Italia: politica, istituzioni e società
I Cattolici e l’Ucraina: in ballo c’è la scelta democratica
Negli ultimi giorni, i quotidiani hanno parlato dei nuovi fermenti politici del mondo cattolico democratico e riformista, alla luce di due eventi in programma questo mese. Il prossimo 18 gennaio, infatti, a Milano nascerà “Comunità democratica”, con Graziano Delrio, Pierluigi Castagnetti, Lorenzo Guerini, Romano Prodi e

Negli ultimi giorni, i quotidiani hanno parlato dei nuovi fermenti politici del mondo cattolico democratico e riformista, alla luce di due eventi in programma questo mese. Il prossimo 18 gennaio, infatti, a Milano nascerà “Comunità democratica”, con Graziano Delrio, Pierluigi Castagnetti, Lorenzo Guerini, Romano Prodi e altri nomi importanti della stessa area. «Comunità Democratica ha lo scopo – ha spiegato Delrio all’Ansa una settimana fa – di far capire che la cultura politica dei cattolici democratici può dare molto al Paese, come in altri tornanti storici. Chiediamo una maggior accoglienza e spazio, nel Pd o anche fuori dal Pd».
Sempre il 18 gennaio, a Orvieto, si terrà l’incontro annuale di Libertà Eguale, realtà guidata da Stefano Ceccanti ed Enrico Morando, nel quale sarà presente Paolo Gentiloni. Queste iniziative e il loro contenuto, secondo gli analisti, sarebbero il sintomo chiaro di un certo disagio dell’area cattolica e riformista all’interno dell’attuale PD. In un’intervista al Quotidiano Nazionale, Stefano Ceccanti non solo ha parlato della necessità che il partito ora guidato da Elly Schlein si rivolga di più agli elettori di centro, ma ha posto un tema che lui ha definito dirimente: «anche se con la politica internazionale forse non si vincono le elezioni, non ci possono essere equivoci su di essa».
L’ex parlamentare e giurista si riferiva, naturalmente, alla questione Ucraina e al posizionamento rispetto al sostegno armato fornito al Paese invaso dall’esercito russo nel febbraio 2022. Il tema è stato evidenziato da commentatori politici ben più titolati di chi scrive: David Allegranti, ad esempio, su Lettera43 ha sottolineato la presenza all’incontro milanese dell’ex ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, e del vicecapogruppo del Pd alla Camera, Paolo Ciani. Le rispettive posizioni sul conflitto ucraino appaiono opposte: favorevole agli aiuti (anche armati) all’Ucraina il primo, pacifista il secondo.
Sul tema, nei quasi tre anni di guerra, il cattolicesimo italiano ha espresso posizioni diverse: dal sostegno convinto alla causa ucraina al pacifismo assoluto. A giudizio di chi scrive, le ragioni pacifiste hanno avuto la meglio, sul piano mediatico, conquistando una maggiore rappresentanza nel mercato dell’attenzione a partire dalla legittima concorrenza tra le idee. Tuttavia ? questo il cuore del mio discorso ? sul sostegno all’Ucraina, il mondo cattolico si gioca una partita più importante di quanto percepito: questa partita ha a che fare col posizionamento del cattolicesimo rispetto alla democrazia.
Per giustificare quest’affermazione bisogna fare tre passi. In primo luogo, stare con gli ucraini, giova chiarirlo, vuol dire aiutare la loro lotta per la libertà e il loro diritto a una pace giusta, che si può ottenere solo se l’aggressore, la Russia di Putin, trova un argine fermo alle proprie mire. Tutto questo sta costando un prezzo assurdo in termini di vite e sofferenze alla popolazione, il cui sacrificio chiede di essere onorato.
L’alternativa proposta dalle posizioni pacifiste fin dall’inizio dell’invasione è nei fatti, al di là delle intenzioni, la resa dell’Ucraina e con ciò un pericoloso cedimento alla politica imperialista di Putin, che sarebbe così incoraggiato nel continuare le incursioni territoriali e la guerra ibrida alle democrazie occidentali, che è ormai un fatto acclarato. Da questo segue, ed è il secondo passo, che la guerra a Kyiv non è una questione territoriale ai confini dell’Europa, che si può risolvere chiedendo agli ucraini di moderare un po’ l’orgoglio nazionalista per amore della tranquillità generale: mi si perdoni il tono, ma crederlo è di una ingenuità sconcertante.
Nel febbraio del 2022, Putin ha solo reso esplicita l’aggressione delle autocrazie nei confronti delle democrazie cominciata tempo fa e che non abbiamo voluto vedere. Come ha scritto il premio Pulitzer Anne Applebaum in “Autocrazie (di cui ha parlato Ilaria Borletti su queste pagine n.d.r.)
