Israele
C’è un’altra Milano, quella che non urla contro Israele
Un incontro in taxi, prima della commemorazione del 7 ottobre, racconta il clima che circonda la comunità ebraica. Ma esiste un’altra Milano, solidale, aperta e orgogliosa della propria storia, che rifiuta intimidazioni e discriminazioni. Alla proposta di Majorino di subordinare la candidatura a sindaco alla rottura

Ho preso un taxi per andare alla sinagoga a Milano e, quando ho detto l’indirizzo, il commento del tassista è stato: “Va per la commemorazione? Certo che quel vostro presidente dovreste mandarlo via!”.
“Quale presidente, mi scusi?”
“Netanyahu.”
“Il mio presidente si chiama Sergio Mattarella, sono italiana e nemmeno ebrea e sto andando in sinagoga perché partecipo alla commemorazione del 7 ottobre 2023.”
La conversazione si chiude con un asciutto “Quanto le devo?”.
Il mio intervento alla cerimonia è stato solo per ricordare che c’è un’altra Milano, oltre a quella che ha avvolto l’11 febbraio del 2024 la statua di Garibaldi in largo Cairoli con le bandiere di Hamas, oltre a quella che costringe i luoghi ebraici a essere circondati dalla polizia, dalla scuola alle istituzioni culturali.
C’è un’altra Milano che si indigna di fronte agli atti di violenza, che si ispira alla grande tradizione di una città aperta, vitale, coraggiosa, che nei secoli è stata centro dell’Illuminismo e di una profonda tradizione cattolica.
C’è un’altra Milano fiera della propria comunità ebraica, che ne ricorda il grande mecenatismo nel tempo e che non ha mai, dopo la fine della seconda guerra mondiale, voluto discriminare gli ebrei, parte integrante della vita della città.

Quella Milano, che è meno ridotta di quello che il movimento propal con i suoi urli, le sue manifestazioni vuole far credere, oggi è vicina alla comunità ebraica: si ricorda le atrocità di un pogrom fatto da Hamas, ma i cui padrini sono molti di più, quell’asse del male dall’Iran al Qatar che finanzia e sostiene l’integralismo fanatico degli sciiti in Medio Oriente e li protegge anche all’interno dei paesi occidentali.
Il possibile candidato Majorino alla carica di sindaco di Milano ha dichiarato che correrà solo se la città romperà il gemellaggio con Tel Aviv: mi sembra un’opportunità straordinaria per i cittadini milanesi evitare che lui possa ricoprire questa carica con un programma così vasto e pregnante per risolvere i problemi (molti) che la formidabile crescita degli ultimi anni ha messo in luce.
Stia a casa, onorevole Majorino, comodamente seduto nel Consiglio regionale della Lombardia, e ci risparmi i suoi proclami e soprattutto la remota possibilità che lei possa essere il futuro sindaco della nostra città.
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