Società, cultura, storia e idee

La memoria perduta dell’8 settembre

Ieri, mentre i media si concentravano sul voto in Sassonia-Anhalt, è passato quasi sotto silenzio l’anniversario dell’armistizio dell’8 settembre 1943. Una rimozione che pesa nel momento in cui tornano la politica della forza, i nazionalismi e le pulsioni autoritarie. Senza memoria e senza una politica capace

La memoria perduta dell’8 settembre
Stefano PipernoStefano Piperno09/09/2026Aggiornato 17/10/20262 min lettura337 parole

Ieri, 8 settembre, tutti i media erano concentrati sui risultati elettorali della Sassonia-Anhalt, certamente eclatanti, ma nessuno dei principali organi d’informazione si è preso la briga di ricordare l’armistizio dell’8 settembre 1943, firmato a Cassibile il 3 settembre e reso pubblico cinque giorni dopo.

Unica eccezione è stata quella di Francesco Merlo che, su Repubblica, ha dedicato la sua rubrica proprio all’8 settembre, interrogandosi sul significato che quella data ha assunto come metafora dell’identità nazionale.

Quell’armistizio senza condizioni, praticamente una resa totale, fu seguito dalla fuga del governo e del re, mentre la formula ambigua adottata da Badoglio, «la guerra continua», lasciava un esercito abbandonato a se stesso, senza ordini. Era la conclusione tragica dell’avventura nella quale il fascismo aveva trascinato l’Italia.

L’8 settembre dovrebbe essere ricordato come un monito contro la follia dei dittatori, per le macerie che lasciano dietro di loro quando cadono e per le conseguenze di lungo periodo dei regimi che hanno instaurato.

Viviamo un momento storico nel quale l’assenza di memoria sta producendo guasti che hanno già infranto gli equilibri postbellici. Assistiamo a una regressione dei rapporti internazionali verso la logica della forza e, all’interno degli stessi Stati occidentali, all’affermarsi di forme estreme di dissenso, di matrice reazionaria, nazionalista e xenofoba.

Anche le forze sane e gli anticorpi delle società democratiche vacillano di fronte a questa ondata. Troppo spesso liquidano come semplice ritorno del nazifascismo fenomeni nuovi e assai pericolosi, senza interrogarsi sulle loro cause, che invece sono reazioni ai problemi che proprio le forze che hanno governato per decenni non sono state capaci di risolvere, perché avviluppate in ideologie politiche e religiose nemiche del pragmatismo.

Nessuno può sottrarsi a queste responsabilità. Sicurezza, immigrazione, economia, alleanze, clima, energia: questi sono i temi sul tappeto. Praticamente tutto ciò che riguarda la presenza e il futuro del genere umano sul pianeta.

Se la politica non saprà trovare uomini capaci di affrontare questi problemi con una visione del futuro, rinunciando alla ricerca dell’effimero consenso quotidiano, sarà la guerra a decidere.

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