Società, cultura, storia e idee

Dai culti tollerati all’Islam senza intesa: la lunga storia italiana della libertà religiosa

Dallo Statuto Albertino, che riconosceva il cattolicesimo come unica religione dello Stato, alla Costituzione e alle intese con le confessioni acattoliche: il rapporto fra Stato, Chiesa e libertà religiosa attraversa tutta la storia italiana. Un percorso segnato da emancipazione, conflitti e ritardi, fino alla questione ancora

Stefano PipernoStefano Piperno20/08/2026Aggiornato 08/09/202610 min lettura2.028 parole
5xmille

Dallo Statuto Albertino, che riconosceva il cattolicesimo come unica religione dello Stato, alla Costituzione e alle intese con le confessioni acattoliche: il rapporto fra Stato, Chiesa e libertà religiosa attraversa tutta la storia italiana. Un percorso segnato da emancipazione, conflitti e ritardi, fino alla questione ancora aperta del riconoscimento unitario dell’Islam.


Nella Costituzione italiana i culti non cattolici sono definiti più propriamente «confessioni religiose diverse dalla cattolica» e sono pienamente tutelati.L’articolo 8 stabilisce: «Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge».

Le recenti vicende di Ceuta, che hanno coinvolto un Paese islamico tra i più moderati, come il Marocco, e un Paese europeo a maggioranza cattolica, come la Spagna, hanno riportato all’attenzione la vexata quaestio della penetrazione islamica nel nostro continente.

Il problema ha però dimensioni tali da non poter essere affrontato compiutamente nel breve spazio di un articolo. Ma, mentre cercavo di mettere ordine nelle mie riflessioni, mi sono accorto di non essermi mai interrogato a fondo su come l’Italia abbia affrontato, nel corso della sua storia unitaria, il rapporto con la Chiesa e la presenza e il riconoscimento delle religioni acattoliche.

È stato questo lo scatto mentale che ha determinato la direzione delle mie riflessioni.

Da una questione europea e contemporanea sono così arrivato a una domanda più vicina e interessante per noi: quale legislazione regola oggi in Italia i rapporti fra lo Stato e le religioni acattoliche e attraverso quale percorso storico siamo giunti all’attuale assetto?

Occorre partire dall’Italia postrisorgimentale: uno Stato laico, liberale e sostanzialmente anticlericale, impegnato in un duro confronto con la Chiesa nell’ambito della cosiddetta «Questione romana».

Credo che questo racconto riserverà non poche sorprese, sia sul piano legislativo sia per i fatti e gli eventi che ne hanno accompagnato l’evoluzione.

Due eventi rilevanti avvennero sull’onda dei grandi rivolgimenti europei del 1848.

Il 17 aprile Pio IX fece abbattere gli accessi e parte delle mura del ghetto di Roma. Nel Regno di Sardegna, invece, Carlo Alberto riconobbe, con due distinti provvedimenti, i diritti civili e politici prima ai valdesi, il 17 febbraio, e poi agli ebrei, il 29 marzo.

Non si trattava ancora di una piena libertà religiosa: lo Statuto Albertino, promulgato il 4 marzo, continuava infatti a proclamare la religione cattolica come la sola dello Stato, definendo gli altri culti semplicemente «tollerati». Era comunque un primo, fondamentale passo verso l’emancipazione.

Proprio a Carlo Alberto, fervente cattolico, Carducci avrebbe dedicato, nell’ode Piemonte, i celebri versi: «…che via passasti con la spada in pugno ed il cilicio al cristian petto, italo Amleto».

La Questione romana, che aveva accompagnato tutto il processo risorgimentale, entrò nella sua fase decisiva con la breccia di Porta Pia e la presa di Roma del 20 settembre 1870. Quell’avvenimento ebbe anche un risvolto poco noto, ma particolarmente significativo e quasi emblematico dei tempi nuovi.

