Società, cultura, storia e idee

I soliti inossidabili pregiudizi sui Rom

Per molto tempo si è creduto di tutto sui rom. Si è creduto che la lingua che parlano non fosse una lingua vera, ma un modo di comunicare in codice, un gergo criminale. E non era vero. Si è creduto che rubassero i bambini degli altri.

Angelica Albi05/06/2025Aggiornato 08/09/20264 min lettura710 parole

Per molto tempo si è creduto di tutto sui rom.

Si è creduto che la lingua che parlano non fosse una lingua vera, ma un modo di comunicare in codice, un gergo criminale.

E non era vero.

Si è creduto che rubassero i bambini degli altri. Si crede tuttora. Qualche volta ancora si sentono le mamme o i papà gagé dire ai bambini: “non ti allontanare, altrimenti passano gli zingari e ti portano via!”.

Non era vero un tempo e non è vero oggi.

Si è capito, finalmente, dopo diverse condanne ingiuste e altrettanti bambini strappati ingiustamente alla famiglia nel corso dei secoli.

C’è voluta la scoperta dell’esame del DNA perché tutti ne fossero finalmente certi.

Ho saputo di qualcuno che crede ancora che abbiano chissà quali costumi assurdi o addirittura che pratichino l’incesto.

Ovviamente, e ci mancherebbe altro, non è vero.

Insomma, si è creduto e si crede tuttora che, qualsiasi cosa sia fatta dagli zingari, anche la più normale, in un modo o nell’altro nasconderà qualche intenzione truffaldina, o almeno riprovevole.

Addirittura, c’è ancora più di qualcuno che, come l’On. Berrino (era sottinteso, ma, a meno di non voler fare i finti tonti, era chiarissimo a chi si riferisse), si illude che facciano figli “per poter rubare”.

Indovinate un po’?

Non è vero neanche questo.

In realtà è divertente vedere che ci sono partiti che si riempiono la bocca delle chiacchiere sulla famiglia tradizionale pro-vita come ideale tanto astratto quanto vuoto. Poi però quando vedono la famiglia tradizionale pro-vita, quella vera, lì deve esserci qualcosa sotto, il tranello. Sarà di certo una copertura per fregare la giustizia, altrimenti non si spiega.

Invece no, nulla di tutto questo. È un bel popolo quello secondo cui la famiglia è la massima ricchezza umana, perciò più è grande, meglio è, e ogni figlio è sempre un dono, perciò quando ne arriva un altro è festa. A prescindere da tutto.

È il popolo dei bambini, non certo il popolo dei ladri.

“Altrimenti che si vive a fare?”, così dicono.

Ed è la stessa cosa, ovviamente, anche nelle famiglie che con la polizia e i tribunali non hanno mai nulla a che fare. E ce ne sono tante, solo che chi lavora mica lo dice, a lavoro, che è zingaro.

E pure dove non mancano le storie di guardie e arresti, magistrati e avvocati, tribunali e galera, i bambini hanno speranza.

D’altra parte, sono storie vecchie quanto il mondo, e il mondo è fatto di tanti figli che hanno avuto un futuro migliore di chi li ha preceduti.

Di sicuro, nel frattempo, tutti questi figli vogliono stare con mamma e papà, coi nonni e gli zii, coi fratellini e le sorelline, i cuginetti e le cuginette.

Non certo in carcere, dove dovrebbe stare solo chi lo merita, senza che la pena incida più di tanto sulla sfera privata e sulla famiglia.

Non certo in mano allo Stato, i cui esponenti a volte si lasciano andare al più pericoloso degli arbitrii: il giudizio su chi è degno di fare figli e chi no.

E da questo pericolo è bene stare in guardia molto più che dalle mamme delinquenti.

Fatta eccezione per qualche tragedia (tragedia vera, però), non c’è dubbio sul fatto che il posto più sicuro per ogni bambino sia la famiglia, che non è mai perfetta (non lo è neppure se si è incensurati, neppure se si è gagé), ma è il meglio che la vita offre (vi stupirà, ma può persino capitare che un pessimo cittadino sia un ottimo genitore).

I miei amici, ieri sera, nelle kampine o nelle case, più o meno fortunati, si sentivano fortunati tutti.

Stavano insieme a cena, circondati da uno stuolo di parenti e tanti bambini chiassosi, a mangiare tutti insieme qualche cosa di delizioso, a farsi grasse risate (anche sulle sciocchezze dei politici), convinti che ne vale la pena eccome di svegliarsi la mattina presto e spaccarsi la schiena il giorno dopo.

La vita andrà avanti e di bambini ne arriveranno tanti altri, non certo “per andare a delinquere”, ma per tutt’altra ragione:

“Senza la famiglia che si vive a fare?”


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