Guerra, sicurezza e difesa
Dall’Ucraina alla difesa comune: il futuro strategico dell’Europa
Difendere l’Ucraina, rafforzare il pilastro europeo della NATO e costruire un’autonomia strategica sostenuta da istituzioni comuni: dal Warsaw Security Forum 2026 emerge una responsabilità che intreccia capacità militari, industria, deterrenza nucleare e resilienza sociale. La credibilità europea dipenderà dalla coerenza tra volontà politica, risorse e decisioni,

Di fronte alla persistente e crescente aggressività russa contro l’Ucraina, il Warsaw Security Forum 2026 assume un rilievo strategico cruciale: mettere a confronto la volontà politica, le capacità militari e la credibilità della risposta europea e alleata. Il futuro della sicurezza europea si decide soprattutto nell’esercizio di una deterrenza politica, economica e militare capace di impedire che l’opzione dell’aggressione diventi una scelta conveniente.
La difesa dell’Ucraina è il centro di gravità politico dell’Europa e rappresenta la priorità strategica da cui partire per rendere coerenti le scelte in materia di sicurezza, deterrenza e difesa e, in prospettiva, quelle relative al futuro dell’integrazione europea.
Il messaggio ai potenziali aggressori deve essere inequivocabile: attaccare l’Europa significa affrontare una difesa capace di negare il successo militare e di imporre costi insostenibili, tali da rendere disastrosa qualsiasi scommessa sull’esitazione o sulla divisione tra gli Alleati.
Dal Warsaw Security Forum 2026 emergono una rinnovata consapevolezza e la convinzione che l’Europa debba rafforzare il proprio ruolo nella NATO, rendendo così credibile la deterrenza nel medio termine. Questo rafforzamento è finalizzato a sostenere una transizione dell’Unione europea verso una Federazione di Stati, capace di conseguire autonomia strategica e di assumere una responsabilità crescente anche nella dimensione nucleare della propria sicurezza.
Considerare l’Ucraina il centro di gravità politico significa riconoscere che, intorno alla sua esistenza e alla sua difesa, si misurano la volontà, la coesione e la credibilità dell’Europa. Il modo in cui questa guerra terminerà condizionerà le aspettative sulla possibilità di modificare i confini con la forza e sul valore delle garanzie di sicurezza.
Una pace che lasci l’Ucraina vulnerabile ed esposta a nuove aggressioni – cioè senza la copertura politica e di sicurezza derivante dall’appartenenza all’Unione e alla NATO – costituirebbe una fonte di coercizione e di rischio per l’intero continente.
L’urgenza di incrementare la difesa aerea e la continuità dei rifornimenti, soprattutto con l’inverno alle porte, richiama una responsabilità immediata: assicurare che il sostegno all’Ucraina produca effetti sul terreno mentre si costruiscono le condizioni per una sicurezza duratura.
La relazione strategica è reciproca. L’Europa sostiene la capacità dell’Ucraina di resistere; l’esperienza dell’Ucraina contribuisce a trasformare il modo in cui l’Europa deve prepararsi. Il ritmo dell’innovazione, l’impiego di sistemi a guida autonoma abilitati dall’AI, l’adattamento operativo e i tempi di acquisizione impongono di aggiornare continuamente le procedure operative.
Il valore dell’integrazione futura dell’Ucraina nella comunità europea ed euroatlantica va valutato anche alla luce di questo contributo. È una direzione politica strategicamente cruciale, la cui realizzazione richiederà condizioni, decisioni e impegni condivisi.
Il commissario europeo per la Difesa e lo Spazio, Andrius Kubilius, ha prefigurato una maggiore responsabilità europea nella difesa convenzionale, mantenendo il legame con la garanzia nucleare americana e preparandosi a colmare eventuali carenze nelle capacità abilitanti attualmente fornite dagli Stati Uniti. L’ambasciatore americano presso la NATO, Matthew Whitaker, ha presentato questa evoluzione come un invito agli europei ad assumere un ruolo più importante.
Sono indicazioni politiche di una trasformazione in corso, che richiede scelte in materia di sviluppo delle capacità, di coordinamento industriale e di ripartizione delle responsabilità. Il loro significato va oltre il dibattito sulla ripartizione degli oneri.
Se Washington deve considerare contemporaneamente la sicurezza europea e la competizione nell’Indo-Pacifico, gli europei devono valutare quali funzioni potrebbero dover assicurare con maggiore autonomia. Strategic Intelligence, sorveglianza, spazio, difesa aerea, logistica e comando sono parti di un sistema: acquisirne singoli elementi senza integrarli lascia irrisolta la dipendenza.