La storia volle che ad aprire la breccia decisiva fosse la batteria comandata dal capitano Giacomo Segre, un ufficiale ebreo piemontese. Non era un bersagliere, come talvolta viene raccontato, ma un esperto artigliere: furono i suoi cannoni a colpire con particolare precisione le Mura Aureliane, preparando il varco attraverso il quale sarebbero entrati i bersaglieri.

La coincidenza assume quasi il valore di un simbolo: un ebreo contribuì ad abbattere le mura della Roma pontificia e, con esse, anche l’ultima barriera che teneva gli ebrei romani segregati nel ghetto. Una targa in via Nomentana 133 ricorda oggi il punto dal quale operò la batteria di Segre.

È invece una leggenda che la scelta di affidare le cannonate a un ufficiale di religione ebraica fosse dovuta alla volontà di evitare la scomunica minacciata da Pio IX contro chi avesse osato invadere lo Stato pontificio.

Dopo la proclamazione di Roma capitale del Regno d’Italia, avvenuta nel 1871, lo Stato tentò di risolvere unilateralmente la Questione romana con la legge n. 214 del 13 maggio 1871, nota come Legge delle guarentigie.

Al papa venivano riconosciuti l’inviolabilità personale, gli onori sovrani, la disponibilità dei palazzi apostolici anche extraterritoriali, la libertà delle comunicazioni e una cospicua dotazione annuale in denaro. Non gli veniva però riconosciuta alcuna sovranità territoriale.

Pio IX respinse la legge, rifiutò il contributo economico e si considerò da allora «prigioniero nel Vaticano». Il conflitto tra lo Stato italiano e la Chiesa sarebbe rimasto aperto per quasi sessant’anni, fino ai Patti Lateranensi del 1929.

Per comprendere la condizione delle religioni non cattoliche occorre ricordare che lo Statuto Albertino, divenuto nel 1861 la carta costituzionale del Regno d’Italia, proclamava il cattolicesimo «sola religione dello Stato», mentre gli altri culti erano semplicemente «tollerati».

A questa disuguaglianza formale si contrapponeva però la legge Sineo del 19 giugno 1848, secondo la quale la differenza di culto non poteva limitare i diritti civili e politici né l’accesso alle cariche pubbliche e militari.

Nonostante questo, qualcosa si muoveva. Quasi nessuno sa, infatti, che la Mole Antonelliana, oggi simbolo di Torino, nacque nel 1863 come progetto della nuova sinagoga cittadina.

L’aumento continuo dell’altezza, dei costi e dei tempi imposto dall’ambizioso progetto di Alessandro Antonelli costrinse però la Comunità ebraica ad abbandonare l’impresa. Nel 1878 l’edificio fu acquistato dal Comune, trasformato in monumento all’unità nazionale e completato nel 1889. La Mole, dunque, non fu mai utilizzata come sinagoga.

L’Italia liberale rimase confessionale nella lettera dello Statuto, ma divenne progressivamente laica nella legislazione. Questo orientamento fu confermato dal Codice penale Zanardelli del 1889, che assicurò una protezione sostanzialmente paritaria alla libertà dei diversi culti.

Durante quel lungo periodo si susseguirono numerosi eventi che videro contrapposti lo Stato e la Chiesa. Ne rammento i più rilevanti.

Nel 1889 fu inaugurato a Roma, in Campo de’ Fiori, nonostante la fiera opposizione del Vaticano, il monumento a Giordano Bruno, simbolo del libero pensiero.

Nel 1895, nel venticinquesimo anniversario di Porta Pia, fu inaugurato al Gianicolo il monumento equestre a Giuseppe Garibaldi. Dopo i Patti Lateranensi del 1929, il regime fascista fece ruotare di 180 gradi il monumento: l’Eroe dei due mondi, che inizialmente guardava verso il Vaticano, fu rivolto dalla parte opposta per eliminare quello che la Santa Sede considerava un atteggiamento simbolicamente minaccioso.

