Italia: politica, istituzioni e società
La dottrina cattolica della guerra giusta e gli aiuti militari negati all’Ucraina
Dalle parole di Parolin ad Agostino, dal Concilio Vaticano II al Catechismo, la dottrina cattolica riconosce il diritto alla legittima difesa quando le possibilità di una soluzione pacifica sono esaurite. La pace resta il fine, ma la lotta armata può essere un male inevitabile anche per

“Certamente, non si può negare a un popolo il diritto di difendersi. In questo senso, la dottrina della Chiesa è chiara” (Pietro Parolin, intervista a Repubblica, 4 ottobre). Non è la prima volta che il segretario di Stato della Santa Sede (in odore di sostituzione) lo ricorda ai cattopacifisti senza se e senza ma.
È vero che dall’inizio del suo pontificato non si contano gli appelli di Leone XIV (come di chi lo ha preceduto) perché la pace, cioè il “bene assoluto”, prevalga sulla guerra, cioè il “male assoluto”. Nonostante l’alto e nobile magistero del pontefice, questo male assoluto non sembra però sradicabile dalla storia umana.
Ciò ripropone anche a un non credente come chi scrive, ma che si considera crocianamente cristiano, una questione che fu affrontata nella sua formulazione più radicale già da Agostino d’Ippona (354-430): “La pace deve essere nella volontà e la guerra solo una necessità, affinché Dio ci liberi dalla necessità e ci conservi nella pace! Infatti non si cerca la pace per provocare la guerra, ma si fa la guerra per ottenere la pace! Anche facendo la guerra sii dunque ispirato dalla pace in modo che, vincendo, tu possa condurre al bene della pace coloro che tu sconfiggi” (“Epistola al generale Bonifacio”, n. 189, punto 6).
Per altro verso, nella Costituzione pastorale “Gaudium et Spes” del Concilio Vaticano II, promulgata da Paolo VI il 7 dicembre 1965, si può leggere: “La guerra non è purtroppo estirpata dalla umana condizione. E fintantoché esisterà il pericolo della guerra e non ci sarà un’autorità internazionale competente, munita di forze efficaci, una volta esaurite tutte le possibilità di un pacifico accomodamento, non si potrà negare ai governi il diritto di una legittima difesa”.
Infine: “Vim vi repellere licet” (è lecito respingere la violenza con la violenza) è un principio presente nel Digesto di Giustiniano (533). È accettato da ogni ordinamento giuridico e, esclusa quella della nonviolenza, da ogni dottrina morale. Con una sua interpretazione perfino estensiva, è stato accolto anche nel Catechismo della Chiesa Cattolica, voluto nel 1992 da Giovanni Paolo II come espressione del magistero conciliare (paragrafi 2308-2310).
“Opus iustitiae, pax” (Isaia 32,17) era il motto episcopale di papa Wojty?a. E, poiché la pace può nascere solo dalla giustizia, egli arriverà a dire che “ci sono casi in cui la lotta armata è un male inevitabile a cui, in circostanze tragiche, non possono sottrarsi neanche i cristiani” (Omelia sulla Heldenplatz di Vienna, 10 settembre 1983).
Poi si possono negare gli aiuti militari all’Ucraina e, contemporaneamente, essere devoti alla Vergine (Salvini) o a Padre Pio (Conte). Fatti loro la seconda cosa. Ma fatti nostri la prima.
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