Chi sono i dittatori che vogliono governare il mondo” – probabilmente il saggio più importante dell’ultimo lustro – siamo di fronte all’azione di una “Autocrazia S.p.A” i cui azionisti hanno tutti un nemico comune: la democrazia liberale. Il testo di Applebaum non si perde in fumisterie teoreticiste o in slogan moralistici: mette insieme tantissimi fatti, del recente passato e dell’attualità, muovendosi tra Cina, Venezuela, Bielorussia, Zimbabwe, Russia, Iran, Corea del Nord e altrove, ricostruendo la tela che lega insieme l’alleanza delle autocrazie. In tale scenario, l’Ucraina diventa il terreno in cui Autocrazia S.p.A. tenta di sfondare un muro molto più ampio. La posta in gioco arriva fin qui, non si ferma alla Crimea o qualche altro territorio.
Da quanto detto, segue il terzo e decisivo passo. Dentro l’orizzonte descritto, emerge quanto sia cruciale tener ferma l’opzione preferenziale per la democrazia sostanzialmente formalizzata dal Concilio Vaticano II. Dal punto di vista storico, come sappiamo, il cattolicesimo europeo non accettò subito la democrazia pluralista, anzi, all’inizio, tra le due entità ci fu un rapporto conflittuale. Per vari motivi che qui non si possono richiamare, nell’Europa continentale la democrazia si impose alla Chiesa, percepita in molti casi come legata all‘ancien règime.
Pensiamo poi al rapporto strumentale che purtroppo l’istituzione ecclesiastica ha avuto coi regimi autoritari di destra nel ‘900. Come ha sottolineato più volte il già citato Stefano Ceccanti, la parabola del filosofo cristiano Jacques Maritain, uno dei massimi riferimenti culturali del cattolicesimo democratico, è paradigmatica. Maritain, infatti, è nato dentro una visione di Chiesa che sosteneva l’equidistanza teorica tra le varie forme di Stato e, nel caso francese, dentro una forte polemica tra laicisti e clericali, per arrivare poi ad essere uno degli intellettuali cattolici più importanti per l’elaborazione pratico-teorica dell’incontro tra cristianesimo e democrazia moderna, propiziandone l’abbraccio.
A differenza dell’Europa, negli Stati Uniti, religione e libertà nascono alleate e il pluralismo, anche religioso, è un punto di partenza. Maritain analizza anche questo punto in “Riflessioni sull’America”, un saggio che testimonia il cammino del filosofo nell’approfondimento del tema. Lo scenario americano oggi sembra mutato di segno. Come ha affermato in diversi scritti e interviste Massimo Faggioli, storico della Chiesa ed esperto del cattolicesimo americano, negli Usa la capacità delle Chiese di conciliarsi con la democrazia pluralista e di nutrire la “religione civile” americana è in forte difficoltà. «La distopia politica dell’America di oggi – ha scritto Faggioli qualche anno fa, ma le sue parole sono ancora valide – è infatti inseparabile dal ritorno di convinzioni religiose che minano quel consenso morale-religioso alla base della democrazia in America».
Quella distopia trova nel trumpismo e nel suo rapporto diciamo problematico con la democrazia pluralista, la propria incarnazione politica: l’attacco di Capitol Hill del 2021 fu sostenuto anche da un’ampia fetta del cattolicesimo americano ultra-conservatore, lo stesso che simpatizza per Putin e preme per abbandonare Zelensky, condividendo questa posizione con l’ultradestra tedesca, francese e italiana.
Detto in termini chiari: i partiti e i leader politici che nel mondo occidentale flirtano con gli autocrati e sono essi stessi portatori di tendenze autocratiche e illiberali entro il perimetro delle democrazie liberali, trovano appoggio in una parte dell’universo cattolico ultra-conservatore. Il punto di coagulo di questo cosmo, che guarda caso utilizza gli stilemi più classici della retorica pacifista, è l’Ucraina: a questa dev’essere imposta la pace al più presto, togliendole il sostegno economico e militare. In altri termini: deve vincere Putin.
Stare dalla parte dell’Ucraina, non solo con le belle intenzioni dell’animo, ma concretamente, senza fuggire il dramma storico presente, significa sostenere la democrazia e confermare l’opzione preferenziale per essa che il cattolicesimo ha faticosamente guadagnato. Ciò vale anche se la guerra dovesse finire domani. Non solo, significa anche lavorare per la pace autentica: è lo spazio democratico, infatti, la garanzia non perfetta ma migliore, per disinnescare gli scontri tra opposti nazionalismi e “civiltà” che certamente si preparano se le autocrazie avranno mano libera.
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