Nel 1901, sempre a Roma, venne inaugurata la Fontana delle Naiadi in piazza dell’Esedra. Le sensuali figure femminili scolpite da Mario Rutelli suscitarono scandalo e le proteste degli ambienti clericali. La fontana fu quindi circondata da uno steccato di legno che impediva di vedere le quattro Naiadi nude.

I romani, tuttavia, sbirciavano tra le assi sconnesse; il 10 febbraio 1901, dopo una sorta di sollevazione popolare, lo steccato venne abbattuto. La fontana fu completata nel 1914 con la figura centrale del Glauco.

Nel 1904 venne aperta al culto una delle più grandi sinagoghe d’Europa: il Tempio Maggiore, costruito nell’area dell’antico ghetto e visitato ufficialmente, poco prima dell’inaugurazione, da Vittorio Emanuele III. Una solenne lapide, collocata sulla destra dell’ingresso, ricorda ancora oggi la visita compiuta dal re il 2 luglio 1904.

Fu però lo stesso Vittorio Emanuele III a firmare, nella tenuta di San Rossore, i decreti delle leggi razziali fasciste: il 5 settembre 1938 i primi provvedimenti riguardanti la scuola e, successivamente, il famigerato Regio Decreto-Legge n. 1728 del 17 novembre 1938, che sancì la persecuzione antisemita in Italia.

L’8 febbraio 1914 fu inaugurato il tempio valdese di piazza Cavour, segno evidente della presenza ormai riconosciuta delle religioni non cattoliche nella capitale del Regno.

Non va dimenticato che dal 1907 al 1913 Roma ebbe come sindaco Ernesto Nathan, repubblicano, mazziniano, ebreo laico e massone. La sua elezione rappresentò uno dei segni più evidenti della trasformazione della capitale: un esponente della comunità che fino al 1870 era stata confinata nel ghetto governava ora la città simbolo del cattolicesimo.

La sua amministrazione, fortemente laica e modernizzatrice, si impegnò soprattutto nella scuola pubblica, nei servizi municipali e nella lotta contro le rendite e i privilegi clericali.

Per Roma il cerchio si sarebbe chiuso in epoca repubblicana con la Grande Moschea, progettata dagli architetti Paolo Portoghesi, Sami Mousawi e Vittorio Gigliotti. Sorge ai piedi di Monte Antenne, tra i Parioli e l’Acqua Acetosa.

Il terreno fu concesso dal Comune nel 1974; la prima pietra venne posta nel 1984 alla presenza del presidente Sandro Pertini e l’inaugurazione avvenne il 21 giugno 1995. Finanziata in gran parte dall’Arabia Saudita e con il contributo di numerosi Paesi islamici, è sede del Centro islamico culturale d’Italia e principale luogo di culto musulmano della capitale.

In tema di multireligiosità della capitale, è opportuno segnalare anche la chiesa di Santa Sofia, cattolica di rito orientale, in via di Boccea. Ultimata nel 1968, è oggi un punto di raccolta per i rifugiati ucraini di Roma e non solo.

Il contenzioso tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica si concluse con la firma degli accordi che vanno sotto il nome di Conciliazione.

La svolta avvenne l’11 febbraio 1929 con la firma dei Patti Lateranensi, sottoscritti da Benito Mussolini, in rappresentanza di Vittorio Emanuele III, e dal cardinale Pietro Gasparri, segretario di Stato di papa Pio XI.

I Patti comprendevano tre atti distinti: il Trattato, con il quale l’Italia riconosceva la sovranità della Santa Sede sul nuovo Stato della Città del Vaticano, poneva fine alla Questione romana e riconosceva alla Santa Sede la proprietà di alcuni immobili extraterritoriali; la Convenzione finanziaria, che stabiliva l’indennizzo per la perdita dello Stato pontificio; il Concordato, che regolava i rapporti tra lo Stato e la Chiesa, riconoscendo il cattolicesimo come sola religione dello Stato e attribuendo alla Chiesa particolari prerogative nel matrimonio, nell’istruzione e nell’organizzazione ecclesiastica.

