Israele

La solita tiritera di chi sta con Israele ma solo se si comporta “bene”

La discussione sulla legge israeliana sulla pena di morte riaccende un riflesso ricorrente: subordinare la legittimità dello Stato ebraico a criteri morali e democratici. Un’impostazione che, dietro un’apparente difesa, finisce per riprodurre una logica pericolosa. Vale la pena di occuparsi ancora di questa faccenda della legge

Iuri Maria Prado02/04/2026Aggiornato 08/09/20262 min lettura414 parole

La discussione sulla legge israeliana sulla pena di morte riaccende un riflesso ricorrente: subordinare la legittimità dello Stato ebraico a criteri morali e democratici. Un’impostazione che, dietro un’apparente difesa, finisce per riprodurre una logica pericolosa.


Vale la pena di occuparsi ancora di questa faccenda della legge sulla pena di morte in Israele, una legge che peraltro non introduce la pena di morte e semmai ne disciplina l’applicazione in certi casi.

Vale la pena di occuparsene non per ciò che la legge dice e dispone (perché ciascuno, su questo, può avere e manifestare il proprio giudizio, e ogni giudizio è legittimo): vale la pena di occuparsene perché l’approvazione di questa legge è stata l’occasione per l’ennesimo scrutinio morale, civile e politico della presentabilità israeliana.

Un’altra volta abbiamo dovuto ascoltare l’inascoltabile tiritera di quelli che intervengono criticamente nei confronti di Israele perché — signori miei — Israele è una democrazia, anzi Israele è “la democrazia che amiamo”, ed è per questo motivo che battiamo i tacchi dell’“attenti” democratico se Israele si comporta male, se Israele non è “morale”.

E un’altra volta abbiamo dovuto ascoltare il giudizioso discorso secondo cui le ragioni di difesa del popolo ebraico e dello Stato del popolo ebraico risiedono lì, nella democrazia di Israele, nell’assetto democratico di Israele, nella moralità di Israele. Perché gli ebrei e lo Stato degli ebrei non meritano protezione se qualcuno vuole distruggerli in quanto ebrei: meritano protezione se e fin tanto che si dimostrano morali, democratici.

Questi poveretti, che magari si pensano pure amici di Israele, non lo sanno: ma non c’è nulla di più genocidiario, nulla di più sterminazionista, nulla di più antisemita che sostenere che il diritto di esistenza degli ebrei e dello Stato degli ebrei dipende dal loro contegno democratico, dalla loro rettitudine morale.

Lo Stato degli ebrei che loro pensano di difendere è stato costruito esattamente contro quel pregiudizio, contro quella retorica, contro quella “concessione”.



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