Italia: politica, istituzioni e società
La mannaia elettorale sui governi in carica
Una rubrica che nasce dall'esigenza di pubblicare testi più brevi — sotto le 400 parole (più o meno) — pensati per essere letti in pochi minuti, senza sacrificare contenuto, analisi o ironia. “Meno di 400 parole” è una sfida editoriale prima ancora che stilistica: costringerci a


Una rubrica che nasce dall’esigenza di pubblicare testi più brevi — sotto le 400 parole (più o meno) — pensati per essere letti in pochi minuti, senza sacrificare contenuto, analisi o ironia. “Meno di 400 parole” è una sfida editoriale prima ancora che stilistica: costringerci a volte ad essere essenziali. Un formato rapido, ma non sbrigativo; accessibile, ma non semplificato. E aperto anche alle vostre lettere.
Dopo 46 anni di sistema proporzionale, nel 1994 si tennero in Italia le prime elezioni politiche con una legge elettorale parzialmente maggioritaria (Mattarellum). Il sistema politico divenne bipolare: due sole coalizioni, una contro l’altra.
Da allora ci sono state otto elezioni per il Parlamento. Nelle quattro volte in cui il Presidente del Consiglio in carica alle elezioni era un politico, ha sempre perso, sostituito poi dalla coalizione opposta.
Negli altri quattro casi il governo era guidato da un “tecnico”: Ciampi, Dini, Monti e Draghi. Il governo Ciampi era sostenuto dal centrosinistra e le elezioni le vinse il centrodestra. Dini aveva l’appoggio esterno del PDS e della Lega, ma era stato Ministro del Tesoro nel precedente governo Berlusconi e quindi identificato come di centrodestra: elezioni vinte dal centrosinistra.
Monti ottenne la fiducia al Senato con 281 favorevoli e 25 contrari, cioè tutti d’accordo, ma quando si votò il partito antisistema, l’M5S di Grillo, raggiunse il 26%.
Draghi aveva anch’egli un sostegno quasi unanime, tranne Fratelli d’Italia, che infatti stravinse le elezioni del 2022.
Insomma, tutte le elezioni politiche degli ultimi trent’anni sono state vinte dalla coalizione che era all’opposizione dell’ultimo governo in carica nella legislatura.

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Una perfetta “democrazia dell’alternanza”, quindi. Ma possibile che in trent’anni non ci sia stata una coalizione o un Presidente del Consiglio che meritasse la riconferma? O agli italiani piace troppo essere contro, dire “no”?
Un’ulteriore conferma: dal 2001 a oggi ci sono stati anche cinque referendum confermativi, in due dei quali i votanti hanno dato una sonora sberla al capo del governo (Renzi nel 2016 e Meloni nel 2026).
Questo nonostante la riforma costituzionale approvata dal centrosinistra nel 2016 contenesse parecchi elementi (riduzione dei parlamentari, fine del bicameralismo perfetto, ecc.) della riforma promossa dal centrodestra dieci anni prima, e la riforma della giustizia approvata dal centrodestra nel 2025 fosse stata proposta dal centrosinistra sin dalla Bicamerale di D’Alema nel 1997-98 e poi successivamente in molte altre occasioni.
Si possono fare analisi sofisticate dei flussi elettorali, studi sociologici e sondaggi settimanali, ma sembra proprio che gli italiani vadano sempre al seggio armati di coltello e con il killer instinct di Norman Bates, lo psicopatico hitchcockiano (forse l’unico modo in cui Giorgia Meloni si può salvare alle prossime elezioni è con l’introduzione dei metal detector ai seggi elettorali…).

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