L’Unione europea può contribuire attraverso strumenti industriali, finanziari e regolatori; la NATO assicura il quadro della difesa collettiva.
Su questo punto emerge un problema di fiducia e di credibilità. Le rassicurazioni sulla continuità dell’impegno americano convivono con interrogativi sulla prevedibilità delle scelte politiche di Washington. C’è tensione tra la solidità della cooperazione militare e l’incertezza percepita sul piano politico.
Una struttura militare efficace richiede decisioni politiche coerenti e tempestive. Il rischio che l’avversario attribuisca alle esitazioni politiche il carattere di debolezza decisionale deve essere incluso nella soluzione dell’equazione strategica.
La Teoria della Vittoria
Il comandante supremo delle Forze alleate in Europa (SACEUR) ha affrontato la questione della credibilità della deterrenza presentando la sua Theory of Victory, sintetizzata nella formula “Block, Blunt, Break”.
Il testo integrale dell’intervento ne chiarisce la natura: una visione condivisa e un intento del comandante, coerenti con la strategia di deterrenza e di difesa dell’area euroatlantica già concordata dagli Alleati. La formula esprime la determinazione, sostenuta dalle necessarie capacità, a fermare l’attacco iniziale, arrestarne la prosecuzione e, se necessario, disarticolare le forze e il sistema militare che lo sostengono.
Sul piano politico-militare, della pianificazione e della generazione capacitiva, la sua presentazione non introduce una svolta assertiva nella postura dell’Alleanza, che resta una postura di deterrenza e di difesa.
Si colloca in piena continuità con la NATO Military Strategy, con i suoi due concetti attuativi, cioè il DDA (Deterrence and Defence of the Euro-Atlantic Area) e il NWCC (NATO Warfighting Capstone Concept), e con il nuovo Concetto Strategico dell’Alleanza Atlantica approvato a Madrid nel 2022. È un quadro coerente che collega gli obiettivi politici all’impiego dello strumento militare e allo sviluppo delle capacità necessarie, sia nel presente sia nel lungo periodo.
Il valore distintivo della Theory of Victory risiede nella comunicazione strategica, formulata al momento opportuno.
Il SACEUR rende comprensibile il rapporto tra la postura difensiva dell’Alleanza e la capacità di sconfiggere un’aggressione. Il messaggio parla a destinatari diversi: all’avversario indica che il successo militare gli sarà negato; agli Alleati offre un riferimento comune per la preparazione e gli investimenti; ai cittadini comunica che esiste una concezione condivisa della difesa e la determinazione ad attuarla.
“Block, Blunt, Break” concentra questo messaggio in termini riconoscibili. La sua efficacia dipenderà dalla coerenza tra ciò che viene dichiarato, le capacità dimostrate e le decisioni politiche effettivamente prese.
In questa lettura assume particolare rilievo anche il riferimento del SACEUR alla Polonia come esempio di investimenti nella difesa, di modernizzazione militare e di rafforzamento industriale. Il riconoscimento al Paese ospitante assume il significato di un richiamo agli Alleati che tardano a tradurre gli impegni in capacità effettive.
La credibilità della deterrenza dipende dal contributo concreto di ciascuno: risorse, forze pronte, capacità produttiva e capacità di sostenere le operazioni. L’esempio polacco rende questo messaggio politicamente più incisivo e richiama i governi alla responsabilità di dare sostanza alla difesa collettiva.
Questa comunicazione può sostenere la fiducia necessaria per rafforzare il pilastro europeo della NATO. È tuttavia essenziale comprenderne il perimetro politico e militare.
Il SACEUR circoscrive l’obiettivo alla sconfitta tattica e operativa del sistema che conduce l’aggressione, necessaria per impedire la conquista e il mantenimento del territorio alleato. Nel suo discorso distingue questo scopo dall’imposizione di una sconfitta strategica all’avversario.
La finalità prioritaria resta quella di prevenire il conflitto, che egli non considera né imminente né inevitabile. Comunicare la capacità e la determinazione a difendersi serve quindi sia a rassicurare le società alleate sia a modificare il calcolo strategico di chi potrebbe attaccarle.
Questa teoria acquista credibilità quando l’avversario percepisce, contemporaneamente, la probabilità di fallimento e il costo della prosecuzione dell’aggressione. Per ottenere tale effetto, le capacità militari e la volontà politica devono risultare comprensibili e credibili agli occhi di chi prende le decisioni dall’altra parte.