La Conciliazione modificò anche la condizione delle altre religioni. Con la legge n. 1159 del 24 giugno 1929, i precedenti «culti tollerati» divennero «culti ammessi»: potevano essere esercitati pubblicamente e i loro matrimoni ottenere effetti civili, ma comunità e ministri restavano sottoposti al controllo dello Stato.

Il cambiamento di denominazione non significò dunque parità: rispetto alla religione cattolica, riconosciuta come religione dello Stato, le altre confessioni conservarono una posizione subordinata.

Un vero superamento di questo impianto si ebbe solo con la revisione del Concordato del 1929, firmata il 18 febbraio 1984 a Villa Madama da Bettino Craxi, presidente del Consiglio, e dal cardinale Agostino Casaroli, segretario di Stato vaticano.

L’accordo, recepito con la legge n. 121 del 25 marzo 1985, eliminò il principio della religione cattolica come religione di Stato e ridefinì i rapporti tra Stato e Chiesa in senso di reciproca indipendenza e collaborazione.

Nello stesso periodo si avviarono anche le intese con le altre confessioni religiose. Con la Tavola valdese l’intesa fu firmata il 21 febbraio 1984 da Craxi e dal moderatore Giorgio Bouchard e approvata con la legge n. 449 dell’11 agosto 1984.

Con l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane l’intesa fu firmata il 27 febbraio 1987 e approvata con la legge n. 101 dell’8 marzo 1989, riconoscendo piena libertà organizzativa e parità di diritti.

Questo accordo causò molte polemiche all’interno delle comunità perché dall’iscrizione d’ufficio alla nascita si passò alla dichiarazione volontaria di appartenenza, con evidenti ricadute negative sulle loro entrate fiscali.

Per l’Islam non esiste ancora oggi un’intesa generale con lo Stato italiano: sono stati avviati nel tempo tavoli di consultazione e proposte di accordo, ma la comunità musulmana non ha ancora ottenuto un riconoscimento unitario analogo a quello delle altre confessioni.

Questo è un grave problema, che ha contribuito alla proliferazione di moschee improvvisate anche in negozi e persino in appartamenti, spesso presentati come circoli ricreativi o culturali.

È ipotizzabile che sia la stessa controparte a trovarsi nell’impossibilità di stipulare un’intesa, non disponendo di una rappresentanza istituzionale unitaria.

Ciò comporta, per esempio, che un matrimonio islamico celebrato davanti a un imam, di norma, non abbia validità civile.

Questi sono i fatti.


Inserisci la tua mail per non perdere nessuno dei contenuti di InOltre. Ogni volta che pubblicheremo qualcosa sarete i primi a saperlo. Grazie!

*Iscrivendoti alla nostra newsletter accetti la nostra privacy policy



Iscriviti al Club InOltre

Il Club InOltre nasce per creare una community tra chi InOltre lo scrive, chi lo legge e chi lo sostiene.  È il desiderio di creare punti di incontro digitali e, quando possibile, anche fisici – dove scambiarsi idee, discutere, conoscersi da vicino.

Un Club che unisce tutti quelli che contribuiscono alla buona riuscita d’InOltre e al suo successo.


Grazie per il vostro supporto!

Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con Causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.

Codice Iban: IT55A0306909606100000404908

Supporto editoriale

Sostieni questo progetto editoriale

Se ti è piaciuto o se non ti è piaciuto questo articolo, scrivilo nei commenti.

InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico oppure scegliendo una delle opzioni di donazione disponibili. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.

Grazie per il vostro supporto!

Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.

Codice IBAN: IT55A0306909606100000404908

PayPalOffrici un caffèDona con Satispay