Economia, energia e globalizzazione

Francia e Italia, cugine nel debito pubblico e nelle promesse

Francia e Italia si preparano alle campagne elettorali mentre il debito pubblico restringe i margini di entrambi i Paesi. A Parigi i titoli di Stato rendono più dei BTP, ma le promesse dei partiti ignorano i vincoli di bilancio. In Italia il debito scompare perfino dal

Francia e Italia, cugine nel debito pubblico e nelle promesse
Valerio SaleValerio Sale28/09/2026Aggiornato 17/10/20264 min lettura757 parole

Nella Francia che si avvia alle elezioni presidenziali c’è un dato che, da solo, racconta la mutazione dell’economia d’Oltralpe: il debito francese oggi è considerato più rischioso di quello italiano, nonostante Parigi abbia un rapporto debito/PIL più basso (118%) rispetto a quello dell’Italia (139%). Il Financial Times ha sintetizzato la situazione:”La Francia rimpiazza l’Italia come la principale preoccupazione degli investitori obbligazionari”.

Non è un’esagerazione giornalistica. È la fotografia di un deterioramento rapido che parte dai rendimenti dei titoli francesi (OAT), che hanno superato quelli italiani (BTP). Il deficit oltre il 5% del PIL rischia di esplodere. Il governo di Sébastien Lecornu ha previsto una manovra da 54, dicasi cinquantaquattro, miliardi di euro per evitare il previsto 6,5% a politiche invariate. L’agenzia Scope ha abbassato il rating a lungo termine di Parigi. Il differenziale con i Bund tedeschi tocca il massimo dal 2012.

Insomma, il debito è l’elefante nella stanza, ma la politica francese non ha alcuna intenzione di convivere con i suoi vincoli. A cominciare dalla riabilitata Marine Le Pen, per cui le regole europee e i mercati non sono un vincolo, ma un nemico.

All’estremità opposta, la France Insoumise di Mélenchon propone addirittura di cancellare il debito detenuto dalla BCE, una misura incompatibile con i trattati e potenzialmente destabilizzante, come afferma Olivier Blanchard, ex capo economista del FMI, che ha definito queste idee”falsi vantaggi” e ha parlato apertamente di rischio di crisi finanziaria, ricordando che il 52% del debito francese è detenuto da non residenti (contro il 35% dell’Italia). Tradotto: la Francia è molto più esposta agli umori dei mercati.

Con la macchina elettorale che si sta mettendo in moto anche in Italia, per l’Unione Europea i due Paesi diventano a tutti gli effetti”cugini del debito”. Ci sono i numeri, ma c’è anche un aspetto meno visibile che accomuna l’Italia alla Francia: la quantità di decisioni rinviate e la ristrettezza dei margini di azione.

Tuttavia, in Francia sono già in fase di elaborazione promesse elettorali incompatibili con la permanenza nell’euro. A differenza dell’Italia, dove una minoranza centrista liberale denuncia la realtà dei vincoli, in Francia anche le forze politiche centriste faticano ad abbandonare lo spirito gollista della”grandeur”, secondo cui la Francia detta le regole, non le subisce.

In Italia il senso di irresponsabilità è più mascherato. La sospensione del bollo auto e moto, con i suoi 2,3 miliardi di coperture incerte, e i 18 miliardi di privatizzazioni inserite in bilancio senza aver mai avviato una sola procedura hanno suonato la campanella della partenza della corsa elettorale.

Francia e Italia si avviano a entrare in campagne elettorali costruite su promesse che ignorano completamente il debito pubblico. A partire dalla spesa pensionistica, per cui Mélenchon offre l’uscita per tutti a 60 anni (il limite attuale è a 64) e il sottosegretario della Lega Durigon contesta l’analisi della Ragioneria dello Stato sulla spesa pensionistica e rilancia la quota 64.

Si conclude in bellezza con la promessa delle promesse: il calo delle tasse. In Francia Le Pen propone tagli orizzontali, ivi compreso il congelamento delle tasse sul tabacco. Mélenchon ripropone invece la”tassa sulla ricchezza” teorizzata dall’economista Gabriel Zucman, che dovrebbe permettere di ridurre il carico fiscale dei redditi medio-bassi.

In Italia Salvini rilancia sul tetto della flat tax e il governo Meloni allunga l’elenco dei bonus per nuovi settori merceologici. All’opposizione il leader 5 Stelle Conte rilancia il Reddito di Cittadinanza 2.0. I riferimenti alle coperture vengono rimandati alla finanza creativa, senza mai nominare la parola tabù del debito pubblico e dei suoi quasi 100 miliardi di interessi annui.

Nella narrazione sovranista e populista che accomuna i due Paesi, la politica italiana ha compiuto un’operazione culturale di lungo periodo: far sparire la parola”debito” dal dibattito pubblico, come avverte Veronica De Romanis, l’economista della Luiss che sull’analisi dei conti pubblici lavora da anni. L’alchimia semantica varia da”flessibilità” a”tesoretto”,”spazi di manovra”,”risorse da liberare”. Una sorta di negazione del debito che porta alla convinzione, questa comune anche alla Francia, che si possa governare ignorando i mercati, i trattati, la matematica. Il risultato? Il debito continua a crescere.

La verità che in Francia e in Italia nessuno vuole affrontare è che, se i mercati finanziari non credono più alle promesse di classi politiche che rifiutano i vincoli, dell’UE in primis, per rispondere a elettorati che non vogliono sentire parlare di sacrifici, il debito crescerà più velocemente della capacità di gestirlo. Ma se il debito torna a comandare, come è avvenuto in altre fasi storiche, l’ultima nel 2011, la politica smette di decidere.

Supporto editoriale

Sostieni questo progetto editoriale

InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico oppure scegliendo una delle opzioni di donazione disponibili. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.

Grazie per il vostro supporto!