Medio Oriente

Il sionismo secondo Einstein e Primo Levi: molto diverso dalla caricatura propal

Albert Einstein e Primo Levi vengono spesso arruolati post mortem contro Israele e il sionismo. Ma rileggendo le loro parole emerge un quadro molto diverso: critico, complesso, tutt’altro che riducibile alla propaganda propal. Una delle tecniche maggiormente adoperate dai propal per imporre la loro narrazione è

Nathan GreppiNathan Greppi03/07/2026Aggiornato 08/09/20265 min lettura882 parole

Albert Einstein e Primo Levi vengono spesso arruolati post mortem contro Israele e il sionismo. Ma rileggendo le loro parole emerge un quadro molto diverso: critico, complesso, tutt’altro che riducibile alla propaganda propal.


Una delle tecniche maggiormente adoperate dai propal per imporre la loro narrazione è utilizzare ebrei di estrema sinistra come foglie di fico per legittimare il loro odio nei confronti d’Israele e degli ebrei sionisti.

Ma in alcune occasioni si sono spinti oltre, annoverando “post mortem” tra le loro fila intellettuali ebrei che, secondo loro, erano ostili a Israele e al sionismo. Ma se si gratta la superficie, emerge quanto si tratti di un’operazione faziosa.

Il discorso di Einstein

Un caso emblematico è quello di Albert Einstein. Nel corso degli anni, non sono mancati i tentativi di dipingerlo come critico nei confronti del sionismo in quanto forma di nazionalismo, nonché più propenso all’idea di creare uno Stato binazionale per ebrei e arabi. Lo fece, ad esempio, il giornalista americano Fred Jerome nel suo libro del 2009 Einstein on Israel and Zionism.

Tuttavia, a smontare almeno in parte questa tesi ci ha pensato il testo di un discorso pubblico che il celebre scienziato avrebbe dovuto tenere nel 1955 in occasione di Yom HaAtzmaut, il giorno dell’indipendenza d’Israele, ma non poté perché morì pochi giorni prima delle celebrazioni.

Il testo, riportato sul sito ebraico americano Tablet Magazine, è stato reso pubblico nel 2013 dall’Archivio di Stato d’Israele e dall’Archivio Albert Einstein dell’Università Ebraica di Gerusalemme.

“Oggi è il settimo anniversario della nascita dello Stato di Israele. La fondazione di questo Stato è stata largamente approvata e riconosciuta a livello internazionale con l’intento di proteggere i resti del popolo ebraico dagli indescrivibili orrori della persecuzione e dell’oppressione”, affermava Einstein.

“Perciò, la fondazione di Israele è un evento che impegna attivamente la coscienza di questa generazione. Pertanto, è un amaro paradosso il fatto che un Paese che è stato creato per difendere un popolo martoriato debba a sua volta affrontare gravi minacce alla sua stessa sicurezza. Le coscienze universali non possono rimanere indifferenti a un tale pericolo”.

Più avanti, scrisse parole che avrebbero potuto essere pronunciate anche oggi: “Non è giusto che l’opinione pubblica mondiale critichi solo la reazione di Israele alle ostilità e non si sforzi attivamente di porre fine all’ostilità araba che è alla radice delle tensioni”.

Aggiunse inoltre: “Le politiche internazionali in Medio Oriente dovrebbero essere fondate sugli sforzi di assicurare la pace a Israele e ai suoi vicini. Ciò sarebbe coerente con gli ideali di pace e fratellanza che sono il più grande contributo che il popolo ebraico ha dato nella sua lunga storia”.

La lettera di Primo Levi

Un altro intellettuale ebreo spesso critico nei confronti d’Israele, ma che non per questo era antisionista — perlomeno nel modo in cui questo termine viene inteso oggi — è Primo Levi.

Lo dimostra una lettera inclusa nel recente volume Mi interessa la gente perché ne faccio parte, che raccoglie gli scambi epistolari tra l’autore di Se questo è un uomo e studenti e insegnanti delle scuole dove andava a parlare.

In una lettera datata 3 gennaio 1976, Levi disse che “in altri tempi ho sperimentato di persona che cosa sia il razzismo, e l’equiparazione che oggi se ne fa con il sionismo non può che riempirmi di indignazione, come ogni persona non prevenuta”. Pochi mesi prima della lettera, l’ONU aveva emanato una risoluzione che equiparava il sionismo al razzismo, poi abrogata nel 1991.

Levi aggiunse anche: “Si tratta di una falsità patente, già fin nella sua terminologia, poiché il sionismo è un movimento storico quasi secolare — e che, sia detto per inciso, nel 1948 ha ricevuto un solenne avallo da quegli stessi governi sedicenti socialisti che oggi lo vilipendono — mentre il razzismo è un’ideologia pseudoscientifica aberrante”.

Lo scrittore premette “che non sono sionista — se lo fossi, sarei in Israele —: ma ognuno sa che il sionismo ha preceduto Israele, che è stato mosso fin dai suoi inizi da principi ugualitari e libertari, e che ha acquistato vigore proprio come un movimento di salvataggio degli ebrei oppressi dall’assolutismo zarista prima, e dalla barbarie nazista poi”.

Ci tenne a ricordare che “proprio nei paesi del blocco orientale e nei paesi arabi gli ebrei sono sottoposti a un regime di discriminazione assai più grave di quello a cui sottostanno gli arabi residenti in Israele”.

Rileggere oggi le parole di Einstein e Levi dimostra come i semi dell’odio e della disinformazione contro Israele, che oggi stanno dando i loro frutti avvelenati, avessero iniziato a germogliare già decenni or sono. Cambiano i dettagli, ma la sostanza è sempre la stessa.


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