Italia: politica, istituzioni e società

Dovrebbe stupire che si riapra una “questione zingara”. Invece no, non stupisce

Non ha nessun senso dal punto di vista giornalistico, non ha nessun senso ai fini della completezza della cronaca, e soprattutto non ha nessun senso considerando come non risulti che in vicende tragiche simili si segnali “l’etnia” dei responsabili. Ma basta già questa osservazione per capire

Iuri Maria Prado14/08/2025Aggiornato 08/09/20263 min lettura490 parole
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Non ha nessun senso dal punto di vista giornalistico, non ha nessun senso ai fini della completezza della cronaca, e soprattutto non ha nessun senso considerando come non risulti che in vicende tragiche simili si segnali “l’etnia” dei responsabili.

Ma basta già questa osservazione per capire che, se non ha senso da nessuno di quei punti di vista, ha invece senso, ha senso eccome, se si tratta di dare sfogo al pregiudizio razzista che nel caso di quelli, “dei rom”, puntualmente è libero di trovare sfogo quando il fatto di cui si tratta riguarda loro.


Loro presi come categoria, come razza, come etnia appunto. Potrebbe servire tutt’al più in un mattinale, quella segnalazione; se tu devi cercare il responsabile di un illecito, è comprensibile che tu dia alle forze dell’ordine anche quelle indicazioni: pare che sia uno di colore, pare che sia di origine asiatica, eccetera.

Ma va bene in un mattinale, in una circolare alle forze dell’ordine, non sulla prima pagina di un giornale che allude alla “questione zingara”. Perché di questo si tratta.


E sulla base di queste segnalazioni di stampo razzista si sviluppa poi il “dibattito”, ovviamente; si susseguono le giudiziose osservazioni circa il fatto che non bisogna esagerare, d’accordo, però in effetti… In effetti il problema c’è, in effetti la questione zingara c’è.

Come vuoi negarlo? Per esempio una signora, credo che si chiami Giulia Crivelli, che a Radio 24 ha detto che bisogna andarci cauti con i campi rom da radere al suolo, per quanto anche lei – testuale – ripetutamente sia stata “rapinata dai rom”.


Capito? “Rapinata dai rom”. Rapinata dai neri. Rapinata dai calabresi.
Poi ovviamente si può ritenere che siano dettagli: “Ma sì, dai, ci siamo capiti… Ma che razzismo! E poi erano rom sì o no?”. E poi vogliamo negare che “i rom” – tutti eh, propria la razza, proprio l’”etnia” – vogliamo negare che non mandano i bambini a scuola e anzi gli insegnano a rubare?

E noi vogliamo bene a quei bambini eh, noi abbiamo a cuore la loro istruzione e ci dispiace che vivano nel degrado. Ma certo, una cristianissima attenzione per quei bambini, dei quali ci si occupa quando si tratta di denunciarne le propensioni criminali e quando si tratta di denunciare che i genitori li allevano per rubare macchine con cui investire e uccidere le anziane.


Dovrebbe stupire la naturalezza di questi riflessi, l’immediatezza incensurata di questi sbocchi razzisti. Ma davvero non stupisce.
Ah, attenzione. Le divagazioni sull’”etnia” di quei bambini sono fatte sulle pagine e dalle radio che indugiano sulle presunte responsabilità genocidiarie di Israele. E peggio per chi non capisce che è la stessa minestra.


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