La disponibilità di mezzi, per quanto significativa, non elimina il problema delle percezioni, delle interpretazioni errate e delle diverse propensioni al rischio. Anche il controllo dell’escalation resta un’interazione tra avversari, con margini di incertezza che nessuna dichiarazione può cancellare.
La prospettiva temporale a medio termine
I prossimi cinque anni devono essere considerati un orizzonte di pianificazione politica e strategica con risultati verificabili. Nell’immediato, la priorità è sostenere l’Ucraina e colmare le carenze più urgenti del contributo europeo alla difesa.
Il rafforzamento industriale, l’integrazione delle capacità abilitanti e la preparazione delle forze devono poi procedere insieme alla costruzione di meccanismi decisionali efficaci e integrati. L’obiettivo per questo periodo è che l’Europa renda sostanzialmente più credibile la propria deterrenza e crei le condizioni politiche per una transizione federale, protetta da una capacità di difesa in crescita.
L’industria della difesa è uno dei settori in cui queste responsabilità diventano misurabili. Le risorse devono tradursi in produzione, consegne, manutenzione e nella capacità di sostenere operazioni prolungate.
Emerge dunque l’esigenza di ridurre la frammentazione industriale e progettuale europea e di migliorare la standardizzazione e l’interoperabilità. È evidente che una maggiore capacità produttiva europea rafforza anche il valore dell’Europa come partner transatlantico.
La prospettiva di un’Unione europea federale dà a questi investimenti un obiettivo politico. Una federazione di Stati deve poter definire interessi comuni, prendere decisioni e rispondere democraticamente delle responsabilità che esercita.
L’autonomia strategica, in questo senso, è la capacità di scegliere e sostenere una linea d’azione anche quando le priorità dei partner divergono. Deve rafforzare il contributo europeo alla NATO e il valore dell’Europa come alleata. Richiede una capacità militare integrata e un’autorità politica legittimata a impiegarla. La costruzione della difesa comune e l’evoluzione federale devono quindi sostenersi reciprocamente.
La dimensione nucleare
Appare inevitabile che si apra la strada a un arsenale nucleare europeo, grazie all’evoluzione coordinata del ruolo delle capacità francesi e britanniche. Il Regno Unito, pur essendo esterno all’Unione europea, resta un partner indispensabile per la sicurezza continentale.
La futura architettura dovrà dunque collegare l’integrazione politica dell’UE a un rapporto strutturato con Londra. La proposta riguarda una progressiva europeizzazione della responsabilità di deterrenza e solleva questioni relative a garanzie politiche, consultazione, finanziamento e autorità decisionale, che devono essere affrontate esplicitamente.
Il concetto NATO dei vettori a duplice capacità (DCA) offre un riferimento organizzativo per la partecipazione degli Alleati, ma occorre comprenderne la configurazione attuale. La capacità DCA impiega armi nucleari americane, che restano sotto il controllo e la custodia degli Stati Uniti.
L’acquisizione britannica di F-35A per questa missione amplia il contributo del Regno Unito al sistema NATO ma non equivale all’impiego di testate britanniche su tali velivoli. Le forze strategiche britanniche e francesi mantengono dunque i centri nazionali di decisione, mentre la Francia non partecipa al NATO Nuclear Planning Group (NPG).
Le interlocuzioni in corso, incluso il memorandum di cooperazione siglato a Northwood tra Francia e Regno Unito, offrono tuttavia elementi su cui elaborare una proposta europea. La collaborazione franco-britannica prevede la possibilità di coordinare l’impiego degli ordigni nucleari, pur mantenendo l’indipendenza decisionale.
La dissuasione avanzata francese apre la strada a forme di cooperazione con partner europei, pur lasciando al presidente della Repubblica la decisione ultima.
La direzione di sviluppo di una futura architettura di partecipazione europea, ispirata anche all’esperienza DCA, fondata sull’evoluzione delle capacità della Francia e del Regno Unito e coerente con il quadro della NATO, è assolutamente perseguibile.
Il passaggio verso un arsenale effettivamente europeo richiederebbe ulteriori accordi in materia di autorità, dottrina e responsabilità, nel rispetto degli obblighi internazionali. È un obiettivo politico da costruire; le iniziative attuali ne costituiscono possibili premesse, senza però realizzarlo.
La percezione regionale estesa
La centralità dei Paesi nordici, dei Paesi baltici e della Polonia è chiaramente evidente nel Rapporto WSF 2026, che attribuisce loro un ruolo nella (ri)costruzione dell’ordine di sicurezza europeo, collegando difesa, politica estera, energia e resilienza nazionale.
