Italia: politica, istituzioni e società
Il voto contrario del PD al ddl antisemitismo: quanto costa tenere insieme il campo largo?
Il PD annuncia il voto contrario al DDL sull’antisemitismo dopo essersi astenuto al Senato. Emanuele Fiano parla di un errore gravissimo, mentre i riformisti valutano una posizione diversa da quella del partito. La frattura si aggiunge alle divergenze del campo largo su Ucraina, Israele e difesa:

Emanuele Fiano, ex deputato PD, figlio di Nedo, sopravvissuto ad Auschwitz, che ha speso la vita a testimoniare la Shoah, è da giorni impegnato su tutti i social per mostrare la propria sorpresa e contrarietà all’annunciato voto contrario del PD al DDL sull’antisemitismo, che non arriverà in Aula alla Camera prima di metà ottobre e su cui il partito si era astenuto al Senato.
Un voltafaccia imposto più dalla posizione irremovibile di Conte che da intima convinzione, mentre i riformisti valutano se astenersi o votare a favore.
Nella sua veste di presidente di Sinistra per Israele – Due Popoli Due Stati, Fiano ha dichiarato di non sapere quanto ancora si potrà rimanere in questo centrosinistra se anche il PD voterà no alla legge.
Con rispetto parlando, sembra quel marito che, aprendo l’armadio dove è nascosto l’amante della moglie, esclama convinto:”Qui c’è, ma non è lui!”.
Sì, perché è evidente che il PD ha superato la linea rossa che lo ha riportato indietro a certe epoche del PCI, anzi forse, o senza forse, ben oltre, perseguendo un pragmatismo elettoralistico, attento alle pulsioni più basse del populismo, che nemmeno in epoca togliattiana caratterizzò il PCI.
Alle prossime elezioni per il sindaco di Roma mancheranno un gran numero di voti: a sinistra la Comunità ebraica, a destra i laziali!
Scherzi a parte, il problema è serio, perché tutti danno grandi possibilità di vittoria al campo largo, ma Ucraina, Israele, UE, riarmo, NATO, i rapporti con la Russia, allontaneranno gran parte del voto di sinistra di opinione e non ideologico.
Sui giornali i commentatori più provveduti fanno notare il calo di 0,6 punti del PD nei sondaggi. Nell’ultima rilevazione del Corriere è al 19,5%, cinque punti sopra il M5S, mentre M5S e AVS insieme arrivano al 20,8%. L’altro argomento scottante è il continuo rinvio della definizione di un programma che affronti argomenti così divisivi.
19,5 + 14,5 + 6,3 fa 40,3: il 2,1% di Italia Viva potrebbe fare la differenza per raggiungere il 42% previsto dalla riforma elettorale, ancora da approvare definitivamente. Un sondaggio sui singoli partiti, però, non equivale al risultato di una coalizione. E poi, con quale politica?
O qualcuno cede o il governo espresso da quella maggioranza farà la fine dei due governi Prodi.
Tutto questo viene affrontato con una leggerezza ai limiti dell’incoscienza, perché il furore anti-meloniano ottenebra le menti, evidentemente l’antiberlusconismo eternamente perdente, o quasi, non ha insegnato nulla.
Intanto a destra è iniziato il festival dei provvedimenti di squisita propaganda elettorale: il tetto agli studenti stranieri nelle classi, le misure sui carburanti, ma ne arriveranno altri.
Sempre il sondaggio del Corriere mostra che, con Vannacci, la destra sarebbe avanti di appena mezzo punto, 45,7% contro 45,2%: siamo sicuri che in extremis Meloni non tiri fuori il coniglio dal cilindro?
I venti di guerra che spirano sull’Europa alla fine condizioneranno tutto questo; quando il gioco si fa duro, per paradosso non è più tempo di giocare.
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