Iran
La lotta dell’attrice Nazanin Boniadi contro il regime iraniano
L’attrice iraniano-britannica Nazanin Boniadi ha denunciato la repressione del regime iraniano e il silenzio di parte del mondo dello spettacolo sulle vittime delle proteste. Attivista per i diritti umani, ha criticato anche le posizioni dei progressisti sull’Iran, ribadendo al contempo le proprie riserve sulla guerra e

Nonostante il regime iraniano abbia massacrato decine di migliaia dei suoi stessi cittadini durante la repressione delle proteste scoppiate tra dicembre 2025 e gennaio 2026, su questo argomento è calato il silenzio più totale nel mondo dello spettacolo, che ha tutti i riflettori puntati unicamente su Gaza.
Eccezione virtuosa
Tuttavia, non sono mancati in Occidente casi di artisti provenienti dall’Iran che hanno denunciato i crimini del regime, nonché il silenzio dei progressisti sulla questione. Tra questi vi è l’attrice iraniana-britannica Nazanin Boniadi, la quale ha recitato in serie televisive di successo come “Gli Anelli del Potere”, “Homeland” e “How I Met Your Mother”.
Parallelamente alla carriera artistica, Boniadi è stata portavoce di Amnesty International e ha fatto parte del direttivo del Center for Human Rights in Iran, una ONG con sede negli Stati Uniti. Ha parlato in veste di attivista per i diritti delle donne iraniane alle Nazioni Unite, in Campidoglio negli USA e nei parlamenti tedesco e britannico.
La guerra con l’Iran
Il 28 febbraio 2026, quando è iniziata l’operazione israelo-americana contro l’Iran, Boniadi ha twittato: “Per 47 anni, il popolo iraniano ha bramato giustizia, libertà, pace e prosperità—e ha pagato con il sangue per esse. Se la vostra indignazione per le vite iraniane perse è iniziata solo oggi, ma siete rimasti in silenzio mentre il regime massacrava migliaia di propri cittadini nelle ultime settimane, le vite iraniane non sono improvvisamente diventate degne della vostra preoccupazione. Le loro vite sono sempre state importanti”.
Ha ribadito questi concetti anche in un post su Instagram dell’8 aprile, in cui ha scritto: “Non c’è cessate il fuoco in Iran. Per 47 anni, la Repubblica Islamica è stata in guerra con il suo stesso popolo. Ora sta intensificando le esecuzioni per sopravvivere”.
A dispetto di ciò, ha avuto anche delle riserve sul modo in cui è stata condotta la guerra. In un editoriale apparso il 12 marzo sulla rivista “Time”, ha ricordato il massacro di un centinaio di bambine in una scuola femminile in Iran colpita da un attacco aereo.
Tuttavia, nello stesso articolo ha anche ribattuto a coloro che hanno criticato quegli iraniani che hanno festeggiato la morte di Khamenei, affermando che “questi giudizi spesso vengono da un luogo distante – da persone che non hanno mai vissuto sotto una teocrazia che imprigiona, tortura e uccide nell’impunità. Per coloro che si trovano dentro l’Iran – o coloro che sono fuggiti dalla sua repressione – il calcolo morale della sopravvivenza appare molto diverso”.
L’ipocrisia degli artisti progressisti
Sempre a marzo, ospite del conduttore Jake Tapper sulla “CNN”, Boniadi ha criticato i suoi colleghi artisti: “Per le persone che tengono al diritto internazionale come me, ricevo molti messaggi da colleghi dell’intrattenimento che dicono: ‘Mi dispiace tanto in questo momento, per cosa sta succedendo al vostro popolo’. Grazie, ma dove eravate qualche settimana fa, quando decine di migliaia di iraniani venivano uccisi dal loro stesso regime?”.
Nella stessa intervista, ha anche aggiunto: “Nel 1979, i progressisti di tutto il mondo, compreso l’Iran, erano fin troppo disposti a sacrificare i diritti delle donne, i diritti LGBTQ+ e tutti gli altri diritti umani fondamentali sull’altare dell’antimperialismo. Faremo lo stesso in questo momento? Ci interessa davvero di più chi ha le mani sul grilletto, o ci interessano le vite umane, le vite dei civili?”.
Israele e Hamas
Prese di posizione coraggiose da parte di Boniadi risalgono a prima ancora della recente guerra. Il 14 ottobre 2023, una settimana dopo i massacri compiuti da Hamas, ha scritto in un tweet: “Condanno senza riserve le brutalità di Hamas contro il popolo d’Israele. Condanno anche loro e il loro principale finanziatore, il regime della Repubblica Islamica, per aver preso ostaggi ed essersi nascosti dietro il proprio popolo per raggiungere le loro agende politiche”.
“Parliamoci chiaro, non si preoccupano del popolo palestinese o iraniano né dei loro diritti. Sanno che le loro atrocità porteranno alla devastazione del loro stesso popolo. Per sconfiggere Hamas dobbiamo indebolire il suo complice, la Repubblica Islamica”.
Nello stesso tweet, ha anche detto: “Nell’esercitare il suo diritto all’autodifesa, Israele è vincolato dalle regole della guerra e deve distinguersi dall’organizzazione non statale designata come terroristica Hamas, senza usare una forza indiscriminata. Non deve fornire a Hamas altra propaganda da usare per la radicalizzazione. È proprio quello che vuole Hamas per alimentare le fiamme dell’estremismo. Spezzare il ciclo della violenza perpetua richiede un coraggio morale estremo. Il mio cuore si spezza per ogni vita innocente persa”.
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