Antisemitismo

La maschera è caduta: il finto umanitarismo propal svela il suo vero volto

C’erano una volta quelli che dicevano: “Noi non stiamo con Hamas, stiamo con il popolo palestinese.” Erano i tempi in cui la solidarietà aveva ancora bisogno di giustificazioni, di distinguo, di retorica umanitaria per non sembrare complicità con la barbarie. Ecco, la maschera è caduta. A

Filippo PipernoFilippo Piperno05/10/2025Aggiornato 08/09/20264 min lettura709 parole
Prima Pagina

C’erano una volta quelli che dicevano: “Noi non stiamo con Hamas, stiamo con il popolo palestinese.” Erano i tempi in cui la solidarietà aveva ancora bisogno di giustificazioni, di distinguo, di retorica umanitaria per non sembrare complicità con la barbarie.

Ecco, la maschera è caduta. A Roma ieri nell’ennesimo corteo da un milione di partecipanti abbiamo visto sfilare persone che inneggiavano apertamente al 7 ottobre come “giornata della resistenza palestinese”. Non il solito generico appoggio alla causa palestinese nella versione “dal fiume al mare”, non il grido di dolore per il “genocidio” di Gaza ma un elogio preciso e puntuale al giorno in cui miliziani di Hamas hanno massacrato civili israeliani, stuprato donne, bruciato famiglie vive nelle loro case. Quello è il giorno della resistenza palestinese.

Lo abbiamo scritto e ripetuto sino alla nausea che la mobilitazione per Gaza ha rimosso in modo fraudolento dalla scena l’attore palestinese protagonista: Hamas. Una rimozione funzionale a gettare fumo di propaganda negli occhi, una “dimenticanza” che ha trasformato la guerra di Gaza -scatenata da Hamas il 7 ottobre del 2023 – in un massacro di civili inermi.

Anzi siccome il massacro di civili non bastava, la propaganda di Hamas ha pensato bene di utilizzare l’immagine del “genocidio”. Una mossa abilissima che risolveva due problemi in un colpo solo: degradare lo status d’Israele da Nazione che si stava difendendo da un attacco mortale a Stato criminale e cancellare con un colpo di spugna il fastidioso fardello del senso di colpa per il vero genocidio, quello nazista ai danni di milioni di ebrei. In questa narrazione resta solo il mistero di come siano morti mille soldati israeliani a Gaza. Forse di caldo.

Ieri, in mezzo alla solita carovana umanitaria che per inciso non si è mai e dico mai mobilitata per l’invasione russa ai danni degli ucraini se non per disarmare gli ucraini e consegnarli alla Russia di Putin, ieri dicevamo qualcuno ha voluto spezzare l’incantesimo di questa potente mistificazione riportando Hamas al centro della scena.

I tifosi del massacro “resistenziale” del 7 ottobre, i supporter della cancellazione violenta dello Stato d’Israele contemplata dallo statuto di Hamas, si sono finalmente rivelati. Si è finalmente disvelata la vigliaccheria di chi usa la causa del popolo palestinese per criminalizzare, senza più freni inibitori, Israele, il sionismo e gli ebrei. Ieri qualcuno ha anche suggerito d’impiccarli i sionisti.

Il passo successivo, e anche questo lo abbiamo scritto e riscritto, è quello d’invitare a impiccare gli ebrei. Nel Regno Unito c’è già chi lo teorizza in modo chiaro ed esaustivo con riferimento all’attacco alla sinagoga di Manchester. Quella comunità raccoglieva fondi per Israele e dunque meritava di essere colpita. È il cortocircuito morale perfetto: l’antisemitismo travestito da solidarietà. È lo stesso schema mentale con cui per secoli si sono giustificati pogrom, persecuzioni, massacri. Prima si disumanizza — “non sono vittime innocenti, sono complici di un sistema genocida” — poi si normalizza la violenza contro di loro. Simple as that.

Questa radicalizzazione del movimento propal non è casuale ed è, essa stessa, la spia del disagio che provoca al tifo di Hamas, oltraggiosamente travestito da umanitarismo, lo spiraglio di negoziato aperto dall’evoluzione del piano di pace promosso dall’amministrazione Trump.

Se davvero il destino del popolo palestinese fosse la priorità, oggi ci sarebbero manifestazioni per spingere Hamas ad accettare un compromesso per garantire un futuro dignitoso agli abitanti di Gaza. Ottenendo anche di amplificare l’accoglienza tiepida che una parte della politica israeliana sta riservando alle mosse di Trump.

Invece no. Si celebra il 7 ottobre. Si glorifica l’odio. Si spaccia la barbarie per resistenza.

A questa gente che sfila per le città, a quelli che le città le devastano, della sofferenza dei palestinesi non importa nulla. Il loro obiettivo non è la pace e neppure la giustizia, il loro obiettivo non è quello di liberare Gaza da Hamas ma l’annientamento d’Israele, simulacro perfetto di tutto ciò che odiano di più.

p.s. Qualcuno dei politici che ha orgogliosamente sfilato con questa roba qui si è dissociato?


Se ti è piaciuto o se non ti è piaciuto questo articolo, scrivilo nei commenti.


Grazie per il vostro supporto!

Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con Causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.

Codice Iban: IT55A0306909606100000404908

Supporto editoriale

Sostieni questo progetto editoriale

Se ti è piaciuto o se non ti è piaciuto questo articolo, scrivilo nei commenti.

InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico oppure scegliendo una delle opzioni di donazione disponibili. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.

Grazie per il vostro supporto!

Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.

Codice IBAN: IT55A0306909606100000404908

PayPalOffrici un caffèDona con Satispay