Stati Uniti e spazio atlantico

Donald Trump può essere destituito?

Molti cittadini, e molti lettori di InOltre, si chiedono se ci siano possibilità che Trump possa decadere, che possa essere destituito dal Congresso, o sostituito nel prossimo futuro. Le probabilità sono assai remote. Nonostante il terremoto politico che Trump sta scatenando a livello mondiale, e nonostante

Pietro Molteni24/02/2025Aggiornato 08/09/20265 min lettura1.040 parole

Molti cittadini, e molti lettori di InOltre, si chiedono se ci siano possibilità che Trump possa decadere, che possa essere destituito dal Congresso, o sostituito nel prossimo futuro. Le probabilità sono assai remote.

Nonostante il terremoto politico che Trump sta scatenando a livello mondiale, e nonostante molti suoi sostenitori stiano iniziando a criticarlo pesantemente per le sue posizioni nei confronti del conflitto russo-ucraino, l’ipotesi più verosimile è che Trump resterà presidente per i prossimi tre anni e undici mesi. È bene quindi fare il punto su alcuni dettagli tecnici che ci possono aiutare a fare ordine a riguardo.

Essendo gli USA una repubblica presidenziale, il Presidente non può essere eletto se non dai cittadini americani. Inoltre, la Costituzione USA non prevede elezioni anticipate. Quindi, qualsiasi cosa accada a Washington, compreso l’impatto con un meteorite, le prossime elezioni presidenziali si svolgeranno il 7 novembre 2028, ed il nuovo presidente entrerà in carica il 20 gennaio 2029.

La maggioranza al congresso

Il partito Repubblicano ha al momento la maggioranza in entrambi i rami del congresso, 3 membri di vantaggio alla Camera e 3 membri al Senato. Diversi deputati e senatori repubblicani, negli ultimi giorni, hanno criticato le posizioni di Trump riguardo la questione ucraina. Questo non significa che Trump abbia “perso la maggioranza”. Inoltre, nel caso che alcuni membri repubblicani si schierino con i democratici per varare leggi o riforme al Congresso, questo non interferisce con i poteri del Presidente. Non esiste il “voto di fiducia” al governo, ed è piuttosto normale che un presidente di un partito governi nonostante il partito opposto controlli uno o entrambi i rami del Congresso.

Obama, ad esempio, governò solo per due anni con i democratici in maggioranza alla Camera e al Senato (2009-2011), quattro anni con la sola maggioranza al Senato (2011-2015), e due anni con entrambi i rami del congresso a maggioranza repubblicana (2015-2017). È chiaro che avere una camera di colore opposto rende più difficoltoso per il Presidente portare avanti riforme complesse o leggi importanti in linea con la propria visione, ma trattasi di una condizione piuttosto normale. 

L’impeachment

Siamo nell’ambito della fantapolitica, ma fare qualche ipotesi surreale può essere utile. Qualora Trump facesse qualcosa di sensazionalmente grave, il congresso potrebbe mettere il Presidente sotto impeachment. L’impeachment è un processo molto complesso che prevede numerosi passaggi, e le due fasi cruciali sono il voto alla camera, dove è necessaria la maggioranza semplice, e quello al senato, dove sono richiesti i due terzi di voti favorevoli. Ciò significa che, per mettere Trump sotto impeachment, anche se alcuni repubblicani alla camera lo “tradissero”, ci sarebbe bisogno del voto di ben 20 senatori repubblicani (su un totale di 53), più 45 democratici e 2 indipendenti. Questo rende la riuscita dell’impeachment un’eventualità assai remota.

Inoltre, se anche un impeachment riuscisse, non si andrebbe ad elezioni, ed il vicepresidente subentrerebbe alla presidenza. Data la vicinanza di vedute tra Trump e Vance, ed un gabinetto molto fedele alla linea di Trump, è logico che un ipotetico impeachment in questo caso dovrebbe interessare sia il presidente che il vicepresidente. Se entrambi fossero destituiti, la presidenza andrebbe allo Speaker della Camera (cosa mai successa nella storia degli Stati Uniti). Se lo Speaker della Camera fosse incapacitato ad esercitare la funzione, la presidenza passerebbe al senatore con più anni di servizio, e così via per una lunga catena di successione.

Il popolo americano ed il 2° emendamento

Quando si formulano queste ipotesi non bisogna fare i conti senza l’oste. Gli Stati Uniti d’America sono nati con l’idea di essere uno spazio geografico dove ogni persona possa venire ad abitare per vivere in libertà. È da questo principio che deriva la “sacralità” del 2° emendamento della Costituzione: “Essendo necessaria una milizia ben regolata per la sicurezza di uno Stato libero, il diritto del popolo di tenere e portare armi non può essere violato”.

Le armi servono infatti al popolo per proteggersi dal proprio stesso Stato, nel caso questo minacci il diritto degli americani a vivere in libertà. È risaputo che uno degli zoccoli più duri del bacino elettorale di Trump siano proprio alcuni gruppi di destra molto armati, ben addestrati, di cui molti ex militari. È il mondo a cui fa riferimento Steve Bannon e una galassia di organizzazioni di estrema destra dove Trump è oggetto di un vero e proprio culto che va al di là della politica. Mettere sotto impeachment Trump significa, per un senatore repubblicano, diventare un traditore agli occhi di una parte della popolazione estremamente capace di fare la guerra e convinti che Trump sia il difensore della libertà degli americani contro l’oppressione voluta dalla sinistra. Se voi foste uno di quei senatori, votereste l’impeachment a cuor leggero?

Il sentimento dell’America profonda

Trump ha fatto propria la narrazione della difesa della democrazia, allacciandosi ad una narrazione molto sentita dall’ “America profonda”. Alla sua terza campagna elettorale tenne il primo comizio a Waco, in Texas. Fu proprio lì che, all’inizio degli anni ‘90, un’organizzazione semi-religiosa guidata da David Koresh formò una comunità dove presto vennero rilevati casi di pedofilia e poligamia. Quando la polizia intervenne per sgomberare lo stabile, i residenti, che avevano accumulato nei sotterranei un vero e proprio arsenale, diedero il via ad una resistenza armata che si tradusse in un assedio di 51 giorni, e che vide intere squadre di agenti federali, con tanto di carrarmati Abrams, impegnate in una vera e propria guerra. Questa vicenda, che finì in un incendio dove morirono 76 persone, è rimasta in un certo immaginario collettivo il simbolo del sopruso dello Stato contro i propri cittadini. Al suo comizio a Waco a Marzo 2023, in onore del trentesimo anniversario della strage, Trump disse: “Per coloro che sono stati offesi e traditi, io sono la vostra vendetta”.

E’ chiaro quindi che ci sono molti ostacoli sia tecnici che culturali legati al capitale politico personale di Trump che rendono una sua destituzione inverosimile, anche qualora le sue posizioni diventassero ancora più estreme.

Nonostante ciò, viviamo in un momento storico in cui la parola “impossibile” deve essere eliminata dal vocabolario. 


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