Antisemitismo

I morti di Gaza, l’imparzialità e l’onestà intellettuale

Come le autorità sanitarie di Gaza (cioè di Hamas), anche l'Unrwa (molto vicina a Hamas) parla ormai di cinquantaduemila morti nella Striscia,"per lo più civili". Nel mainstream giornalistico e televisivo quel pudico codicillo scompare, e diventano solo civili. Dal bilancio delle vittime spariscono quindi i terroristi

Michele MagnoMichele Magno14/05/2025Aggiornato 08/09/20263 min lettura441 parole

Come le autorità sanitarie di Gaza (cioè di Hamas), anche l’Unrwa (molto vicina a Hamas) parla ormai di cinquantaduemila morti nella Striscia,”per lo più civili”. Nel mainstream giornalistico e televisivo quel pudico codicillo scompare, e diventano solo civili. Dal bilancio delle vittime spariscono quindi i terroristi – di tutte le età e di entrambi i sessi (da quelle parti il genderfluid non va di moda) – caduti sotto le bombe e negli scontri con l’Idf. Il ministero della Difesa israeliano, dal canto suo, all’inizio dell’anno in corso stimava in circa quindicimila i brigatisti di al-Qassam eliminati.

I civili palestinesi che hanno perso la vita, quelli ai quali Yahya Sinwar e il suo successore hanno sempre negato riparo nei tunnel chilometrici costruiti con il denaro degli aiuti umanitari, sono tuttavia molte migliaia. Sono troppi? Certo, perché in una guerra anche uno solo è troppo. Perché, allora, si gonfia il loro numero? Il motivo è evidente: per traumatizzare l’opinione pubblica, alimentare la campagna di odio verso lo stato”terrorista” d’Israele e accreditare gli slogan della pulizia etnica e del genocidio, scanditi nei cortei antisemiti del”from the river to the sea”.

Non solo nei cortei, però. In una trasmissione televisiva di Nove della scorsa settimana (ospiti, tra gli altri Alessandro Di Battista, Moni Ovadia e Francesca Albanese -tre nomi di qualità come i vini a denominazione di origine controllata), abbiamo assistito a una sorta di seduta spiritica contro il sionismo (leggi: contro gli ebrei colonialisti, razzisti e, diciamola tutta, anche deicidi).

Non una parola sul 7 ottobre 2023 (ma sappiamo che quei nomi lo considerano un legittimo atto di resistenza armata all’illegitima occupazione della Palestina). Non una parola sugli ostaggi uccisi, torturati o detenuti (quei pochi che sono sopravvissuti) in condizioni disumane.

È assai triste che buona parte dell’informazione abbia rinunciato alla verifica puntigliosa dei fatti e delle fonti per valutare la fondatezza di notizie e affermazioni, che poi si rivelano spesso clamorose fake news. Oggi in Italia abbondano i giornalisti e i geopolitici, più o meno sedicenti, che giocano sporco -troppo sporco- sul conflitto in medio oriente, incuranti del celebre monito di Gaetano Salvemini:”Noi non possiamo essere imparziali. Possiamo essere soltanto intellettualmente onesti, cioè renderci conto delle nostre passioni, tenerci in guardia contro di esse e mettere in guardia i nostri lettori contro i pericoli della nostra parzialità. L’imparzialità è un sogno, la probità un dovere“ (Prefazione a “Mussolini diplomatico”, 1932).


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