli che arraffano la musica degli ebrei, le loro posate d’argento, e le rivendono per “stroncare” il genocidio.


C’è un’altra affinità, di sistema diciamo, di quadro. E cioè che quando il “mascelluto”, il Merda, il “furioso babbeo” – come Gadda chiamava Mussolini – arraffava la roba degli ebrei, la bella Italia si adunava ad applaudire, come ha fatto l’Italia democratica con questi Patagarri.


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