La loro percezione della minaccia, basata su evidenze ed esperienza storica, dovrebbe accelerare le scelte comuni per trasformare questa urgenza regionale in una responsabilità europea condivisa, capace di coinvolgere anche chi osserva la dimensione della sicurezza da prospettive geografiche diverse.
La resilienza sociale
Nelle discussioni sulla difesa totale, il riferimento finlandese ha sottolineato l’importanza di istituzioni affidabili, di una pianificazione strategica permanente, di esercitazioni e della partecipazione dei cittadini.
La resilienza, in questo contesto, è intesa come il legame tra le capacità militari, la condivisione dell’obiettivo strategico da parte dell’opinione pubblica e la durata dell’impegno politico.
Una società capace di mantenere i servizi essenziali e la fiducia durante una crisi riduce le opportunità di coercizione e di soggezione cognitiva. Questo principio è rilevante in particolar modo per le attività ostili al di sotto della soglia del conflitto armato (operazioni ibride, non attribuibili e di guerra cognitiva).
La risposta del sistema Paese collega la protezione delle infrastrutture, la continuità amministrativa e il contrasto alle interferenze, tutelando e preservando i diritti e la qualità del confronto democratico.
La resilienza richiede inoltre un rapporto trasparente e onesto con i cittadini. Le scelte di bilancio comportano costi e priorità che devono essere spiegati e discussi.
La sicurezza sostiene il funzionamento della sanità, dell’istruzione, dell’economia e delle infrastrutture; allo stesso tempo, la solidità di questi sistemi contribuisce alla sicurezza. La leadership politica deve rendere comprensibile questa relazione, dimostrare l’efficacia della spesa e offrire una prospettiva credibile.
Il consenso costruito soltanto sulla paura rischia di consumarsi proprio quando occorre mantenerlo. Questa è una lezione magnifica per alcuni Paesi della direzione strategica del Sud.
Le discussioni sul Medio Oriente e sulla cooperazione malevola tra potenze autoritarie hanno ulteriormente ampliato il quadro. Energia, rotte commerciali, tecnologie e stabilità regionale collegano la sicurezza europea alle dinamiche globali.
Nei panel diplomatici ho annotato il rilievo attribuito alla fiducia, alla responsabilità degli attori regionali e alle difficoltà nell’attuazione degli accordi raggiunti. La capacità di difendersi deve accompagnarsi a una capacità diplomatica di costruire soluzioni sostenibili.
Analogamente, la cooperazione tra Russia, Cina, Iran e Corea del Nord richiede di valutarne gli interessi convergenti senza presumere che siano identici o che producano un’alleanza pienamente omogenea.
La complessità decisionale
In questa complessità si colloca il contributo dell’Analisi Strategica, della Valutazione Comparativa e del Foresight Strategico:
- L’Analisi Strategica collega gli obiettivi politici, gli attori e le condizioni del confronto.
- La Valutazione Comparativa esamina le forze, le vulnerabilità e le asimmetrie rispetto a un avversario che si adatta a uno scenario in evoluzione, considerando anche l’industria, le alleanze e la capacità di sostenere lo sforzo nel tempo.
- L’Analisi di Prospettiva (Foresight) esplora evoluzioni alternative, mette alla prova i presupposti, individua le tendenze evolutive a partire dai segnali deboli di cambiamento e visualizza opzioni decisionali strategiche.
La loro integrazione consente di verificare se una teoria rimanga valida al mutare delle condizioni.
Il richiamo del SACEUR al vantaggio decisionale rafforza questo punto, collegando la raccolta di informazioni, gli algoritmi e la comprensione dell’ambiente alla capacità di anticipare e di approntare coerentemente le forze.
Il passaggio determinante resta la trasformazione della conoscenza in giudizio e del giudizio in una decisione politica attuabile. Più dati e maggiore velocità hanno valore quando consentono di riconoscere un cambiamento rilevante e di correggere tempestivamente una scelta.
La priorità che ho identificato a Varsavia è una sequenza politica precisa: difendere l’Ucraina, rafforzare, nei prossimi cinque anni, il pilastro europeo della NATO e usare questa maggiore capacità di deterrenza per sostenere il percorso verso una Federazione di Stati dotata di autonomia strategica.
La dimensione nucleare deve entrare in questa equazione strategica attraverso una proposta europea credibile, sviluppata con la Francia e il Regno Unito e sostenuta da una responsabilità politica europea adeguata.
La Theory of Victory del SACEUR chiarisce come impedire che un’aggressione raggiunga i propri obiettivi. A tutta l’Europa spetta costruire le condizioni politiche, industriali e sociali che rendano duratura questa capacità e consentano di orientare il proprio futuro.
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